lunedì 16 novembre 2015

I PROMESSI SPOSI - Alessandro Manzoni (Versione scolastica)

Alessandro Francesco Tommaso Antonio Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873)

Alessandro Manzoni fu sommo poeta e romanziere. Nato a Milano, educato dai Padri Somaschi a Merate e Lugano, e dai Barnabiti del Collegio Longone a Milano, visse fino al 1804 a Milano e Venezia: nel periodo 1805-10 fu a Parigi (assieme alla madre Giulia Manzoni, con Carlo Imbonati); frequentò I'ambiente degli studiosi, legandosi specialmente allo storico Fauriel, che ebbe notevole influenza sulle concezioni storiche del Manzoni, specie su quelle espresse nell'Adelchi. 
Fino al 1809 si dedicò a una produzione letteraria prevalentemente neoclassica: Trionfo della Libertà, poemetto in 4 canti, in terzine 11801); Adda, epistola in versi sciolti (1803), In morte di Carlo Imbonati (1806), Urania (1809). 
Nel 1808 si unì in matrimonio con la ginevrina Enrichetta Blondel, che, passata dal calvinismo al cattolicismo, influì, col prete Eustachio Degola, sulla conversione dello scrittore (1810). 
Dal 1810 alla morte visse quasi costantemente a Milano, dove, nel 1837, passò a seconde nozze con Teresa Borri Stampa; aderì al moto del Risorgimento, firmando nel 1848 I'indirizzo che chiedeva I'intervento di Carlo Alberto in Lombardia contro I'Austria. 
Fu eletto senatore (1861) e cittadino onorario di Roma (1870). 
Come letterato, il Manzoni è il caposcuola del romanticismo italiano (Lettre à Monsieur Chavet, 1820; Lettera sul Romanticismo, 1823; Discorso del romanzo storico, 1815; Dialogo dell'invenzione, 1850). 
Tra le sue opere poetiche si annoverano anzitutto gli Inni sacri (1512-22); poi il frammento di canzone Il proclama di Rimini (1815), I'ode Marzo 1821, pubblicata nel 1848, e il Cinque Maggio (1821). 
Opere drammatiche: Il conte di Carmagnola (1820) e l'Adelchi (1822). 
Tra le opere storiche, linguistiche, apologeti.che spiccano il Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia (1822), il Saggio comparativo fra la rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859; la Lettera a G. Carena sulla lingua italiana (1850); la relazione Dell'unità della lingua italiana e dei mezzi di diffonderla (1868); la lettera Intorno al libro De vulgari eloquio di Dante; le Osservazioni sulla morale cattolica (1819). 
Ma la grandezza del Manzoni si lega soprattutto al suo capolavoro narrativo, I promessi sposi (1823, 1827,1841), dove una trama semplicissima permette allo scrittore di presentarci un vasto quadro di vita secentesca italiane.
Il suo romanzo storico, il primo ed il migliore di una serie che ebbe fortuna in Italia, lo innalzò a massimo scrittore del secolo XIX e a creatore della prosa moderna, limpida, svelta in sostituzione del linguaggio accademico. Fedele alla verità, su personaggi e fatti storici (il cardinale Federico Borromeo, la dominazione spagnola in Italia, la carestia, la calata dei Lanzichenecchi, la sommossa di Milano, la peste) innestò figure di sua invenzione, trascurando però la nota romanzesca, caratteristica prima dei lavori di Walter Scott al quale si era ispirato.
Ma il Manzoni è grande, oltre che per la felice vivacità  di alcune figure che basterebbero da sole a fare grande uno scrittore (don Abbondio, Perpetua, Azzeccagarbugli), soprattutto per I'umanità della sua visione d'insieme. Egli, fu il primo a vedere nel romanzo storico la realtà dell'uomo e a sentirvi il dramma che è nella creatura umana. E in questo dramma scorse una consolazione e una salvezza: la provvidenza divina, che segue sempre le vicende dell'uomo e le illumina quando sembra che stiano per cadere nella notte.




I PROMESSI SPOSI

La sera del 7 novembre 1628, don Abbondio, curato di un paesino sul lago di Lecco (quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno...) torna tranquillamente a casa leggendo il breviario quando è fermato da due "bravi " di don Rodrigo che I'aspettano al bivio di una stradicciola per imporgli di non celebrare l'indomani il matrimonio fra Lucia Mondella e Renzo Tramaglino. II poveretto, sorpreso, confuso e terrorizzato, ritorna come può alla sua casetta dove, circuito dalla curiosità della governante, Perpetua, che tenta di carpirgli il segreto del suo turbamento, e teso alla ricerca di un pretesto per rimandar le nozze già da tempo stabilite, trascorre una notte inquieta.
Renzo, la mattina seguente, vestito a festa, gli si presenta per prendere gli ultimi accordi sull'ora della cerimonia. Il giovane, allontanato con pretesti dal parroco che nel timore di incorrere nell'ira di don Rodrigo non vuole unirlo in matrimonio con la promessa, si reca alla casa di questa, pronta ed abbigliata secondo il costume del luogo: qui Lucia gli rivela la capricciosa passione di don Rodrigo per lei. Agnese, la madre della fanciulla, consiglia Renzo di consultare il dottor Azzeccagarbugli che poi, quando sente pronunciare il nome del riverito e temuto don Rodrigo, congeda bruscamente il povero giovane restituendogli anche i capponi che I'esperta Agnese gli aveva consegnato per il dottore. I poveretti ricorrono all'aiuto di padre Cristoforo del convento di Pescarenico che coraggiosamente si reca da don Rodrigo a chiedergli ragione del suo atteggiamento: ma il drammatico e tempestoso colloquio non approda a nulla. Allora, una sera, per consiglio di Agnese, i giovani tentano di sposarsi clandestinamente davanti al riluttante don Abbondio: ma il tentativo fallisce per l'impacciata timidezza di Lucia cui il curato impedisce di pronunciare la formula, mettendo poi a soqquadro il paese urlando e strepitando: il sagrestano, senza sapere cos'è successo, suona le campane a martello che fanno fuggire anche i bravi mandati da don Rodrigo a rapire Lucia.
Agnese, Renzo e Lucia si rifugiano nel convento di Pescarenico dove frate Cristoforo li consiglia di partire per Monza: Gertrude, la "monaca di Monza " figlia del potente principe di Leyva ed entrata in convento per forza, prenderà Lucia sotto la sua protezione. Renzo, invece, salutate le donne, si dirige verso Milano: cena in un'osteria, beve un po' troppo e la mattina, al risveglio, trova vicino al suo letto un notaio con gli sbirri chiamati tempestivamente dall'oste che l'ha denunciato alla PoIizia. Renzo comincia a seguirli docilmente, ma per via, approfittando dell'eccitazione che regna in città, sfugge alle guardie e si reca a Bergamo dove è fraternamente accolto dal cugino Bortolo che gli offre anche lavoro nella sua filanda. Don Rodrigo ha capito quanto i poveretti stiano a cuore a frate Cristoforo, e sospetta il buon padre di aver contribuito a far fallire il rapimento di Lucia: per mezzo del cugino Attilio riesce a metterlo in cattiva luce presso il conte zio, personaggio influente alla corte di Madrid, che molto diplomaticamente convince il superiore dei Cappuccini a trasferire Cristoforo da Pescarenico a Rimini. Don Rodrigo, però, che ha fatto la puntigliosa scommessa col conte Attilio - Lucia dovrà essere nel suo palazzo per San Martino, I'11 novembre - ricorre ad un potente amico, l'Innominato, per rapire Lucia dal convento di Monza. Quando la monaca con un pretesto fa uscire di casa Lucia, i bravi dell'Innominato la mettono a forza nella carrozza e la portano al castello del loro signore dove è affidata ad una vecchia megera.
L'Innominato che ha voluto vedere Lucia ed è stato toccato dal suo aspetto desolato e da alcune parole rivoltegli dalla poverina - ella, nel frattempo, spaurita e tremante, fa voto di rinunciare a Renzo se sarà liberata - durante la notte insonne è assalito da tormentosi pensieri che fanno vacillare la sua antica baldanza e lo spingono il mattino seguente, mentre le campane suonano a distesa in onore del cardinale Federico Borromeo in visita pastorale, a scendere dal castello ed a chiedere un colloquio con lui per riceverne una parola buona. L'incontro fra i due personaggi, dignitoso e cordiale e vivido di fraterna comprensiva carità da parte del prelato che sa trovare le espressioni adatte per acquietare il tormento dell'Innominato, si conclude con la conversione del signore che promette di liberare subito Lucia. Proprio don Abbondio che conosce la tremenda fama di lui deve accompagnarlo al minaccioso castello per incontrare la sua parrocchiana. Don Rodrigo, deluso per il secondo fallito tentativo e timoroso dello scherno del paese, parte per Milano: Agnese e Lucia si ritrovano nella casa di donna Prassede, moglie di don Ferrante. 
Intanto la calata dei Lanzichenecchi, la carestia, la peste sconvolgono la Lombardia ed Agnese, Perpetua, don Abbondio, in fuga davanti alle schiere delle soldatesche che attraversano il territorio di Lecco, trovano rifugio e generosa accoglienza nel castello dell'Innominato che ha mutato vita ed ha preparato la sua sicura dimora per ospitare i profughi. Passato il pericolo, i tre ritornano al paese che trovano devastato e saccheggiato. La peste portata dalle milizie infuria a Milano dove miete numerose vittime: anche don Rodrigo è colpito dal male e muore al Lazzaretto assistito da padre Cristoforo che esorta Renzo, venuto a Milano a cercare Lucia, a perdonargli. Renzo è giunto al Lazzaretto sul carro dei monatti fortunatamente incontrato quando era inseguito dalla folla inferocita che, vistolo battere alla porta della casa di don Ferrante per avere notizie di Lucia, l'aveva scambiato per un "untore", un diffusore di peste: vi trova Lucia e padre Cristoforo che poco prima di morire di peste la scioglie dal voto formulato quand'era prigioniera dell'Innominato. 
Cessata la pestilenza che ha portato via anche Perpetua, i due promessi, finalmente sposati da don Abbondio, abbandonano il loro paesino per andare a vivere la loro nuova vita nel bergamasco.


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MARIA MONTESSORI - Pedagogia (Pedagogy)

Maria Tecla Artemisia Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870 – Noordwijk, 6 maggio 1952)
Fu un'educatrice, pedagogista, filosofa, medico e scienziata italiana,
internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome,
adottato in migliaia di scuole materne, primarie, secondarie e superiori in tutto il mondo;
fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia.

Gli italiani la conoscono come una signora dall'aria materna e rassicurante che ha campeggiato a lungo sui biglietti da mille lire, unica donna effigiata sulle nostre banconote, ma nella sua lunga vita è stata una donna trasgressiva e inquieta, tanto che, quando le veniva chiesto di che nazionalità fosse, rispondeva: "Vivo in cielo, il mio paese è una stella che gira attorno al sole e che si chiama terra". 
Nata nel 1870 a Chiaravalle (Ancona), figlia unica d'una famiglia colta - il padre era un alto funzionario delle Finanze - che si aspettava da lei un destino eccezionale, Maria vi corrispose frequentando una scuola tecnica (dov'era l'unica ragazza iscritta) e, superato l'esame di maturità con ottimi voti, iscrivendosi a medicina, che frequentò con profitto, affrontando con coraggio le situazioni più difficili: pare che entrasse nelle sale di anatomia per sezionare i cadaveri stringendo sotto il naso un fazzolettino profumato. La scelta d'una via "maschile" non s'accompagnava però a una cancellazione della femminilità: era bella ed elegantissima, come la rappresenta un ritratto del 1896 pubblicato su L'illustrazione popolare, che voleva mostrare ai lettori come la giovane dottoressa riuscisse a coniugare vanità femminile (dai capelli ondulati a un magnifico abito ricamato) e professione. 
I suoi successi scientifici, conseguiti in un'atmosfera culturale fortemente influenzata dal positivismo, le valsero riconoscimenti e borse di studio, e la portarono a partecipare a una ricerca sui bambini ritardati con un collega, Giuseppe Montesano, a cui fu legata sentimentalmente. 
Dalla relazione nacque, nel 1898, un figlio, Mario, che partorì di nascosto e affidò a una famiglia. Dopo la morte di sua madre, Maria poté prendere il figlio, ormai quattordicenne, a vivere con sé, dicendo che era un nipote. La rinuncia al figlio e la drammatica fine della sua storia d'amore - dal momento in cui seppe che Montesano avrebbe sposato un'altra donna prese a ve§tir§i solo di nero, in lutto eterno per quell'amore finito - segnarono senza dubbio un cambiamento fondamentale nella sua vita. 
Non solo la sua militanza femminista divenne sempre più aperta e intensa (nel 1899 fu inviata a rappresentare I'Italia nel congresso femminista di Londra) ma cambiò interessi di ricerca, passando dai bambini disturbati a quelli normali. Non potendo allevare suo figlio, divenne la maestra di tutti i bambini, inventando un nuovo metodo pedagogico che doveva renderla famosa in tutto il mondo e da lei prenderà il nome.


  
In questo periodo difficile s'avvicinò a una nuova dottrina che univa religione e scienza, la teosofia, sorta in ambienti anglosassoni ma che si stava diffondendo rapidamente nel mondo. 
Nel 1899 Maria diventò infatti membro della Theosophical Society, a cui rimase legata per tutta la vita, come dimostra il fatto che durante la seconda guerra mondiale, costretta a rimanere in India, fu accolta ad Adyar, vicino a Madras, nella sede principale della società. L'appartenenza a questa associazione internazionale, strettamente legata all'ambiente massonico, facilitò senza dubbio la diffusione del suo metodo pedagogico nel mondo. 
Se si analizzano le sue opere, si scopre che le teorie teosofiche l'hanno profondamente influenzata, anche se l'autrice tace questa influenza probabilmente perché, secondo il principio teosofico, l'esperienza personale attraverso cui nasce la conoscenza della verità deve rimanere segreta. Del resto la Montessori fu sempre restia a rivelare le fonti del suo pensiero, come l'influenza che ebbe su di lei il pensiero del pedagogista americano Séguin. 
Maria si convinse che i bambini erano ricchi d'un potenziale sconfinato e che I'adattamento alla società richiesto dalla famiglia non faceva che tarpare le loro possibilità di realizzazione. 
Mescolando le proprie idee con quelle di altri (Jean-Jacques Rousseau, Johann Heinrich Pestalozzi, Séguin, Friedrich Fröbel), diede forma alla teoria che il bambino si autoeduca manifestando liberamente e spontaneamente i propri interessi e tendenze.

La prima prova concreta delle sue idee educative fu realizzata nel 1907 a Roma, nella Casa dei bambini aperta nel popolare quartiere di San Lorenzo da un banchiere filantropo. Pochi mesi dopo ne venne fondata un'altra ancora a San Lorenzo, nel 1908 fu aperta una Casa dei bambini a Milano, affidata a una sua fida discepola, Maria Maccheroni, e seguita nel 1909 da una terza casa a Roma. 
Intorno a lei, che per tanti anni era vissuta nell'isolamento, si stava infatti formando un cenacolo tutto femminile di discepole soggiogate dal suo carisma, che lasciavano la famiglia per dedicarsi completamente a lei e alla sua causa. 
"Era come se, avendo sete, avessi trovato acqua pura", scrisse Anna Maccheroni dell'incontro con Maria, incontro che cambiò la sua vita, come successe a molte altre donne.


Immagine simbolica dell'Educazione Cosmica

Le Case dei bambini non erano scuole, ma progetti sociali in cui s'esprimevano gli ideali del cosiddetto "movimento umanitario", il cui fine era una riforma sociale e politica da ottenersi attraverso l'"elevazione morale" dell'umanità. Ma le case divennero anche un laboratorio del suo metodo: Maria passava ore a osservare i bambini e fu colpita dal rapporto fra il bambino e l'oggetto; cominciò così a usare oggetti didattici per stimolare i loro sensi con i colori, il materiale di cui erano fatti, le forme, e ne progettò la fabbricazione, sottoposta a successive modifiche, consapevole che ogni oggetto poteva condurre l'intelligenza infantile a svilupparsi per mezzo dell'affinamento dei sensi. 
Nelle sue case le maestre si proponevano di destare il grande potenziale che c'è nel bambino, distanti e nello stesso tempo vicine, dirigendo cioè le attività del bambino senza determinarle. Maria alternava momenti di grande senso pratico - come quando decise di brevettare gli oggetti didattici, obbligatori in tutte le scuole che s'ispiravano al suo metodo, realizzando così un ottimo affare - a momenti d'idealizzazione del suo ruolo: così, intervistata dai giornalisti sulla sua pedagogia, disse che il suo non era tanto un metodo educativo quanto una specie di rivelazione. 
Nel 1909 pubblicò il suo Metodo, che conoscerà un successo travolgente e sarà pubblicato in molte lingue, fra cui il cinese e il giapponese. Il successo crescente sul piano internazionale la portò in Spagna, Francia e Stati Uniti, dove sperimentò il suo modello educativo con bambini di razze diverse, ricavandone la certezza che era veramente universale.

S'impegnò a diffondere il metodo in Italia solo per un breve periodo, subito dopo l'affermazione del fascismo - spinta da una simpatia personale per Mussolini, che si dichiarava suo grande ammiratore - ma dopo pochi anni e molti conflitti tornò all'estero, vivendo fuori Italia fino alla morte, avvenuta in Olanda (paese in cui aveva stabilito la sua dimora stabile) nel 1952.
Nel 1947, comunque, la nuova repubblica italiana I'aveva richiamata in patria e le aveva offerto l'opportunità di fondare un'opera a suo nome e istituire vari corsi secondo il suo metodo nelle scuole pubbliche.
Ebbe lauree honoris causa da molte università, la Legion d'onore dal governo francese, l'ordine di Orange-Nassau dalla regina d'Olanda, il premio mondiale Pestalozzi e, a New York, un premio dell'Esposizione internazionale femminile per il suo impegno internazionale. Per il suo impegno pacifista, Maria venne candidata tre volte al premio Nobel. 
Il suo testamento affidava al figlio, finalmente riconosciuto pubblicamente, il compito di continuare la sua opera. Nel corso degli anni Mario era infatti divenuto il suo protettore, colui che risolveva tutti i problemi pratici e creava le condizioni necessarie per la sua vita "eroica" di educatrice.




Opere di Maria Montessori

1896-1909

Sul significato dei cristalli del Leyden nell'asma bronchiale, in Bollettino della Società Lancisana degli Ospedali di Roma, anno XVI, fascicolo I, 1896.

Ricerche batteriologiche sul liquido cefalo rachidiano dei dementi paralitici, in Rivista quindicinale di Psicologia, Psichiatria, Neuropatologia, fascicolo 15, 1º dicembre 1897, pp. 1–13.

Sulle cosiddette allucinazioni antagonistiche, in Policlinico, anno IV, volume IV, fascicolo 2, febbraio 1897, pp. 68–71 e fascicolo 3, marzo 1897, pp. 113–124.

Intervento al Congresso di Torino, in ‘'Atti del Primo Congresso Pedagogico Nazionale Italiano, Torino 8-15 settembre 1898, a cura di G. C. Molineri e G. C Alesio, Stabilimento Tipografico diretto da F. Cadorna, Torino 1899, pp. 122-123.

Miserie sociali e nuovi ritrovati della scienza, in ‘‘Il Risveglio Educativo'‘, anno XV, n. 17, 10 dicembre 1898, pp. 130–132 e n. 18, 17 dicembre 1898, pp. 147–148.

La questione femminile e il Congresso di Londra, in ‘‘L'Italia Femminile'‘, anno I, n. 38, 1º ottobre 1899, pp. 298–299 e n. 39, 8 ottobre 1899, pp. 306–307.

Riassunto delle lezioni di didattica, Roma, Laboratorio Litografico Romano, 1900

Norme per una classificazione dei deficienti in rapporto ai metodi speciali di educazione, in Atti del Comitato Ordinatore del II Congresso Pedagogico Italiano 1899-1901, Napoli, Trani, 1902, pp. 144–167.

L'Antropologia pedagogica, Antonio Vallardi, Milano 1903.

La teoria lombrosiana e l'educazione morale, in ‘‘Rivista d'Italia'‘, anno VI, volume II, 1903, pp. 326–331.

Sui caratteri antropometrici in relazione alle gerarchie intellettuali dei fanciulli nelle scuole, in ‘‘Archivio per l'Antropologia e l'Etnologia'‘, volume XXXIV, fascicolo 2, 1904, pp. 243–300.

Influenze delle condizioni di famiglia sul livello intellettuale degli scolari, in ‘‘Rivista di filosofia e scienze affini'‘, anno VI, volume II, n. 3-4, settembre-ottobre 1904, pp. 234–284.

Caratteri fisici delle giovani donne del Lazio in ‘‘Atti della Società Romana di Antropologia'‘, Società Romana di Antropologia, Roma 1905, volume XII, fascicolo I, pp. 3–83.

L'importanza dell'etnologia regionale nell'antropologia pedagogica, in ‘‘Ricerche di Psichiatria e Nevrologia, Antropologia e Filosofia'‘, Vallardi, Milano 1907, pp. 603–619.

La Casa dei Bambini dell'Istituto Romano dei Beni Stabili (conferenza tenuta il 7 aprile 1907), Bodoni, Roma 1907.

La morale sessuale nell'educazione, in ‘'Atti del I Congresso Nazionale delle donne italiane, Roma 24-30 aprile 1908, Stabilimento Tipografico della Società Editrice Laziale, Roma 1912, pp. 272-281.

Come si insegna a leggere e a scrivere nelle ‘‘Case dei Bambini'‘ di Roma, in ‘‘I Diritti della Scuola'‘, anno IX, n. 34, 31 maggio 1908.

Corso di Pedagogia Scientifica, Città di Castello, Società Tipografica Editrice, 1909.

Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini, Città di Castello, Casa Editrice S. Lapi, 1909.


1910-1952

Antropologia Pedagogica, Milano, Vallardi, senza data (circa 1910).

Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini, II edizione ampliata, Loescher & C., Roma 1913.

L'autoeducazione nelle scuole elementari, E. Loescher & C. - P. Maglione e Strini, Roma 1916.

Manuale di pedagogia scientifica, Alberto Morano Editore, Napoli 1921 (I edizione inglese intitolata Dr. Montessori's Own Handbook, 1914)

I bambini viventi nella Chiesa, Alberto Morano Editore, Napoli 1922.

Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini, III edizione ampliata, Maglione & Strini, Roma 1926.

La vita in Cristo, Stabilimento Tipolitografico V. Ferri, Roma 1931.

Psico Geométria, Araluce, Barcellona 1934.

Psico Aritmética, Barcellona, Araluce, 1934 (I edizione italiana con il titolo Psicoaritmetica, Garzanti 1971).

Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini, III edizione ampliata, Maglione & Strini, poi Loescher, Roma 1935.

Il bambino in famiglia, Todi, Tipografia Tuderte, 1936 (I edizione tedesca con il titolo ‘'Das Kind in der Familie, 1923).

Il segreto dell'infanzia, Bellinzona, Istituto Editoriale Ticinese S. Anno, 1938 (I edizione originale francese con il titolo ‘'L'Enfant, 1936).

Dall'infanzia all'adolescenza, Garzanti, Milano 1949 (I edizione francese con il titolo ‘'De l'enfant à l'adolescent, 1948).

Educazione e pace, Garzanti, Milano 1949.

Formazione dell'uomo, Garzanti, Milano 1949.

La Santa Messa spiegata ai bambini, Garzanti, Milano 1949 (I edizione inglese con il titolo ‘'Mass Explained to Children, 1932).

La scoperta del bambino, Garzanti, Milano 1950 (I edizione inglese con il titolo ‘'The discovery of child, 1948).

La mente del bambino. Mente assorbente, Garzanti, Milano 1952 (I edizione originale inglese con il titolo ‘'The absorbent mind, 1949).

Educazione per un mondo nuovo, Garzanti, Milano 1970 (I edizione inglese con il titolo ‘'Education for a new world, 1947).

Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti, 1970 (I edizione inglese con il titolo ‘'To educate the human potential, 1947).


Scuole Montessori in Italia e nel mondo

Nel mondo ci sono 22.000 scuole Montessori di ogni grado, nidi, materne, elementari, medie e superiori:

Italia
137 scuole Montessori (una ogni 440.000 abitanti), di cui 68% materne, 19% elementari, 13% nidi, pochissime medie. Le scuole Montessori non sono presenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Sardegna, Toscana, Valle d'Aosta. Le regioni più servite sono l’Umbria e le Marche che, sole in Italia, hanno un rapporto tra scuole Montessori ed abitanti al di sotto di una ogni 100.000 abitanti; certo il fatto che Maria Montessori fosse nativa di Chiaravalle ha giocato un ruolo in queste regioni. In Italia la presenza di scuole medie e superiori montessoriane è limitata e scuole medie che seguono il metodo Montessori esistono solo a Milano, Perugia, Roma, Como, Castelfidardo (Ancona), Castellanza (Varese) e Bolzano, e solo a Roma e Perugia esistono anche scuole superiori montessoriane.

Altri paesi europei
Germania: 1.140 scuole Montessori, di cui 249 elementari e 60 secondarie.
Regno Unito: 800 scuole Montessori.
Irlanda: 375 scuole Montessori.
Paesi Bassi: 220 scuole Montessori, di cui 163 elementari e 22 secondarie.
Svezia: 163 scuole Montessori.
Francia: 52 scuole Montessori.
Svizzera: 19 scuole Montessori, di cui tre medie.
Ucraina: 5 scuole Montessori.
Romania: 21 scuole Montessori, di cui 13 asili nido, 5 centri educazionali, 3 scuole.

Altri continenti
Stati Uniti: circa 4.500 scuole Montessori.
India: circa 200 scuole Montessori.
Canada: 63 scuole Montessori.
Giappone: 150 scuole Montessori
Nuova Zelanda: 65 scuole Montessori
Ci sono inoltre scuole Montessori in Australia, Messico, Ecuador, Brasile, Cile, Costa Rica, Argentina, Sudafrica, Tanzania, Isole Figi, Brunei, Cina, Egitto, Malesia, Nigeria, Pakistan, Filippine, Vietnam.

Centro ideale di questa diffusione mondiale è la città in cui nacque Maria Montessori, Chiaravalle: qui è ancora visibile la casa natale nella quale sono allestiti un museo e una biblioteca montessoriani. Nella casa ha sede anche un centro studi che organizza convegni dedicati all'opera e al pensiero dell'educatrice e ai quali partecipano studiosi provenienti dai vari Paesi in cui l'istruzione montessoriana è diffusa.


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