venerdì 28 novembre 2014

IL CLASSICISMO (THE CLASSICISM)

Sepolcro neoclassico di papa Clemente XIV a Roma

IL CLASSICISMO: uno stile antico per argomenti moderni

Il classicismo, nel suo significato più autentico, espresse un'esigenza culturale e spirituale profonda: quella di recuperare i valori di equilibrio morale e compostezza propri della civiltà classica, riaffermando un ideale di uomo in serena armonia con il mondo, al tempo stesso fiducioso nella propria realizzazione e consapevole della propria limitatezza. 
Un uomo che ancora non ha conosciuto la scissione operata dal cristianesimo fra anima e corpo e che quindi non vive la continua ansia di superamento dei limiti terreni. L'arte e la letteratura greche e latine sono un'affascinante testimonianza di questi valori.
A partire dal Quattrocento, in Italia, nuove esigenze storico-culturali spinsero a rivalutare le qualità terrene e naturali dell'uomo contro la tendenza a mortificarle propria del Medioevo.

Letterati e studiosi rilessero allora in modo approfondito le opere degli autori greci e latini per trovarvi il modello di un'umanità ricca e compiuta e il regno della bellezza e dell'equilibrio, che volevano far rivivere come ideale di vita, prima che come obiettivo culturale. L'imitazione di quel modello perfetto, cioè di quelle tematiche e di quelle forme espressive, diventò il canone fondamentale dell'arte.
Ma imitare non significava copiare piattamente uno stile (quello di Cicerone per la prosa, di Virgilio per la poesia epica e di Orazio per la lirica). Era invece compito del poeta trasferirne le caratteristiche in una creazione originale, che del modello cogliesse lo spirito e il messaggio di civiltà.

Il classicismo ebbe il suo momento di maggior affermazione durante il Cinquecento e rappresentò la caratteristica essenziale dell'arte del Rinascimento. In questo periodo si definì ancora più esattamente come tendenza a creare modelli ideali di eleganza ed armonia da contrapporre alla corruzione della società contemporanea. Questa aspirazione, però, soprattutto in letteratura, cominciò a perdere ciò che di vitale aveva avuto nel secolo precedente, per fissarsi in regolo stilistiche che lo scrittore doveva scupolosamente seguire se voleva raggiungere la perfezione delle opere del passato (tra le quali vennero ora incluse anche quelle di Petrarca e Boccaccio).

Il culto dei classici divenne così sempre più schematica obbedienza a regole di eleganza formale fine a se stessa. Vennero classificati e nettamente distinti tra loro i generi letterari (lirico, poema epico, poema eroico, poema romanzesco, tragedia, commedia e così via) e per ciascuno vennero codificate le regole di linguaggio e di struttura che dovevano essere rispettate per dare all'opera organicità ed armonia. 
Particolarmente rigide furono le regole stabilite per la tragedia che, in base ai canoni indicati dal filosofo greco Aristotele, doveva sempre rispettare le tre unità fondamentali: l'unità di luogo (l'azione doveva svolgersi tutta nel medesimo luogo), I'unità di tempo (doveva svolgersi tutta in una sola giornata), l'unità di azione (il suo argomento doveva consistere in una sola trama di fatti, senza episodi paralleli). 
Furono così fissate le regole generali del buon gusto e limitata la libertà creatrice dell'artista.

L'arte non veniva considerata un fatto irrazionale, dettato dall'ispirazione mutevole, ma un prodotto della ragione ordinatrice.

Il suo oggetto doveva essere il verosimile o "vero poetico" e il suo fine quello di insegnare verità universali, attraverso le sensazioni piacevoli suscitate dalla bellezza del linguaggio e delle immagini.

Messi in discussione nel Seicento, dalla poetica del barocco, i canoni del classicismo si imposero di nuovo nel Settecento e incarnarono ancora una volta un'esigenza di rinnovamento spirituale: quella di tornare alla semplicità naturale vissuta dall'uomo alle origini della sua storia. Il mondo antico fu considerato espressione di una civiltà superiore in cui I'uomo era libero e pienamente padrone delle sue facoltà. 
Le aspirazioni di tipo estetico si collegavano così con I'utopia politica settecentesca.


Sepolcro di Vittorio Alfieri in Santa Croce, di cui parla anche il Foscolo

Il movimento culturale che nella seconda metà del secolo espresse questi ideali prese il nome di Neoclassicismo. Nato nell'ambito delle arti figurative, esso esaltò come modelli di perfezione le opere dell'arte greca e romana che in quegli anni venivano alla luce, grazie all'impulso dato agli scavi archeologici. Gli artisti neoclassici teorizzarono un'arte fatta di forme nitide ed eleganti, in cui fosse tenuta a freno l'espressione immediata dei sentimenti.

Questi stessi ideali influenzarono i poeti che rappresentarono un mondo idealizzato, attraverso I'uso di immagini prese dalla cultura ellenica e dal patrimonio della mitologia. 
Fra i maggiori poeti neoclassici italiani ricordo Vincenzo Monti, Giuseppe Parini, Vittorio Alfieri ed Ugo Foscolo, anche se in questi ultimi, al di sotto della controllata forma classica, già emerge una passionale sensibilità preromantica.

I valori del classicismo furono violentemente messi in discussione all'inizio dell'Ottocento dagli scrittori romantici, sostenitori di una poesia che esprimesse la sensibilità moderna e rappresentasse la realtà e non un mondo mitico ed astratto. Ne nacque I'accesa polemica fra classicisti e romantici, scatenata nel 1816 dalla pubblicazione in Italia di un articolo della scrittrice francese Madame de Staël, in cui si sosteneva l'arretratezza della cultura italiana.
più importanti scrittori del tempo vi parteciparono con opuscoli od articoli pubblicati sulle riviste letterarie.

Ai romantici i canoni della poesia classica e il culto della tradizione apparivano solo ostacoli alla libera creatività del poeta; ed effettivamente il classicismo ottocentesco aveva perso ormai nella maggioranza dei suoi sostenitori ogni carica vitale e si era arroccato in una sterile difesa del passato. 
Anche Giacomo Leopardi, che pure nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica difese appassionatamente il primato del mondo antico su quello moderno, utilizzò in realtà argomenti di tipo romantico, affermando la superiorità dell'immediatezza e della spontaneità rispetto all'arida ragione.

DISEGNI DI LEONARDO - Gallerie dell'Accademia - Venezia (Drawings by Leonardo)

Sant'Anna, la Vergine e il Bambino 

Oltre all'Uomo Vitruviano, all'Accademia di Venezia possiamo ammirare questo disegno, che mostra uno studio relativo alla disposizione delle figure nel gruppo della Sant'Anna, la Vergine e il Bambino che in questo caso gioca con l'agnello; si differenzia dalle soluzioni che Leonardo predilige nel cartone di Londra o nel dipinto di Parigi. 
La Vergine, infatti, è posta di spalle sulle ginocchia della sant'Anna, che è fissata in due fasi diverse di un unico movimento.


Studio di proporzioni, 1490 circa, e Studi di cavalieri per la Battaglia di Anghiariaggiunti intorno al 1503-1504

Gli Studi di cavalieri sono schizzati liberamente da Leonardo a sanguigna su di un foglio dove precedentemente aveva disegnato un profilo di uomo con uno schema di proporzioni: i cavalieri si riferiscono a idee preliminari per la Battaglia di Anghiari, e in quello sulla destra pare che confluisca il profilo dello studio proporzionale effettuato quasi quindici anni prima.



 Studi preliminari per la  Battaglia di Anghiari (1503-1504)

Studi preliminari per la  Battaglia di Anghiari (1503-1504)

Ancora relativi alla definizione compositiva della Battaglia di Anghiari sono gli schizzi che Leonardo traccia con grande rapidità descrivendo una serie di Mischie di cavalieri: le piccole figure vi appaiono come stenografate, accennare con pochi tratti di penna che realizzano la traduzione immediata delle idee in immagini.



Tre figure femminili danzanti 

Le Tre figure femminili danzanti racchiudono uno straordinario senso del movimento ed esprimono con il ritmo dei gesti, con i capelli mossi e con le vesti increspate, il fluire dei corpi nella danza e nel vento. Queste figure mostrano il riferimento allo stile concitato di alcuni esempi di scultura antica, insieme all'intenzione con cui Leonardo nei tardi disegni dei Diluvi rende visibile l'impeto delle forze della natura.

Studio per una Natività sovrastata dalle figure di angeli in volo (1480 circa)

L'intento di rendere attraverso il disegno l'impressione del movimento permea l'intera opera grafica di Leonardo ed è già riconoscibile nel progetto giovanile di una scena della Natività sovrastata dalle figure di angeli in volo che rivelano un sorprendente dinamismo.



Studio per un Cristo portacroce (1493-1494)


Studio di testa virile di profilo con ghigno beffardo
come in un
Cristo portacroce (1493-1494)

Macchine da guerra (1485 circa) 

Studi di armi: punte di lancia per combattimento tra pedoni e cavalieri (1485) 


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mercoledì 26 novembre 2014

DISEGNI DI LEONARDO - Galleria degli Uffizi a Firenze (Drawings by Leonardo)

Studio di testa di fanciulla

DISEGNI DI LEONARDO 

Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe a Firenze

Agli Uffizi di Firenze si trova il più antico disegno conosciuto di Leonardo che risale a quando aveva ventun anni: è una veduta a volo d'uccello che si apre su una vasta pianura delimitata a sinistra da una cittadella fortificata e a destra da un dosso da cui sgorga una cascata. L'acqua si raccoglie in basso e il paesaggio solcato ed eroso dai corsi d'acqua sembra già lasciar intuire quei processi di lenta trasformazione del territorio che saranno il tema delle ultime riflessioni di Leonardo sulla natura. 
Il veloce tratteggio, orizzontale o curvo, con cui sono accennati gli alberi restituisce la percezione atmosferica delle chiome che sembrano vibrare nell'aria e nella luce. Il disegno potrebbe anche essere stato eseguito da Leonardo direttamente sul posto, all'aperto (en plein air) visto che è eseguito a penna senza traccia sottostante, in un giorno d'estate di cui lui stesso ha registrato la data nell'iscrizione in alto a sinistra: "dì di Santa Maria della neve / addì 5 d'aghosto 1473".
Il punto di osservazione corrisponderebbe alle pendici del Monte Albano nei pressi della natia Vinci.



Studio dal vero per la "Madonna del gatto"

La Testa di fanciulla, vista quasi di profilo, in una posa reclinata, con gli occhi socchiusi e i capelli ondulati che cadono a incorniciare il viso, ricorda la Vergine nella piccola tavoletta dell'Annunciazione al Louvre; mentre il motivo dei Busti di vecchio e di adolescente affrontati si trova già in un foglio di appunti giovanili con Due schizzi di teste di profilo in cui sono messe a confronto le tipologie di un vecchio, dall'espressione aggrottata, e di un giovane visto in scorcio.
Sullo stesso foglio il meccanismo illustrato è un congegno di arresto applicato a una ruota.



Studio di panneggio per figura eretta

Gli Studi di panneggio sono eseguiti secondo una pratica diffusa nelle botteghe fiorentine che consisteva nell'allestire "modelli di figure di terra" su cui venivano sistemati "cenci molli interrati", cioè panni bagnati impregnati di acqua e terra per una migliore modellazione delle pieghe; questi modelli venivano quindi riprodotti a pennello su supporti di tela di lino. 
Il Vasari precisa che Leonardo "con pazienza si metteva a ritrargli sopra a certe tele sottilissime" e afferma che "lavorava di nero e bianco con la punta del pennello, che era cosa miracolosa". 



Studio di panneggio per figura inginocchiata

Gli esempi oggi conosciuti di queste esercitazioni estremamente accurate nella rappresentazione del dato reale (quasi riproduzioni fotografiche), sono distribuiti tra gli Uffizi, il Louvre, il British Museum e altri musei. 
La luce incidente investe dall'alto le pieghe che emergono dal fondo uniforme e la resa monocroma dà maggiore rilievo all'alternarsi di zone chiare e scure. Gli studi della figura inginocchiata e di quella seduta risultano in relazione con i personaggi della Vergine e dell'Angelo dell'Annunciazione agli Uffizi.



Studio di panneggio per figura seduta

Nello Studio per lo sfondo dell"Adorazione dei Magi" i gradini in primo piano, sottolineati con rialzi di biacca, introducono a uno spazio definito da una rigorosa griglia prospettica; questa determina la costruzione architettonica con pilastri, archi e scalinate in cima alle quali si addensano le figure. Il centro, sotto la copertura a spioventi, è occupato dai cavalieri. 
Nel dipinto rimasto incompiuto, che si trova agli Uffizi, Leonardo adotta una soluzione per la resa dello spazio che supera i limiti della prospettiva lineare.



Paesaggio con la veduta dell'Arno

Studio per lo sfondo dell'Adorazione dei Magi

Due schizzi di teste di profilo e particolari di meccanismi:
al centro, un congegno d'arresto applicato a una ruota

Studi di macchine: congegno per tendere un arco e cinghia che trasporta recipienti

Studi di figure, appunti, congegni meccanici 


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martedì 25 novembre 2014

MAOMETTO . Mohammed . Mahoma . מוחמד . محمد . Мухаммед . Maomé . モハメッド . 穆罕默德 . Muhammad

Nascita del Profeta (Miniatura persiana)
 UN UOMO DELLA MECCA

LA NASCITA

La tradizione ammanta di mistero e di meravigliosi prodigi la nascita del Profeta di Allah: si racconta che l'apparizione di una stella nel cielo I'annunciò agli ebrei dell'oasi di Yathrib, la futura Medina, e che i magi della Persia, seguaci di Zarathushtra, videro spegnersi il fuoco sacro che bruciava nel loro tempio da più di mille anni...

Nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù annuncia la venuta di un parakletos, termine greco che significa intercessore, difensore, e nelle intenzioni dell'Evangelista indica lo Spirito Santo. Ma i musulmani leggono periklitos, ovvero "il più lodato", che in arabo si dice Muhammad. Il Corano afferma perciò che la nascita di Maometto (a fronte in una miniatura persiana) sia stata annunciata dai profeti che lo hanno preceduto.

Si racconta inoltre che la notte della nascita di Maometto il cielo fosse illuminato da una luce
così intensa che sua madre, Amina, poteva vedere suq di Damasco come in pieno giorno. In realtà, nessuno, neppure suo nonno, conosce la data esatta della nascita di Maometto. Si sa soltanto che nasce nell'anno dell'Elefante, chiamato così perché il viceré abissino dello Yemen marcia verso la Mecca con una grande armata in cui c'è anche un elefante. Gli studiosi ritengono che si tratti del 570 o 571.


Quando nasce, Maometto è già orfano di padre. Il nonno paterno lo accoglie e lo affida a una nutrice del deserto


Notte della nascita del Profeta: gli angeli attorniano la Kaaba
e la contrassegnano con tre vessilli (Miniatura persiana)

Abd Allah non ha la gioia di veder nascere suo figlio. Muore qualche settimana prima, durante un viaggio d'affari a Yathrib, trecentocinquanta chilometri a nord ovest della Mecca. Lascia ben poco in eredità alla vedova: una schiava, cinque cammelli e alcune pecore. Amina chiede aiuto al suocero, Abd al-Muttalib, capo del potente clan degli Hashim.
Maometto non vivrà a lungo con la madre, nella casa del nonno vicina alla Kaaba. 
Secondo l'usanza, la testolina del neonato viene rasata e i capelli posti sul piatto di una bilancia: il loro peso in oro sarà distribuito ai poveri.
Certo, i capelli di un neonato non pesano molto, ma così vuole la tradizione.  Di solito, i figli dei notabili della Mecca sono affidati a una nutrice presso qualche tribù di nomadi nel deserto. Nel deserto, l'aria è più salutare e i bambini crescono sani e forti, ma le ragioni profonde di questo allontanamento sono di carattere sociale: il bimbo diventa in questo modo fratello di latte di un altro bambino della tribù, e secondo il codice beduino i  fratelli di latte sono come i fratelli di sangue. 
Ancora oggi, le donne beduine più povere vanno alla Mecca in cerca dei figli dei cittadini più ricchi da tenere a balia. Così migliorano le loro condizioni di vita e, soprattutto, stringono legami con i figli di latte, che da grandi saranno uomini importanti.

La nutrice di Maometto è una certa Halima, del clan dei Saad, che porta con sé il piccolo nella regione montuosa vicino a Taif, dove, quando sarà cresciuto, porterà le pecore al pascolo in compagnia del fratello di latte.


La sorte si accanisce contro il piccolo Maometto:  nell'arco di due anni scompaiono le persone cui è più teneramente attaccato


Halima allatta Maometto (Miniatura persiana)

Quando torna dal deserto, Maometto ha sei anni. Con la madre si trasferisce allora a Yathrib. 
È una piccola carovana quella che marcia verso l'oasi: cinque cammelli, una schiava di nome Umm Ayman, il bambino e la madre. A Yathrib, per un bambino che arriva dalla Mecca, ci sono tante cose da scoprire. Il cibo è molto più abbondante, e poi ci sono alberi, piante, persino un laghetto in cui fare il bagno. Ma la gioia di Maometto sarà breve.
Poco tempo dopo l'arrivo nell'oasi, la madre muore. Ora Maometto è solo. Umm Ayman lo riporta alla Mecca, nella casa del nonno.
Abd al-Muttalib è ormai un venerabile vegliardo di quasi ottant'anni. Ben presto il piccolo Maometto si affeziona profondamente al vecchio nonno. Due anni dopo, la morte spezza anche questo legame. A otto anni, Maometto non ha più parenti in linea diretta, e tocca ai membri collaterali del clan occuparsi di lui. Lo accoglie uno zio paterno, Abd Manaf, che dopo la morte di Abd al-Muttalib ha preso il comando del clan.
Il tutore di Maometto è più conosciuto col nome di Abu Talib: gli arabi amano talmente i figli che spesso un uomo porta il nome del figlio maschio, preceduto da Abu, che significa "padre di". Lo zio di Maometto è un commerciante abile e onesto, la sua famiglia è molto numerosa, non è povero ma non può neppure dirsi benestante.


A Bosra, in Siria, un monaco cristiano di nome Bahira è il primo a riconoscere in Maometto il futuro Profeta, "l'inviato di Dio"


Abd al-Muttalib e Abu Talib arrivano alla scuola di Maometto
in seguito alle sue lamentele verso l'insegnante (Miniatura persiana)

Abu Talib porta spesso con sé il nipote, nei lunghi viaggi delle carovane attraverso il deserto. Un giorno, giungono a Bosra, famosa città cristiana, con una bella cattedrale. Nel 543, l'imperatrice Teodora, moglie di Giustiniano, vi ha insediato un vescovo. La carovana si ferma vicino a un eremo, in cui vive un monaco di nome Bahira. La carovana ha sostato altre volte in quel luogo, ma il monaco non è mai uscito dalla sua cella. Questa volta, però, la presenza di Maometto spinge l'anacoreta a parlare con i carovanieri. Li invita persino a dividere il suo pasto. In sogno ha visto avvicinarsi una carovana di cammelli, e uno dei cammellieri aveva un'aureola e una nube che fluttuava sul suo capo. Guardando Maometto, Bahira riconosce in lui il cammelliere della sua visione: 
"Tu sei l'inviato di Dio, il Profeta annunciato dal libro sacro, la Bibbia".
Al momento di separarsi, il monaco raccomanda ad Abu Talib di avere molta cura del bambino:
"Torna con lui nel tuo paese e guardati dagli ebrei, perché, se vedono in lui quello che io ho
riconosciuto, tenteranno di fargli del male".
Il monaco ha visto giusto, salvo il fatto che non è dagli ebrei che Maometto dovrà difendersi,
ma dal suo stesso popolo. Per il momento, è soltanto un adolescente che gioca volentieri con il cugino Alì, uno dei figli di Abu Talib. Uno dei loro passatempi preferiti è di accompagnare le carovane alla fiera di Okaz. 


Alla fiera di Okaz, Maometto scopre che nel deserto la parola vale più dell'oro


Maometto adolescente riceve il saluto del monaco Bahira, a Bosra (Miniatura persiana)

Il suq di Okaz, a pochi chilometri dalla Mecca, è il mercato più famoso d'Arabia. In nessun'altra parte del mondo, si trovano così tante merci. Non è raro che un re dello Yemen vi invii una spada o un cavallo di razza, perché li acquisti "l'arabo più nobile". Allora si costruisce un palco, dove affluiscono i compratori. Ognuno espone in versi il motivo per cui si ritiene il più nobile: è chiaro che la tribù che ha il poeta migliore ha più possibilità di vincere. La folla assiste con passione e assegna la vittoria. 
La competizione poetica, la mufakhara, non serve solo da stimolo agli acquisti; a Okaz si affrontano, in una sfida leale, tutti i poeti arabi. I vincitori sono letteralmente venerati. Le loro
composizioni, le qasida, trascritte in lettere d'oro su seta nera, restano esposte nel recinto del santuario per un anno, così che tutti possano leggere e apprendere i versi. 
Le poesie premiate si chiamano muallaqa, le "appese" per l'appunto.

In questa fiera singolare, Maometto comprende che per gli arabi la parola vale più dell'oro. I palazzi costruiti sulla sabbia sono andati distrutti, come a Palmira; un giorno le città diventeranno rovine, ma la parola è magica.
Potente e invisibile come il vento tra le dune, la Parola trasforma e distrugge. Il verbo è divino. Maometto non lo dimenticherà mai.


Maometto sposa Khadigia: da giovane povero diventa un uomo ricco e potente

Maometto e Khadigia. Miniatura (Storia dei Profeti)

Sembra che, a causa della sua povertà, Maometto sia rimasto celibe più a lungo di quanto usasse nel suo ambiente. Nella società beduina il matrimonio tipico è quello tra i cugini, ma Maometto chiede invano allo zio Abu Talib la mano della cugina Umm Hani. Tuttavia, ben presto la sorte gli sarà favorevole. Una donna lo nota. Si chiama Khadigia, figlia di Khowaylid; è vedova ed è stata sposata due volte. 
Molto ricca, Khadigia è indipendente, dirige da sola gli affari e le sue carovane sono considerate le più importanti della Mecca. Per condurle in Siria, sceglie Maometto come uomo di fiducia. Khadigia se ne innamora, e vuole sposarlo. Il progetto presenta notevoli difficoltà: innanzitutto, lei ha quasi quarant'anni e lui venticinque, e inoltre lei è molto ricca mentre lui è poverissimo. Il clan di Khadigia si opporrà certamente alle nozze. 
Intanto, malgrado gli approcci della donna, Maometto non capisce che lei vuole sposarlo, lui, suo semplice dipendente!
Khadigia ricorre allora a un'intermediaria, Nafissa bint Munya, la quale spiega chiaramente al giovane che la sua padrona lo vuole per marito. Maometto accetta e nel 595 si celebra il matrimonio.

Nel clan di Khadigia, Maometto conosce alcuni asceti molto pii, tra cui Waraqa ibn Naufal, nipote della moglie. Questi è molto sapiente, sa tradurre il Vangelo dal siriaco in ebraico e in arabo. E' un hanif , ovvero tendenzialmente monoteista, benché non aderisca né all'ebraismo né al cristianesimo.


Un'ombra turba la tranquilla felicità di Maometto: Khadigia non gli dà figli maschi


Riunione di giovani alle porte della città (Miniatura di Yahya al-Wasiti)

Da parente povero di una famiglia illustre, costretto a guadagnarsi da vivere al servizio degli altri, Maometto è diventato una persona importante, che può condurre un'esistenza tranquilla, senza più preoccupazioni economiche.
Eppure, ancora una volta, la sorte è contro di lui. Zaynab, Ruqayya, Fatima e Umm Kulthum: la moglie di Maometto mette al mondo soltanto femmine. Per la verità, sono nati anche alcuni maschietti, ma sono morti giovanissimi. E per gli arabi non avere eredi maschi è un grave disonore, tanto più che la consuetudine permette una poligamia quasi illimitata. 
Un uomo ricco, poi, può facilmente acquistare schiave giovani e belle. Ma Maometto è legato a Khadigia e le sarà fedele finché lei vivrà. Piuttosto che prendere un'altra moglie, preferisce adottare due ragazzi: il giovane cugino Ali, figlio dello zio Abu Talib, i cui affari vanno sempre peggio, e un certo Zayd, uno schiavo da lui affrancato, originario di una tribù di Kalb, fortemente cristianizzata.



Il nome di Maometto in calligrafia gigante (India)

* La leggenda circonda la nascita di Maometto di avvenimenti prodigiosi. Gli angeli volavano intorno alla Kaaba e scagliavano pietre ai ginn che spiavano tutto quello che accadeva nell'universo. Non ci fu bisogno di tagliare il cordone ombelicale al neonato, perché la Provvidenza lo aveva già reciso. Gli angeli lo lavarono, e le donne che assistevano la madre lo trovarono lindo e puro come il cristallo. Si narra ancora che, con grande sorpresa di Abd al- Muttalib, si scoprì che il piede del piccolo lasciava sulla Pietra nera della Kaaba la stessa impronta del piede di Abramo.

* Insieme ad Halima, altre dieci donne del suo clan erano andate alla Mecca per cercare dei bimbi da allattare. Tutte trovarono un bimbo, tranne Halima, che aveva poco latte. Quando le presentarono Maometto, sbottò: "Un orfano! E senza denaro!" Ma, dopo aver consultato il marito, decise di accettarlo, e, appena offrì il seno al piccolo, ecco che il latte fluì abbondante come dalla più fertile delle nutrici.

* La condizione di orfano influenzò fortemente il Profeta che, secondo la tradizione musulmana, predicò sempre il rispetto per i genitori, in particolare per la madre, e l'amore per i bambini. Narra al-Bukhari che una volta un fedele, vedendolo baciare con affetto il nipotino, esclamò: "Io ho dieci figli e non ne ho mai baciato uno"- L'Inviato di Dio lo guardò e gli rispose: "Chi non sente affetto, non riceverà affetto".

* Secondo lo storico arabo Ibn Hisham, vissuto nel IX secolo, il monaco Bahira volle avere da Maometto la conferma della veridicità della sua visione profetica:
"Interrogò l'inviato di Dio su ciò che provava durante il sonno o da sveglio. L'inviato di Dio rispose. Bahira trovò le risposte conformi alle aspettative. Poi gli esaminò Ia schiena e trovò fra le sue spalle il segno della profezia..."

* La leggenda dell'incontro di Maometto e Bahira è riportata dallo storico Ibn Hisham, morto verso l'833, e allievo di Ibn Ishaq, morto nel 768. Solo cent'anni dopo la scomparsa del Profeta si comincia infatti a ricostruire la Sira, cioè la sua biografia. Più tardi lo storico Tabari, morto intorno al 923, continuerà la loro opera. I biografi dovettero verificare migliaia e migliaia di hadith, i racconti orali tramandati da quattro o cinque generazioni.
Non c'è da stupirsi perciò se il racconto della vita di Maometto alla Mecca ci sia giunto in versioni diverse, a volte addirittura contraddittorie.
Quando si interroga su questo argomento un musulmano religioso, di solito risponde: 
"Tu dici bene, ma Dio solo lo sa".

* La "Assemblea di giovani alle porte della città" è un'illustrazione tratta da una maqama di al-Hariri, che ricorda la spensieratezza dei giovani della Mecca, poco inclini ad ascoltare le austere prediche di Maometto.

I n epoca preislamica, Ie fiere sono l'occasione per grandi feste e per gare poetiche, durante le quali i poeti declamano i loro versi. La poesia è di una duttilità e ricchezza veramente notevoli, anche perché la metrica e la rima dei versi sono molto rigorose, basate sull'alternanza di sillabe lunghe e brevi. La costruzione generale dell'opera poetica è valutata meno della perfezione di un sol verso, dal ritmo finemente cesellato.

* La tradizione mussulmana ricostruisce così i ricordi di Nafissa bint Munya che, per conto di Khadigia, sonda le intenzioni di Maometto: 
- Cosa ti impedisce di sposarti?
- Mi rispose: Non possiedo di che mantenere una famiglia.
- E io: E se trovassi una donna che ha denaro per due? Se lei ti offrisse la bellezza, la ricchezza, una posizione onorata e agiata, tu accetteresti?
- Chi è questa donna?
- Khadigia.

* Quando la carovana rientrò alla Mecca, Khadigia, guardando la piazza, notò che Maometto, sul cammello al centro della carovana, era riparato dall'ardore del sole da una nuvola. Non disse nulla, ma tre rimase colpita [...].
Khadigia, donna con grandi dcchezze, era stata chiesta in moglie da molti personaggi. Fece chiamare Maometto e gli disse:
'Sai che sono una donna importante e che non ho bisogno di un marito; ho detto di no a tutti [...]. Ma ho molti beni che possono esser dissipati e ho bisogno di qualcuno che ne prenda cura. Ho messo gli occhi su di te, perché tì trovo onesto e tu ti prenderai cura di quel che posseggo"'.

* Tabari - Vita di Maometto)
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