martedì 20 agosto 2013

NAPOLEONE e HEGEL - Il grande professore di diritto (The great law professor)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Il grande professore di diritto pubblico

Napoleone Bonaparte ha avuto la sorte, non molto usuale per i protagonisti della storia, di trovate nel più grande filosofo del tempo, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, l'autorevolissimo interprete, a livello ideologico, della sua azione pratica. Fin dai tempi di Francoforte, Napoleone è stato il punto di riferimento costante del filosofo. 
Lo Stato borghese, rivoluzionario e napoleonico, nella sua essenza e nella sua evoluzione, resterà, fino alla fine, un modello per Hegel.
Come ha notato il Lukàcs, "il punto di vista di Hegel è che dopo la grande crisi mondiale della Rivoluzione francese è in via di sorgere, col regime napoleonico, una nuova età del mondo; e la sua filosofia si propone di esserne l'espressione teoretica"; Hegel, "concepisce la sua filosofia come la forma teoretica di una figura appena nata della storia universale".

Il 13 ottobre 1806, giorno della vittoria di Napoleone a Jena, il filosofo scriverà al Niethammer: "Ho visto l'imperatore - quest'anima del mondo - uscire dalla città per andare in ricognizione; è davvero una sensazione meravigliosa vedere un uomo siffatto, che, concentrato qui su un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo e lo domina... da giovedì a lunedì progressi così grandi (Hegel si riferisce alla nuova situazione creatasi in Germania con la disfatta delle truppe prussiane a Jena) sono stati possibili solo grazie a quest'uomo
straordinario che è impossibile non ammirare". 
Meno di un anno dopo in un'alra lettera al Niethammer, Hegel scriverà (29 agosto 1807): 
"I professori tedeschi di diritto pubblico non tralasciano di scrivere una quantità di opere sul concetto di sovranità e sul significato degli atti della Confederazione (del Reno). Ma il più grande professore di diritto pubblico risiede a Parigi".

La figura di Napoleone è al centro della prima grande opera di Hegel, la Fenomenologia dello spirito, che la leggenda vuole sia stata completata dai filosofo proprio la notte della battaglia di Jena. Il capitolo centrale di quest'opera fondamentale, che tanta influenza ha avuto sul giovane Marx, è centrato appunto sul superamento del vecchio ordine da parte della Rivoluzione francese e sul superamento-realizzazione della Rivoluzione da parte del nuovo ordine napoleonico. Attraverso il Terrore rivoluzionario, l'uomo, che era scisso dai tempi dell'antichità classica, raggiunge finalmente la Sintesi finale che lo appaga definitivamente. 
E' nel Terrore che nasce lo Stato nel quale l'uomo trova questa soddisfazione". Questo Stato è l'impero napoleonico, e lo stesso Napoleone è l'uomo integralmente soddisfatto che, nella e per mezzo della sua soddisfazione definitiva, chiude il corso storico dell'umanità. 
Napoleone è I'individuo umano nel vero e proprio senso del termine, perché è per mezzo suo, di quest'uomo particolare, che si realizza la "causa comune" veramente universale. A Napoleone manca solo - secondo il filosofo - la piena coscienza di essere il termine ultimo della storia universale. 
Hegel, autore della Fenomenologia dello spirito, è questa coscienza di sé di Napoleone. E poiché, come ha notato il Kojeve, "l'Uomo perfetto, pienamente soddisfatto da ciò che è, non
può essere che un Uomo che sa quel che è, che è pienamente cosciente di , è l'esistenza di Napoleone in quanto rivelata a tutti nella e per mezzo della Fenomenologia dello spirito che è l'ideale realizzato dell'esistenza umana".

Su questo tema del filosofo come coscienza dei grandi uomini storici, Hegel tornerà nel paragrafo 148 dei Lineamenti di filosofia del diritto (che sono del 1821, lo stesso anno della motte di Napoleone) che è un vero e proprio elogio funebre dell'imperatore: 
Al culmine di tutte le azioni, quindi anche di quelle della storia del mondo, stanno gli individui, in quanto soggettività che realizzano il sostanziale. In quanto sono la vita del fatto sostanziale dello Spirito universale, e così immediatamente identici a quello, tale sommità è nascosta ad essi stessi e non ne è oggetto e fine; essi hanno anche l'onore di quello e la riconoscenza non nei loro contemporanei, né nell'opinione pubblica dei posteri; ma, in quanto soggettività formali, hanno soltanto in questa opinione la loro parte, in quanto gloria immortale". 
Che, spogliato del linguaggio speculativo del filosofo, significa che gli animatori della storia, i grandi individui storici sono attori che rappresentano la volontà incosciente del loro popolo. Con la loro attività reale, questi individui sono le incarnazioni di un popolo. Sono loro che effettuano i grandi rivolgimenti storici e i passaggi da un'epoca all'altra della storia universale senza averne, tuttavia, piena coscienza. Solo la filosofia lo sa, ma a posteriori. Perciò i grandi uomini non possono sperate nell'omaggio dei loro contemporanei e nella riconoscenza della posterità volgare. Li si accetta e li si riconosce come persone "famose", suscitano cioè interesse, ma solo la filosofia può stabilire la loto importanza effettiva per la storia del mondo.


VEDI ANCHE . . .





NAPOLEONE DA AJACCIO A SANT'ELENA (Napoleon from Ajaccio to St Helena)

Napoleone attraversa le Alpi, dipinto di Jacques-Louis David

Napoleone da Ajaccio a Sant'Elena

Napoleone Bonaparte nasce ad Ajaccio il 15 agosto 1769 da una famiglia non ricca della nobiltà locale. E' questo il periodo in cui la Repubblica di Genova, stanca di lottare contro i patrioti corsi guidati da Pasquale Paoli, vende I'isola alla Francia. Il padre di Napoleone si schiera con il cosiddetto "partito francese", ma il piccolo Napoleone rimpiange Paoli e odia i francesi, che considera ancora degli stranieri.

Nel 1779 Napoleone viene mandato in Francia con il fratello maggiore, Giuseppe, nel collegio di Autun; poco dopo viene trasferito a spese dello Stato nella scuola militare di Brienne. 
A quindici anni supera l'esame di ammissione alla scuola militare di Parigi, dove allora insegnavano il matematico Monge, I'astronomo Laplace e altre personalità scientifiche dell'epoca e dove si formavano i quadri dell'esercito. 
Ma nel corso del primo anno di studi, nel febbraio 1785, muore il padre di Napoleone e il giovane allievo ufficiale deve prendere a proprio carico il mantenimento della famiglia. Così il 10 ottobre 1785, col grado di sottotenente, viene inviato presso il reggimento a Valenza.

Nel 1789 Napoleone si schiera dalla parte della rivoluzione, che sola gli può permettere quella carriera politica e militare che prima gli era chiusa. Il suo primo campo d'azione è la Corsica, dove nel 1791 è capo battaglione delle guardie nazionali di Ajaccio, e nel 1793 conduce una spedizione a La Maddalena, che fallisce però miseramente. 
Nel 1791 combatte contro i patrioti di Paoli e in seguito a questi fatti è costretto a fuggire dalla Corsica. Si trova così all'assedio di Tolone, che si è ribellata alla Repubblica. 
Nominato comandante delle artiglierie, Napoleone risolve brillantemente la situazione mettendo in fuga la flotta inglese e guadagna così il grado di generale di brigata. Ma di lì a poco crolla la dittatura rivoluzionaria giacobina e Napoleone, sospettato dal Direttorio di simpatie giacobine, viene arrestato. Al giovane Napoleone, che viene lasciato in disparte per un lungo periodo di tempo, si offre finalmente una nuova occasione: con le cannonate del 13 vendemmiale (5 ottobre) 1795 stronca un'insurrezione realista, guadagnandosi la fiducia di Barras, nella casa del quale conosce Giuseppina Tascher de la Pagerie vedova del visconte di Beauharnais, che sposerà l'anno successivo. 
Grazie all'appoggio del potente amico della moglie, Napoleone ottiene il comando dell'esercito dell'interno prima, poi dell'armata d'Italia. Sono questi, comunque, comandi ritenuti secondari, essendo la parte più addestrata ed equipaggiata dell'esercito schierata sul fronte del nord, agli ordini dei generali Jourdan e Moreau. 
Ma Napoleone la pensa diversamente. Col famoso proclama all'armata che è un vero e proprio invito al saccheggio ("Soldati, voi siete nudi, affamati... vi porterò nelle contrade più fertili del mondo") si mette alla testa dell'esercito che entra in Italia, batte separatamente piemontesi ed austriaci, costringendo i primi a ritirarsi dalla lotta con I'armistizio di Cherasco (28 aprile 1796) e i secondi, dopo le battaglie di Lonato, Arcole e Rivoli, alle trattative per la pace di Leoben (18 aprile 1797).

Dopo la trionfale campagna d'Italia, che ne fa il comandante più autorevole delle armate francesi, Napoleone viene messo a capo di una spedizione antinglese, che egli conduce in Egitto dove sbarca il 2 luglio 1798, dopo aver fortunosamente evitato la flotta inglese. 
Nelson però scopre la flotta francese all'ancora nella baia di Abukir e la distrugge completamente il 1° agosto. Napoleone consegue frattanto varie vittorie sulla terraferma, ma alle notizie della campagna di Suvorov in Italia abbandona il suo esercito, torna in Francia con pochi seguaci e con il colpo di Stato del 18 brumaio 1799 abbatte il Direttorio e si fa nominare Primo Console.

Riprende quindi la guerra contro i coalizzati, scende nuovamente in Italia e batte con una magistrale battaglia gli austriaci a Marengo (14 giugno 1800), costringendoli alla pace di Lunéville (9 febbraio 1801). Conclude poi, nel 1802, la pace di Amiens con I'Inghilterra e nello stesso anno si fa nominare Console a vita.

Nel 1801 Napoleone rompe la Pace di Amiens con l'Inghilterra; sfugge all'attentato ordito contro di lui da Giorgio Cadoudal, già capo degli insorti vandeani, e il 2 dicembre 1804 in Notre Dame si fa incoronare imperatore dei francesi.

Si forma nel 1805 la Terza Coalizione e la flotta inglese comandata da Nelson batte quella franco-spagnola a Trafalgar (21 ottobre), ma Napoleone ottiene ancora nuove vittorie; contro gli austriaci a Ulma (15-20 ottobre) e contro gli austro-russi ad Austerlitz (2 dicembre). 
Con la pace di Presburgo Napoleone sottomette definitivamente la Germania e assegna ai fratelli e ai generali più fidati i troni dell'Europa da lui dominata.
Il tentativo della Prussia, della Russia, dell'Inghilterra e della Svezia di ribellarsi a questo stato di cose si concretizza nella Quarta Coalizione. Ancora una volta Napoleone porta alla vittoria la grande armata, prima contro i prussiani a Jena e Auerstadt, poi contro i russi a Eylau e Friedland. L'8 luglio 1807 firma la pace di Tilsit: è la divisione dell'Europa tra Francia e Russia che entra a far parte del blocco continentale contro l'Inghilterra.

Napoleone occupa poi nel maggio 1808 la Spagna e ne affida al fratello Giuseppe il trono, ma incontra una decisa resistenza armata popolate, che lo costringe a tenere impegnate senza successo una gran parte delle sue truppe.

Il 14 aprile 1809 I'arciduca Carlo invade la Baviera alla testa delle truppe austriache. Napoleone muove contro di lui con 100.000 uomini, 100.000 dei quali però sono tedeschi arruolati nella Confederazione Renana, mentre le sue truppe migliori sono impegnate in Spagna. Riesce ugualmente a battere gli austriaci a Abensberg, Eckmùhl, Regensburg. Quindi, inseguendo I'arciduca Carlo in ritirata, a Ebersberg. 
L'8 maggio Napoleone pernotta nel castello di Schönbrunn e il 13 gli vengono consegnate dal borgomastro le chiavi di Vienna. Ma l'arciduca Carlo porta il suo esercito sulla sponda opposta del Danubio, e quando Napoleone cerca di oltrepassare anch'egli il fiume a Lobau, gli infligge una sconfitta. Napoleone però, rinforzato dall'arrivo delle truppe di MacDonald dall'Italia, distrugge I'esercito austriaco in una memorabile battaglia combattuta il 5 e 6 luglio sulle alture di Wagram. 
Il 14 ottobre l'Austria firma la pace di Schönbrunn. E' questo il momento in cui Napoleone è all'apogeo della sua potenza. Ripudia la prima moglie e sposa Maria Luisa d'Austria (1° aprile 1810).
La Russia, preoccupata dalle mire espansionistiche di Napoleone, organizza la Sesta Coalizione; Napoleone inizia allora l'invasione dell'impeto zarista (24 giugno 1812) e si spinge verso Mosca. A Borodino il 7 settembre ha luogo un sanguinosissimo scontro in seguito al quale i russi abbandonano Mosca al dissanguato esercito di Napoleone. Dopo qualche giorno l'imperatore inizia la ritirata, che si trasforma in una disastrosa fuga coronata dal disastro della Beresina. Popoli e governi d'Europa insorgono allora contro Napoleone, che, dopo vani temporeggiamenti in Sassonia, viene sconfitto a Lipsia nella Battaglia delle Nazioni (16-18 ottobre 1811).
Ormai battuto, il 31 marzo 1814 abdica e viene relegato nell'isola d'Elba. Di qui però riesce a evadete l'anno successivo e il 1° marzo 1815 sbarca con pochi compagni a Cannes. Ottiene il potere senza colpo ferire ma solo cento giorni dopo, a Waterloo (18 luglio), è battuto definitivamente da inglesi e prussiani. 


ITALO SVEVO e LA CULTURA ITALIANA (Italo Svevo and the Italian culture)

Italo Svevo e la cultura italiana


Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nacque a Trieste nel 1861.
Secondo la tradizione della sua famiglia fu indirizzato agli studi commerciali e, non ancora compiuti gli studi, a causa di un grave dissesto finanziario del padre, si impiegò in una banca. La formazione letteraria si svolge parallelamente all'esistenza quotidiana di Svevo: e in essa egli riversa tutti i suoi sogni, le sue aspirazioni e le sue ambizioni.

La filosofia tedesca (e in particolare Schopenhauer) il romanzo francese (in particolare Zola, ma anche Balzac, Flaubert, Daudet e Stendhal) alcuni classici italiani come Machiavelli, Guicciardini, Boccaccio e, soprattutto, quale punto di orientamento De Sanctis: queste sono le sue letture fondamentali. Così egli arriva a concepire il primo romanzo, Una vita (1892) e, dopo la delusione seguita al quasi completo insuccesso del libro, a continuare la sua strada fino al secondo romanzo, Senilità (1898). L'insuccesso, ancora maggiore, di questo romanzo persuase Svevo a non insistere. Dovranno così passare venticinque anni, prima che appaia alla luce il terzo romanzo La coscienza di Zeno (1923). 
In questo periodo Svevo continuò a scrivere qualche cosa, ma soprattutto s'incontrò davvero con alcuni aspetti fondamentali della cultura europea, come Joyce (di cui fu amico), con Proust, con Freud. Poté in tal modo rendere più esplicite, anche di fronte a se stesso, alcune questioni che aveva già intuite e affrontate nei precedenti romanzi. Tale maggiore coscienza riflessa si nota chiaramente nella Coscienza di Zeno ed è la causa prima del suo tono diverso - distaccato ed ironico -, dei suoi limiti e del suo enorme successo.

Scoperto quasi contemporaneamente in Italia da Montale e in Francia dal Crémieux, Svevo si trovò improvvisamente alla ribalta della notorietà e raggiunse pochi anni prima della morte (avvenuta nel 1928) quella gloria letteraria a cui aveva sempre aspirato. 
Oltre i tre romanzi cui ho fatto cenno, scrisse anche numerose novelle e alcuni lavori teatraIi (ora raccolti in volume).

Parallela a quella di Pirandello - e per molti aspetti simile - corre la vicenda letteraria di Italo Svevo. Anch'egli parte da una formazione naturalistica che svuota fin dal suo primo romanzo; anch'egli passa inosservato dalla cultura italiana (Croce, attento cronista della letteratura della nuova Italia, non si accorge della sua esistenza, nemmeno per stroncarlo come aveva fatto per Pirandello); anch'egli opera fuori da quel fervore di iniziative, da quei numerosi circoli letterari e movimenti di idee che caratterizzano l'inizio del secolo; anch'egli si afferma solo dopo la prima guerra mondiale, quando la sensibilità umana e gli orientamenti letterari sono mutati e sono divenuti già pronti a comprenderlo, ma anche a deformarlo; anch'egli, infine, approda ad una lucida consapevolezza dell'alienazione umana nella società contemporanea.

Ma Svevo ha su Pirandello il vantaggio di essere arrivato a tale consapevolezza attraverso uno scavo interiore compiuto senza l'ausilio di quegli elementi intellettualistici che spesso intorbidano e frenano il racconto pirandelliano. Questo vantaggio è forse dovuto al fatto che Svevo nacque, si formò e visse a Trieste, vale a dire in una città non solo geograficamente ai margini dell'Italia. Una città con una cultura autonoma, che di quella italiana sapeva assorbire gli aspetti meno formalistici ed esternamente letterari, ma non rimaneva insensibile agli influssi delle altre culture europee e, in specie, di quelle slave e germaniche.
Questo spiega il modo autonomo, naturale, non riflesso, maturato nelle ragioni stesse della sua cultura e del suo ambiente e non ricevuto in prestito dall'esterno, con cui Svevo scopre il romanzo analitico (il romanzo cioè che alla rappresentazione oggettiva dei fatti, sostituisce quella di una inafferrabile, tortuosa e torbida inquietudine interna), la tecnica del monologo interiore (una tecnica, cioè, di narrazione indiretta e autornatica, per cui gli avvenimenti sono presenti solo attraverso il riflesso che essi hanno avuto nella coscienza o subcoscienza del protagonista), l'esistenza del subcosciente. Sarà facile, dopo, fare i nomi di Joyce e di Freud. Ma essi sono davvero conosciuti e meditati da Svevo solo quando si era conclusa la sua prima stagione di narratore.
Oggetto della sua analisi è la irrimediabile frattura che si è determinata fra l'individuo e la vita organizzata in società; e, ancora, la dissociazione che l'uomo moderno ormai soffre all'interno della propria coscienza. La "solitudine" e la "alienazione" sono manifestazioni della "malattia" mortale che corrode non solo lo spirito del singolo individuo, ma lo stesso tessuto connettivo di credenze, costumi, abitudini su cui si strutturano e si organizzano i rapporti umani della società borghese. Sicché, risulta, in definitiva, che I'uomo borghese ha perduto finanche la speranza di una umana fruizione della vita.
La lucidità con cui i protagonisti dei suoi romanzi avvertono la loro crisi, è essa stessa a determinare in loro un profondo, incolmabile scompenso fra il momento della "passione" e quello della "azione".
La viva mobilità del pensiero, l'intensa accensione dei sentimenti, mentre portano il personaggio alla diagnosi della propria condizione alienata (e alla professione della propria inettitudine), bloccano in lui ogni residua possibilità di azione. E, quanto più è acuta la sua sofferenza della vita, quanto più viva è la sua aspirazione a realizzarsi in esperienze totali, tanto più il personaggio è immobilizzato nei gesti, incapace cioè di un qualsiasi atto valido alla costruzione di se stesso. Suo destino è di subire la realtà: la sua "malattia" è nella coscienza di questo destino, I'impossibilità della guarigione è nella sua disposizione, tutta borghese, a guardare a quel destino da una prospettiva individualistica, che reca già in sé la inevitabilità della sconfitta. In questa coscienza che il personaggio ha della sua "malattia" si riflette I'idea del fallimento della borghesia come classe egemone e della sua incapacità di trovare ormai, sia pure a livello di proposta, una qualche soluzione alla crisi di ordine storico che investe la società italiana ed europea.
Svevo viene così a porsi, accanto a Pirandello, come il maggior narratore della malattia del nostro secolo (il frantumarsi dei rapporti sociali, la solitudine, I'alienazione), come colui che sa rappresentarla con analoga lucida consapevolezza ma nello stesso tempo con una più sofferta e più profonda partecipazione.

Già all'inizio di questa mia narrazione storica abbiamo osservato come già il primo romanzo di Svevo si inserisca in questo suo modo di guardare la realtà e il mondo. Una vitainfatti, come ho detto, svuota dall'interno la poetica naturalistica, presentando sotto le vesti di un romanzo tradizionale un personaggio che avrà molti fratelli nella letteratura del Novecento. Si tratta di Alfonso Nitti, un giovane venuto dalla campagna a Trieste per impiegarsi in una banca. Egli vive una doppia vita, quella dell'impiegatuccio a cui non riesce ad adattarsi e quella dei suoi sogni letterari e dei suoi studi. La fortuna sembra arridergli perché la figlia del proprietario della banca, Annetta, gli apre la porta della sua casa e intraprende con lui la stesura di un romanzo a due mani. Ma per Annetta la letteratura è solo un capriccio (ed anche uno specchio in cui si rivela la sua anima piccolo-borghese), cosicché tutto finisce in una passione proibita. Ma, proprio quando Alfonso sembra che abbia raggiunto lo scopo, viene preso da una invincibile inerzia, dall'incapacità di agite e di portare fino in fondo quella relazione. La malattia della madre gli dà il pretesto per allontanarsi, lucidamente consapevole che questo avrebbe significato la sua sconfitta.
La morte della madre e il fidanzamento di Annetta con un altro uomo gli tolgono ogni superstite ragione di vita. Non gli rimane che il suicidio.
Come si vede la sicurezza scientifica su cui si fondava il naturalismo è completamente crollata: qui ci troviamo di fronte ad un uomo incapace di inserirsi nel tessuto connettivo di credenze, costumi, abitudini che gli viene offerto dalla società borghese e che contrappone a quell'ambiente sociale, meschino ma reale, un mondo velleitario di sogni irrealizzabili; un uomo
in cui la paralisi della volontà ha il sopravvento sulle esigenze della ragione.

Del suo secondo romanzo, Senilitàl'autore, in un profilo autobiografico del 1928, così scriveva: "E' il racconto dell'avventura amorosa che il trentenne Emilio Brentani si concede cogliendola di proposito sulle vie di Trieste. Emilio è un impiegatuccio che gode nei circoli cittadini di una piccola fama letteraria e si duole di aver sprecata (e di non aver goduto) tanta parte di vita. Vorrebbe vivere come fa lo scultore Balli, suo amico, ch'è indennizzato dall'insuccesso artistico da un grande successo personale, con Ie donne specialmente. Finora ad Emilio era sembrato di non aver saputo imitare l'amico, per le grandi responsabilità che su lui incombevano, la sorte di una sorella, Amalia, che vive accanto a lui nella stessa inerzia, non più giovane e affatto bella. Subito la sorella è agitata vedendo che il fratello senza alcun ritegno si dedica al gioco pericoloso e proibito dell'amore, ma presto si convince in seguito all'esempio del fratello e alle teorie del Balli, ch'essa fu ingannata e che l'amore dovrebbe essere il diritto di tutti. Per Emilio intanto la piccola avventura cui aveva voluto abbandonarsi si fa importante proprio in sproporzione al valore morale di Angiolna. Anzi ogni scoperta di una bassezza o di un tradimento di Angiolina non ha altro effetto che di legarlo meglio a lei. Egli sente il suo attaccamento e la sua soggezione a quella donna quale un delitto. Non sapendo imitare il Balli ne invoca l'aiuto. 
L'intervento del Balli fra i due amanti ed anche tra il fratello e la sorella ha degli effetti disastrosi. Tutt'e due le donne s'innamorano di lui. Inutilmente Emilio tenta di allontanarlo da Angiolina, perché costei gli si attacca, ma con facilità lo allontana dalla sorella che ora dovrebbe ritornare alla sua prima inerzia e invece segretamente si procura I'oblio con l'etere profumato. 
Un giorno Emilio trova la sorella nel delirio della polmonite. Richiama il Balli e i due uomini aiutati da una vicina assistono la moribonda. Ancora una volta per aver scoperto un nuovo tradimento di Angiolina, Emilio lascia sola la sorella, ma poi ritorna a lei e le resta accanto finché chiude gli occhi.
Emilio si dibatte, dunque, in un groviglio inestricabile. Con la mente, egli giudica la depravazione di Angiolina e avverte I'umiliazione che gliene deriva; ma la sofferenza che patisce sul piano sentimentale , anziché spegnere o mitigare il suo amore, gliene acuisce il rovello. Nello scompenso tra la chiaroveggenza intellettuale e la inettitudine sentimentale è la sua tragica contraddizione: egli sa quello che dovrebbe fare, ma gliene manca la necessaria energia morale. Sicché la sua confusione sentimentale intorbida e avvilisce anche la mente, la quale in definitiva si piega al compromesso ed escogita futili giustificazioni in cui la passione trova, vuole trovare, ulteriore e più intenso alimento.


Édouard Émile Louis Dujardin (Saint-Gervais-la-Forêt, 1861 – Parigi, 31 ottobre 1949) definisce il monologo interiore: 

"Il monologo interiore, come ogni monologo, è il discorso di un dato carattere usato per introdurci nella sua vita interiore, senza che I'autore intervenga per commentare o spiegare, o come ogni monologo è un discorso senza ascoltatori e un discorso non detto; ma differisce dal monologo tradizionale in questo: riguardo alla sostanza, riflette i pensieri più intimi e più vicini all'inconscio; riguardo allo spirito, è un discorso privo di organizzazione logica che riproduce i pensieri nel loro stato originale così come vengono alla mente; riguardo alla forma, si esprime per mezzo di affermazioni dirette ridotte a un minimo di sintassi.



UNA VITA - Italo Svevo


IL PESSIMISMO GIOVANILE DI ZENO COSINI (Confessions of Zeno) - Italo Svevo

Statua di Italo Svevo in Piazza Hortis, di fronte al Museo di storia naturale di Trieste

Il pessimismo giovanile di Zeno Cosini

Il terzo romanzo, La coscienza di Zeno nasce in un momento in cui il pessimismo di Italo Svevo ama piuttosto vestirsi di giovialità che di cordoglio.
La biografia di Zeno è la storia di tanti fallimenti successivi che poi, per un caso ironico, o per un capriccio, la vita si incarica di rendere vantaggiosi. 
Zeno è I'uomo che, non sapendo guarirsi con una semplice rinunzia dal vizio di fumare, arriva alla più grave rinunzia di farsi chiudere in una casa di cura (con tutte le comiche e paradossali conseguenze: corruzione della infermiera per avere sigarette, evasione notturna, sospetti sulla fedeltà della moglie che forse in quel momento lo tradirà col dottore). E' l'uomo che conserva la sua prosperità economica, proprio perchè è sempre deluso nei suoi disastrosi tentativi di fare affari. Per incapacità di esimersi da un vago impegno, sposa la seconda delle sorelle Malfenti, che non amava, dopo di essere stato rifiutato dalla prima e dalla terza, che amava: e trova in costei la moglie ideale. Egli è il malato che accompagna al cimitero molti sani; è l'inetto che salva la posizione finanziaria del brillante cognato Guido, stupendo animale meravigliosamente dotato per il successo. Non ha, o crede di non aver tatto, e riesce a tradire la moglie senza destare il minimo sospetto, mentre il cognato, nelle stesse condizioni, fa nascere un finimondo di gelosie, Zeno è la conseguenza degli altri personaggi di Svevo, per i quali tuttala vita è un male; conseguenza rincarata dall'ulteriore, ironica constatazione che non tutto il male viene per nuocere.


Zeno Cosini malato immaginario

Zeno Cosini, il protagonista più che cinquantenne, è, dunque, un malato immaginario, sempre attento ad analizzare la sua malattia. A scrivere la sua autobiografia è indotto da uno psicanalista che, così, pensa di guarirlo dalla nevrosi. Per questo, nel romanzo sembra venga proposta l'indagine psicanalitica secondo il metodo di Freud, la cui teoria Svevo aveva studiato intorno al 1918, poco prima cioè della stesura del romanzo (1923). Ma contrario al metodo di Freud è già il tentativo del protagonista di autopsicanalizzatsi. 
Dal "preambolo" del romanzo, peraltro, si evince la sfiducia di Svevo nei confronti della psicanalisi, a cui in fondo egli non riconosce alcuna possibilità sul piano della terapia e, anzi, ne ironizza le istanze ("il mio testo asserisce che con questo sistema si può arrivare a ricordare la prima infanzia, quella in fasce. Subito vedo un bambino in fasce, ma perchè dovrei essete io quello?"), confermandosi nella convinzione che lo stato di "malattia" è un dato permanente nell'uomo e che si manifesta come sentimento alienato della vita ("La malattia è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione"). Prova ne è il fatto che nel romanzo la malattia non si risolve. Ad ogni modo, il sentimento della malattia Zeno lo vive in uno stato di continua tensione verso la "salute", che proprio quando pare stia per raggiungere e tenere, invece gli sfuma e svanisce.


La psicoanalisi come metodo d'indagine

In questa condizione, la psicanalisi vale, se non come terapia, almeno come metodo di indagine dei sintomi della malattia. La quale è coscienza della precarietà e relatività della vita, e resta sempre attuale.
Zeno, in tal modo, è come dissociato dalla sua coscienza: o meglio, il movimento del suo pensiero non coincide con quello dei sentimenti. Questi sono convenzionali e conformistici, il pensiero è spregiudicato ed eversivo. Lo scompenso interiore si rivela nei gesti con cui egli esprime proprio quello che non vorrebbe. Così, mentre agisce per conseguire un risultato, ne ottiene un altro. Quando si dedica tutto in un impegno è la volta che sbaglia; e quando non s'interessa alle cose e alle persone è la volta che tutto gli riesce. Sicchè si perde ogni criterio di comportamento, poichè Zeno stesso non sa giudicare se vale più la "furberia" o la "bestialità".
Risulta, così, evidente la irrisione delle abitudini borghesi di vita (e, ancora, delle istituzioni, come ad esempio il matrimonio): apparentemente manifestazioni di equilibrio e di saggezza; di fatto, segni di pochezza interiore, viltà spirituale, di alienazione.

Nella narrazione si intrecciano due piani, quello del ricordo e quello dell'analisi: il "ricordo" propone i fatti, che però la "analisi" provvede subito a corrodere. 
Con questo procedimento il romanzo naturalistico è definitivamente messo in crisi e superato. Il "monologo interiore" è lo strumento narrativo con cui Svevo scardina la sintassi del romanzo ottocentesco e, in ciò, la sua operazione è simile a quella che, ad un livello superiore, fa James Joyce.

La "malattia" consiste nella disposizione a vedere la realtà ridotta a frammenti e a vedere come irrimediabile la stessa scissione della propria coscienza. La "salute" è, invece, la capacità di vivere ogni esperienza con la volontà di farne un momento decisivo della vita, in modo da assolutizzarla in condizioni (o forme o valori) eterne e universali. Così riesce a fare la moglie di Zeno, Augusta che opera sempre la riduzione del reale alla dimensione univoca del "presente", per potere assumere ogni dato, ogni evento, come esperienza totalizzante. Augusta può in tal modo realizzare interezza di coscienza, poichè in questa aderisce e si adegua pienamente alle cose del momento.
Zeno non riesce a sistemarsi nella dimensione del "presente" perchè la sua coscienza non si accorda mai con la realtà. Ma è evidente che Augusta è "sana" perchè nella sua coscienza ridotta, sente come naturali sentimenti che, invece, sono di fatto distorti e alienati.
Ed è come dire che ella, in fondo, è più ammalata di Zeno, perchè vive da alienata ma senza che la sfiori neppure il sospetto della sua alienazione. In questa ambivalenza della "verità" ("comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d'istruzione per guarire"), in questa possibilità di rovesciare ogni proposizione, ogni pensiero, nel suo contrario è la coscienza della precarietà dell'esistenza che, qui, però scatta in rilievi umoristici più che patetici ("Però mi sbalordiva; da ogni sua parola, da ogni suo atto risultava che in fondo essa credeva alla vita eterna", ecc.). 
La commistione dei due piani diversi, del comico e del patetico, deriva dall'uso "patetico" che Svevo fa della "allegoria" il nuovo strumento operativo con cui in questo ultimo romanzo compie l'indagine della realtà per meglio penetrarne la sostanza e dissolverne le strutture utilitarie o le incrostazioni moralistiche, e denunciarle come sintomi della "malattia" universale.
Dopo aver "praticato assiduamente per sei mesi interi" la terapia psicanalitica, Zeno si avvede che la cura l'ha reso "squilibrato e malato più che mai". Anche perchè, per concentrarsi tutto nella cura, per "un anno" aveva smesso di scrivere.
Constatato il fallimento della cura, per ovviare alla noia e rimpiazzare la psicanalisi, decide di riprendere a scrivere, fiducioso che questo impegno possa liberarlo "più facilmente del male che la cura gli ha fatto".
Naturalmente scrive "la storia" di quella esperienza, che è come una vera e propria parodia della psicanalisi e dello psicanalista che l'ha curato. La psicanalisi risulta, in definitiva, "una sciocca illusione" e il dottore un "uomo ridicolo". Tanto che fra lui e il paziente, è questo che la sa più lunga e inventa, ma solo per illudere il dottore, confessioni che quello presume di essere lui, con la sua terapia, a suggerirgli. Non passa neppure per la mente all'ingenuo dottore la mistificazione che ci può essere nelle confessioni, tanto più in quelle scritte (specie se chi confessa, parla il dialetto e non lo sa scrivere). La sua specializzazione professionale, anzicchè utile, gli riesce nociva, perchè lo induce ad affidarsi alle formule (le "benedette confessioni") e a schematizzare.
Giunge, così, ad attribuire a Zeno la malattia "diagnosticata a suo tempo dal defunto Sofocle sul povero Edipo: avevo amata mia madre e avrei voluto ammazzare mio padre" (con ciò, ovviamente, è preso di mira lo stesso Freud che nella psiche infantile aveva individuato la presenza del complesso di Edipo).


L'alienazione professionale

Così, tra i due quello che appare più bisognoso di cure (perchè non sospetta neppure la sua alienazione professionale) appare proprio il dottore. Il paziente si presta, ossequioso, ad illuderlo inventando "immagini che avevano la solidità, il colore, la petulanza delle cose vive". "E il dottore registrava. Diceva: Abbiamo avuto questo, abbiamo avuto quello".
Finché non dichiara la guarigione, proprio quando quelle immagini (sui suoi rapporti col fratello, con la madre, col padre) cominciano ad assumere sostanza di autenticità per lo stesso paziente che le ha inventate.

"La vita attuale - scrive Svevo nell'ultima pagina del romanzo - è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinato l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza...,
nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà della mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!".
"Ma non è questo, non è questo soltanto".
"Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorchè la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi I'inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è I'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati".


La visione catastrofica del futuro

"Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie".

In realtà, ed è questa la conclusione del romanzo, la malattia non è solo dell'uomo, ma è della vita, la quale è mortale e non "sopporta cure". Per riportate la salute nella vita, occorrerebbe forse distruggere gli ordigni costruiti per la sua maggiore potenza dall'uomo, che però ha così creato "la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra creatice". 
Di qui le profezie della distruzione universale che Svevo avanza con raccapricciante lucidità.


Afrodisiaco (1) Aglietta (1) Albani (2) Alberti (1) Alda Merini (1) Alfieri (4) Altdorfer (2) Alvaro (1) Amore (2) Anarchici (1) Andersen (1) Andrea del Castagno (3) Andrea del Sarto (4) Andrea della Robbia (1) Anonimo (2) Anselmi (1) Antonello da Messina (4) Antropologia (7) APPELLO UMANITARIO (5) Apuleio (1) Architettura (4) Arcimboldo (1) Ariosto (4) Arnolfo di Cambio (2) Arp (1) Arte (4) Assisi (1) Astrattismo (3) Astrologia (1) Astronomia (3) Attila (1) Aulenti (1) Autori (7) Avanguardia (11) Averroè (1) Baccio della Porta (2) Bacone (2) Baldovinetti (1) Balla (1) Balzac (2) Barbara (1) Barocco (1) Baschenis (1) Baudelaire (2) Bayle (1) Bazille (4) Beato Angelico (6) Beccafumi (3) Befana (1) Bellonci (1) Bergson (1) Berkeley (2) Bernini (1) Bernstein (1) Bevilacqua (1) Biografie (11) Blake (2) Boccaccio (2) Boccioni (2) Böcklin (2) Body Art (1) Boiardo (1) Boito (1) Boldini (3) Bonheur (3) Bonnard (2) Borromini (1) Bosch (4) Botanica (1) Botticelli (7) Boucher (9) Bouts (2) Boyle (1) BR (1) Bramante (2) Brancati (1) Braque (1) Breton (3) Brill (2) Brontë (1) Bronzino (4) Bruegel il Vecchio (3) Brunelleschi (1) Bruno (2) Buddhismo (1) Buonarroti (1) Byron (2) Caillebotte (2) Calcio (1) Calvino (2) Calzature (1) Camillo Prampolini (1) Campanella (4) Campin (1) Canaletto (4) Cancro (2) Canova (2) Cantù (1) Capitalismo (3) Caravaggio (19) Carlevarijs (2) Carlo Levi (3) Carmi (1) Carpaccio (3) Carrà (1) Carracci (4) Carriere (1) Carroll (1) Cartesio (3) Casati (1) Cattaneo (1) Cattolici (1) Cavalcanti (1) Cellini (2) Cervantes (3) Cézanne (19) Chagall (3) Chardin (4) Chassériau (2) Chaucer (1) CHE GUEVARA (1) Cialente (1) Cicerone (8) Cimabue (4) Cino da Pistoia (1) Città del Vaticano (3) Clarke (1) Classici (26) Classicismo (1) Cleland (1) Collins (1) COMMUNITY (2) Comunismo (28) Condillac (1) Constable (4) Copernico (2) Corano (1) Cormon (2) Corot (9) Correggio (4) Cosmesi (1) Costa (1) Courbet (9) Cousin il giovane (2) Couture (2) Cranach (3) Crepuscolari (1) Crespi (2) Crespi detto il Cerano (1) Creta (2) Crispi (1) Cristianesimo (3) Crivelli (2) Croce (1) Cronin (1) Cubismo (1) CUCINA (9) Cucina friulana (2) D'Annunzio (1) Dadaismo (1) Dalì (5) Dalle Masegne (1) Dante Alighieri (8) Darwin (2) Daumier (6) DC (1) De Amicis (1) De Champaigne (2) De Chavannes (1) De Chirico (4) De Hooch (2) De La Tour (4) De Nittis (2) De Pisis (1) De' Roberti (2) Defoe (1) Degas (16) Del Piombo (4) Delacroix (6) Delaroche (2) Delaunay (2) Deledda (1) Dell’Abate (2) Derain (2) Descartes (2) Desiderio da Settignano (1) Dickens (8) Diderot (2) Disegni (2) Disegni da colorare (10) Disegni Personali (2) Disney (1) Dix (3) Doganiere (5) Domenichino (2) Donatello (4) Donne nella Storia (42) Dossi (1) Dostoevskij (7) DOTTRINE POLITICHE (75) Dova (1) Du Maurier (1) Dufy (3) Dumas (1) Duprè (1) Dürer (9) Dylan (2) Ebrei (9) ECONOMIA (7) Edda Ciano (1) Edison (1) Einstein (2) El Greco (9) Eliot (1) Elsheimer (2) Emil Zola (3) Energia alternativa (6) Engels (10) Ensor (3) Epicuro (1) Erasmo da Rotterdam (1) Erboristeria (7) Ernst (3) Erotico (1) Erotismo (4) Esenin (1) Espressionismo (3) Etruschi (1) Evangelisti (3) Fallaci (1) Fantin-Latour (1) Fascismo (26) Fattori (4) Faulkner (1) Fautrier (1) Fauvismo (1) FAVOLE (2) Fedro (1) FELICITÀ (1) Fenoglio (2) Ferragamo (1) FIABE (6) Fibonacci (1) Filarete (1) Filosofi (1) Filosofi - A (1) Filosofi - F (1) Filosofi - M (1) Filosofi - P (1) Filosofi - R (1) Filosofi - S (1) FILOSOFIA (55) Fini (1) Finkelstein (1) Firenze (1) Fisica (5) Fitoterapia (10) Fitzgerald (1) Fiume (1) Flandrin (1) Flaubert (4) Fogazzaro (2) Fontanesi (1) Foppa (1) Foscolo (6) Fougeron (1) Fouquet (4) Fra' Galgario (2) Fra' Guglielmo da Pisa (1) Fragonard (9) Frammenti (1) Francia (2) François Clouet (2) Freud (1) Friedrich (5) FRIULI (8) Futurismo (3) Gadda (2) Gainsborough (14) Galdieri (1) Galilei (2) Galleria degli Uffizi (1) Gamberelli (1) Garcia Lorca (1) Garcìa Lorca (1) Garibaldi (2) Gassendi (1) Gauguin (17) Gennaio (1) Gentile da Fabriano (2) Gentileschi (2) Gerard (1) Gérard (1) Gérard David (2) Géricault (7) Gérôme (2) Ghiberti (1) Ghirlandaio (2) Gialli (1) Giallo (1) Giambellino (1) Giambologna (1) Gianfrancesco da Tolmezzo (1) Gilbert (1) Ginzburg (1) Gioberti (1) Giordano (3) Giorgione (15) Giotto (12) Giovanni Bellini (10) Giovanni della Robbia (1) Giovanni XXIII (8) Giustizia (1) Glossario dell'arte (19) Gnocchi-Viani (1) Gobetti (1) Goethe (9) Gogol' (2) Goldoni (1) Gončarova (2) Gorkij (3) Gotico (1) Goya (11) Gozzano (2) Gozzoli (1) Gramsci (4) Grecia (2) Greene (1) Greuze (4) Grimm (2) Gris (2) Gros (7) Grosz (3) Grünewald (5) Guadagni (1) Guardi (6) Guercino (1) Guest (1) Guglielminetti (1) Guglielmo di Occam (1) Guinizelli (1) Gutenberg (2) Guttuso (4) Hals (3) Hawthorne (1) Hayez (4) Heckel (1) Hegel (6) Heine (1) Heinrich Mann (1) Helvétius (1) Hemingway (3) Henri Rousseau (3) Higgins (1) Hikmet (1) Hobbema (2) Hobbes (1) Hodler (1) Hogarth (4) Holbein il Giovane (4) Hugo (1) Hume (2) Huxley (1) Il Ponte (2) Iliade (1) Impressionismo (85) Indiani (1) Informale (1) Ingres (7) Invenzioni (31) Islam (5) Israele (1) ITALIA (2) Italo Svevo (5) Jacopo Bellini (4) Jacques-Louis David (9) James (1) Jean Clouet (2) Jean-Jacques Rousseau (3) Johns (1) Jordaens (2) Jovine (3) Kafka (3) Kandinskij (4) Kant (9) Kautsky (1) Keplero (1) Kierkegaard (1) Kipling (1) Kirchner (4) Klee (3) Klimt (4) Kollwitz (1) Kuliscioff (1) Labriola (2) Lancret (3) Land Art (1) Larsson (1) Lavoro (2) Le Nain (3) Le Sueur (2) Léger (2) Leggende (1) Leggende epiche (1) Leibniz (1) Lenin (7) Leonardo (43) Leopardi (3) Letteratura (22) Levi Montalcini (1) Liala (1) Liberalismo (1) LIBERTA' (28) LIBRI (23) Liotard (5) Lippi (5) Locke (4) Lombroso (1) Longhi (3) Lorenzetti (3) Lorenzo il Magnifico (1) Lorrain (5) Lotto (6) Luca della Robbia (1) Lucia Alberti (1) Lucrezio (2) Luini (2) Lutero (3) Macchiaioli (1) Machiavelli (10) Maderno (1) Magnasco (1) Magritte (4) Maimeri (1) Makarenko (1) Mallarmé (2) Manet (14) Mantegna (8) Manzoni (4) Maometto (4) Marcks (1) MARGHERITA HACK (1) Marquet (2) Martini (7) Marx (17) Marxismo (9) Masaccio (7) Masolino da Panicale (1) Massarenti (1) Masson (2) Matisse (6) Matteotti (2) Maupassant (1) Mauriac (1) Mazzini (5) Mazzucchelli detto il Morazzone (1) Medicina (4) Medicina alternativa (23) Medicina naturale (17) Meissonier (2) Melozzo da Forlì (2) Melville (1) Memling (4) Merimée (1) Metafisica (4) Metalli (1) Meynier (1) Micene (2) Michelangelo (11) Mickiewicz (1) Millais (1) Millet (4) Minguzzi (1) Mino da Fiesole (1) Miró (2) Mistero (10) Modigliani (4) Molinella (1) Mondrian (4) Monet (14) Montaigne (1) Montessori (2) Monti (3) Monticelli (2) Moore (1) Morandi (4) Moreau (4) Morelli (1) Moretto da Brescia (2) Morisot (3) Moroni (2) Morse (1) Mucchi (16) Munch (2) Murillo (4) Musica (14) Mussolini (5) Mussulmani (5) Napoleone (11) Natale (8) Nazismo (17) Némirovsky (1) Neo-impressionismo (3) Neoclassicismo (1) Neorealismo (1) Neruda (2) Newton (2) Nietzseche (1) Nievo (1) Nobel (1) Nolde (2) NOTIZIE (1) Nudi nell'arte (52) Odissea (1) Olocausto (6) Omeopatia (18) Omero (2) Onorata Società (1) Ortese (1) Oudry (1) Overbeck (2) Ovidio (1) Paganesimo (1) Palazzeschi (1) Palizzi (1) Palladio (1) Palma il Vecchio (1) Panama (1) Paolo Uccello (5) Parapsicologia (1) Parini (3) Parmigianino (3) Pascal (1) Pascoli (3) Pasolini (3) Pavese (3) Pedagogia (2) Pellizza da Volpedo (2) PERSONAGGI DEL FRIULI (30) Perugino (3) Petacci (1) Petrarca (4) Piazzetta (2) Picasso (8) Piero della Francesca (8) Piero di Cosimo (2) Pietro della Cortona (1) Pila (2) Pinturicchio (2) Pirandello (2) Pisanello (2) Pisano (1) Pissarro (10) Pitagora (1) Plechanov (1) Poe (1) Poesie (4) Poesie Classiche (18) POESIE di DONNE (2) Poesie personali (16) POETI CONTRO IL RAZZISMO (1) POETI CONTRO LA GUERRA (18) Poliziano (1) Pollaiolo (4) Pomodoro (1) Pomponazzi (1) Pontano (1) Pontormo (1) Pop Art (1) Poussin (9) Pratolini (1) Premi Letterari (3) Prévost (1) Primaticcio (2) Primo Levi (1) Problemi sociali (2) Procaccini (1) PROGRAMMI PC (1) Prostituzione (1) Psicoanalisi (1) PSICOLOGIA (5) Pubblicità (1) Pulci (1) Puntitismo (3) Puvis de Chavannes (1) Quadri (2) Quadri personali (1) Quarton (2) Quasimodo (1) Rabelais (1) Racconti (1) Racconti personali (1) Raffaello (20) Rasputin (1) Rauschenberg (1) Ravera (1) Ray (1) Razzismo (1) Realismo (3) Rebreanu (1) Recensione libri (15) Redon (1) Regina Bracchi (1) Religione (7) Rembrandt (10) Reni (4) Renoir (19) Resistenza (8) Ribera (4) RICETTE (3) Rimbaud (2) Rinascimento (3) RIVOLUZIONARI (55) Rococò (1) Roma (6) Romantici (1) Romanticismo (1) Romanzi (3) Romanzi rosa (1) Rossellino (1) Rossetti (1) Rosso Fiorentino (3) Rouault (1) Rousseau (3) Rovani (1) Rubens (13) Russo (1) Sacchetti (1) SAGGI (11) Salute (16) Salvator Rosa (2) San Francesco (5) Sannazaro (2) Santi (1) Sassetta (2) Scapigliatura (1) Scheffer (1) Schiele (3) Schmidt-Rottluff (1) Sciamanesimo (1) Sciascia (2) Scienza (8) Scienziati (13) Scipione (1) Scoperte (33) Scoto (1) Scott (1) Scrittori e Poeti (24) Scultori (2) Segantini (2) Sellitti (1) Seneca (2) Sereni (1) Sérusier (2) Sessualità (5) Seurat (3) Severini (1) Shaftesbury (1) Shoah (7) Signac (3) Signorelli (2) Signorini (1) Simbolismo (2) Sindacato (1) Sinha (1) Sironi (2) Sisley (3) Smith (1) Socialismo (45) Società segrete (1) Sociologia (4) Socrate (1) SOLDI (1) Soldi Internet (1) SOLIDARIETA' (6) Solimena (2) Solženicyn (1) Somerset Maugham (3) Sondaggi (1) Sorel (2) Soulages (1) Soulanges (2) Soutine (1) Spagna (1) Spagnoletto (4) Spaventa (1) Spinoza (2) Stampa (2) Steinbeck (1) Stendhal (1) Stevenson (4) Stilista (1) STORIA (68) Storia del Pensiero (81) Storia del teatro (1) Storia dell'arte (123) Storia della tecnica (24) Storia delle Religioni (47) Stubbs (1) Subleyras (2) Superstizione (1) Surrealismo (1) Swift (3) Tacca (1) Tacito (1) Tasca (1) Tasso (2) Tassoni (1) Ter Brugghen (2) Terapia naturale (18) Terracini (1) Thomas Mann (6) Tiepolo (4) Tina Modotti (1) Tintoretto (8) Tipografia (2) Tiziano (18) Togliatti (2) Toland (1) Tolstoj (2) Tomasi di Lampedusa (3) Toulouse-Lautrec (5) Tradizioni (1) Troyon (2) Tura (2) Turati (2) Turgenev (2) Turner (6) UDI (1) Ugrešić (1) Umanesimo (1) Umorismo (1) Ungaretti (3) Usi e Costumi (1) Valgimigli (2) Van Der Goes (3) Van der Weyden (4) Van Dyck (6) Van Eyck (8) Van Gogh (15) Van Honthors (2) Van Loo (2) Vangelo (3) Velàzquez (8) Veneziano (2) Verdura (1) Verga (10) Verismo (10) Verlaine (5) Vermeer (8) Vernet (1) Veronese (4) Verrocchio (2) VIAGGI (2) Viani (1) Vico (1) Video (13) Vigée­-Lebrun (2) VINI (3) Virgilio (3) Vittorini (2) Vivanti (1) Viviani (1) Vlaminck (1) Volta (2) Voltaire (2) Vouet (4) Vuillard (3) Warhol (1) Watson (1) Watteau (9) Wells (1) Wilde (1) Winterhalter (1) Witz (2) Wright (1) X X X da fare (34) Zurbarán (3)