lunedì 15 aprile 2013

LA BARCA DURANTE L'INONDAZIONE, PORT-MARLEY (Boat during the flood,Port-Marley) - Alfred Sisley


La barca durante l’inondazione,  Port – Marley 

Alfred Sisley 1876 

Parigi, Musée d’Orsay 

Olio su tela, cm 61 x 50,5

Osservando il dipinto:

Balza subito all’occhio la mole massiccia della casa sulla sinistra che spicca nella composizione grazie all’uso che l’artista fa di tinte chiare, mentre per il resto privilegia i colori spenti e smorti.
Alle finestre si notano ancora le tendine che dimostrano come, nonostante le avversità atmosferiche e l’inondazione della Senna, la casa sia ancora abitata.

In basso si vedono le strade della cittadina completamente sommerse dalle acque, l’effetto è insolito e fa una certa impressione osservare le barche approdate dove prima, come possiamo immaginare, passeggiavano gli abitanti di Marly.

In tutta la parte inferiore del dipinto l’artista per dare una maggiore trasparenza all’acqua ha diluito molto i colori ottenendo una luminosità diffusa nonostante il grigiore del cielo. E’ inoltre evidente il tentativo di Sisley di rendere visivamente il lieve incresparsi dell’acqua che il vento muove in superficie.
   
Ritratto di Alfred Sisley - Pierre-Auguste Renoir
  
Tra il 1874 e il 1876, approfittando del suo soggiorno a Marly-le Roi, Alfred Sisley esegue alcuni dipinti della vicina Port- Marly. L’artista rimane particolarmente colpito dall’alluvione della Senna del 1876 tanto che volle realizzare una tela d’atmosfera ma che potesse anche essere la documentazione di un evento che lo aveva particolarmente colpito.

Per fare questo applica i colori con piccole pennellate singole, quasi affiancate le une alle altre, che dal centro degradano verso i lati; a queste vengono alternate zone dove le tinte sono molto diluite creando così varie superfici e masse che a volte espandono e altre assorbono la luce.

La tela presenta una peculiarità che non passa inosservata, cioè la totale assenza di drammaticità nonostante il soggetto del dipinto potrebbe portare a tale interpretazione. Osservando le figure abbozzate sommariamente e con pochissimi colori, notiamo un atteggiamento di calma e di quiete che contribuisce a eliminare in chi guarda ogni possibile tensione o preoccupazione.

Questo quadro piacque in maniera particolare a Pissarro che esprime la sua ammirazione in una lettera indirizzata al figlio Lucien nel gennaio del 1899, secondo Pissarro la tela è un vero capolavoro e invita il figlio a prenderla come esempio da seguire.

Ma questa non è l’unica composizione che Sisley dedica all’inondazione di Port- Marley, ce ne sono altre cinque,  una delle quali conservata al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, che rappresentano l’evento. È però probabile che questa sia l’ultima, poiché si vedono gli abitanti che tentano di ritornare alla normalità mentre l’acqua si è quasi del tutto ritirata.

Un anno dopo la morte del pittore, avvenuta nel 1899, questo dipinto viene venduto insieme alla raccolta del critico Tavernier, raggiungendo una cifra ragguardevole. Successivamente entra a far parete della collezione del conte Isaac de Camondo e infine nel 1911 viene donato allo Stato francese.



LA FORESTA DEGLI IMPICCATI (Forest of the Hanged - Pădurea spânzuraților) - Liviu Rebreanu


 

La foresta degli impiccati Liviu Rebreanu

Dati biografici: Romania 1885 – 1944
Anno di pubblicazione: 1922
Titolo originale: Pădurea spânzuraților


La foresta degli impiccati, primo romanzo psicologico della letteratura rumena, esamina la dolorosa situazione dei soldati della Transilvania durante la Prima guerra mondiale, politicamente ancora sotto l’impero austro-ungarico, costretti a combattere contro i connazionali.

Il libro si ispira alla storia vera di Emil Rebreanu, fratello dell’autore, impiccato nel 1917 per aver tentato di passare dalla parte rumena.

L’eroe letterario Apostol Bologa, protagonista del romanzo,  tenente dell’esercito austro – ungarico, subisce un destino simile e, attraverso la sua esperienza, Rebreanu descrive la battaglia tra lealtà e dovere.

Il giovane romeno, dal carattere arrogante e baldanzoso, si arruola volontario nell’esercito totalmente devoto al dovere militare.

Finché, dopo aver fatto parte di una giuria che condanna a morte un disertore, viene inspiegabilmente assalito dal senso di colpa, recupera la coscienza nazionalistica rumena e scopre che i suoi ideali militari sono vuoti.

Incapace di imbracciare le armi contro i connazionali quando viene trasferito sul fronte transilvano, sceglie la forca diventando egli stesso il disertore che aveva a suo tempo disprezzato.

L’impiccagione, considerata la morte più vile e umiliante, era la punizione riservata ai disertori e l’immagine della forca, spesso improvvisata sugli alberi, e dei cadaveri penzolanti infesta questo romanzo che è tutt’oggi una testimonianza di importanza universale, in grado di lasciare un segno profondo nel lettore.

Nel 1964 da questo libro è stato tratto un film per la regia di Liviu Ciulei, con, nella parte di Apostol Bologa, l’attore Victor Rebengiuc


BERTHE MORISOT - EDOUARD MANET - PIERRE-AUGUSTE RENOIR

Berthe Morisot

  
Nel 1868 Fatin-Latour presenta Edouard Manet a Berthe Morisot, mentre si trova al Louvre, intenta a copiare dipinti di Rubens. Berthe rimane conquistata e ammaliata dalla forte personalità del pittore e accetta di posare per lui in una decina di quadri; è lei a convincerlo a dipingere all’aperto, emancipandosi dalle molte rigide regole imposte dagli insegnanti accademici.

Nel 1870 Berthe esegue “Il ritratto della madre e della sorella Edna” (Washington, National Gallery of Art), con l’intenzione di presentarla al Salon. In seguito ad alcune critiche ricevute da Puvis de Chavannes, che invano la corteggia, ella chiede un parere a Manet, che la aiuta dipingendo alcune parti della composizione.
   
Edouard Manet
  
Il 12 dicembre 1874, dopo la morte del padre, Berthe Morisot sposa Eugène Manet, fratello di Edouard. Nello stesso anno partecipa alla mostra impressionista ed è presente a tutte le edizioni successive, a eccezione di quella del 1879 a causa della maternità. In particolare Berthe finanzia con il marito l’ultima edizione, quella del 1886, e prende parte attiva alla selezione degli artisti.

Grazie alla sua personalità e al suo carattere diventa uno degli elementi di coesione del gruppo di impressionisti: gli incontri che organizza il venerdì sera nella sua cara parigina in rue Villejust sono assai animati e frequentati da musicisti, pittori e letterati, tra cui Duret, Zola, Mallarmé; quest’ultimo le dà utili consigli su come rendere più evidente il carattere e la psicologia dei personaggi dei suoi ritratti.
   
Pierre-Auguste Renoir
  
 Successivamente espone con successo presso i galleristi Petit e Durand- Ruel, in Francia e negli Stati Uniti.

Dall’inverno del 1885-1886 anche Renoir frequenta il salotto, diventando uno dei suoi migliori amici, tanto che nel 1892, dopo la morte del marito, entra a far parte del consiglio di famiglia e influenza lo stile della sua pittura.

Negli ultimi anni della sua vita Berthe continua a esporre presso Boussod e Valadon e a dipingere opere di intensa bellezza, fino alla morte, che la coglie a Parigi il 2 marzo1895, a 54 anni, per una congestione polmonare. La figlia Julie, allora diciassettenne, viene affidata in tutela a Renoir e a Mallarmé.
    
Berthe Morisot con cappellino nero e mazzolino di violette (1872)
Edouard Manet - Musée d’Orsay Parigi
Olio su tela cm 55 x 39
      
Tra i molti ritratti che Manet dedica alla sua allieva e modella, questo si distingue per la vivacità e intensità dello sguardo. Il grande cappello nero dalla forma originale fa da cornice al suo volto, in cui spiccano occhi, particolarmente luminosi ed espressivi. I ciuffi di capelli che sfuggono dal copricapo, sulla fronte e sulla nuca, le danno un’aria sbarazzina e spontanea. Nella scollatura dell’abito si intravede un mazzolino di violette, simile a quello che negli stessi mesi l’artista dipinge in una piccola natura morta, che poi donerà alla ragazza, come pegno d’amicizia.
  
Il balcone (1868) - Edouard Manet
Musée d’Orsay Parigi
Olio su tela cm 170 x 124,5
       
Manet ha la prima idea per questo dipinto durante il suo soggiorno a Boulogne; poi lo realizza al suo ritorno a Parigi nel suo atelier di rue Guyot. Per lui posano il paesaggista Antoine Guillemet (1842-1918), la violoncellista Fanny Claus (1846-1869) e, alle loro spalle, seminascosto e in penombra, Léon-Edouard Koella. In primo piano, seduta, Berthe Morisot, che compare per la prima volta in un quadro di Manet.
  
Il riposo (ritratto di Berthe Morisot)1870 - Edouard ManetMuseum of ArtRhode Island School of Design - ProvidenceOlio su telacm 148 x 113
   
Anche in questo ritratto, come nel dipinto “Il balcone” Berthe Morisot ha in mano un ventaglio e il suo sguardo non è rivolto verso lo spettatore, ma alla propria destra, con un atteggiamento pensieroso e malinconico. In questi mesi la ragazza sta attraversando un periodo di dubbi e incertezze, sia personali (ha ventinove anni e non è ancora maritata), sia professionali, dato che teme di non essere in grado di intraprendere la carriera di pittrice. Per di più è gelosa di Eva Gonzales, che Manet ha da poco accolto nel suo atelier come modella e allieva.
  
Julie Manet col gatto (1887) -  Pierre-Auguste Renoir
Musée d’Orsay  a Parigi - Olio su tela cm 64,5 x 53,5
     
In questo ritratto il pittore sottolinea la tenerezza con cui il gatto si lascia coccolare dalla fanciulla, nel cui sguardo possiamo cogliere un’ombra di tristezza e di malinconia. Si noti una certa corrispondenza tra l’abito bianco di Julie e le zampe del gatto e soprattutto tra i lineamenti del volto della fanciulla con quelli dell’animale: in particolare gli occhi sono in entrambi stretti e allungati.










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LA BATTAGLIA SOCIALE DI CHARLES DICKENS (The social struggle of Charles Dickens)

   

"Non vi sono parole per esprimere la segreta agonia della mia anima nel cadere in quella compagnia... nel sentirmi spezzare nel petto le vecchie speranze di poter essere un giorno un uomo colto ed eminente... la disperazione che provava il mio cuore di ragazzo... Tutta la mia natura era così penetrata dal dolore e dall'umiliazione di quei pensieri, che perfino adesso, famoso e lusingato e felice, dimentico spesso i miei sogni di avere una moglie che amo e dei figli che amo; dimentico perfino di essermi fatto un uomo; e torno desolatamente a vagare in quel tempo della mia vita."

L'immagine di questo bambino infelice, umiliato, spaventato e triste - il Charles Dickens dodicenne strappato alla famiglia e ai giochi infantili, alla lettura e alla scuola dall'arresto per debiti del padre e costretto a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe in un magazzino dove i ragazzini incollavano etichette vicino alla finestra, per avere luce, e la gente si fermava a guardarli - rimbalza di pagina in pagina nell'opera dickensiana, Oliver TwistDavide Copperfield, e le prigioni e la miseria, le esecuzioni capitali, i delitti, la malavita, la rispettabilità borghese e la sofferenza degli umili rimarranno sempre i filoni principali di quel complesso e geniale affresco dell'età vittoriana che è costituito dall'insieme delle opere di Dickens.

Sentimento dunque - forse sentimentalismo?... storie commoventi di ragazzi infelici, sofferenze e lacrime -  il lettore col fazzoletto pronto? Lo spettatore, sarei tentato di dire, perchè uno dei caratteri dell'arte di Dickens è quello di un impianto quasi teatrale, prospettico, delle scene e dei personaggi. E questa è certamente una delle ragioni della fortuna che ha arriso alle molte trasposizioni cinematografiche e televisive, che risultano in generale di pieno gradimento del pubblico.
Una galleria di personaggi tragici e comici, buoni e cattivi: Picwick e Sam Welles, Oliver Twist e Brownlow e Sykes l'assassino, Davide Copperfield, i Murdstone, zia Betsy, Micawber, Little Nell la vittima innocente delle ingiustizie sociali, e Nicolas Nickleby e l'avaro Scrooge e dieci e dieci altri, che hanno suscitato commozione e riso, sono piaciuti al grande pubblico fino a diventare emblemi o a passare in proverbio, testimoniano della incredibile popolarità raggiunta da questo autore, maestro nel tratteggio di tipi e nella creazione di intrecci romanzeschi e patetici.

Ma: tutto qui, Dickens? Un autore popolare, un umanitario forte e sincero, un umorista dalla vena comica genuina e felice, forse un po' smaccata? Un "minore" insomma, nella costellazione dei grandi dell'800 ?

Edmund Wilson osserva, in un notevole saggio dal titolo Dickens: i due Scrooge
"Fra tutti i grandi scrittori inglesi Charles Dickens è quello che meno ha ricevuto, nella sua stessa terra, una seria considerazione da parte di biografi, o critici, o eruditi... I letterati di Oxford o di Cambridge, che ultimamente hanno sottoposto a una sdegnosa cernita tanta parte dell'eredità inglese, I'hanno lasciato da canto con un certo sprezzo.... A Bloomsbury si discorre di Dostoevskij, ma si ignora che Dickens fu maestro di Dostoevskij...".

Chesterton asserì che Dickens "..,non era semplicemente uno dei vittoriani, ma bensì di gran lunga il massimo scrittore del suo tempo"... e Shaw dal canto suo ne accostò il nome a quello di Shakespeare: ma, osserva ancora il Wilson, non sono mancati i critici dell'opera dickensiana che l'hanno "stracciato" fino a "...tramutarlo in uno di quegli spaventapasseri vittoriani con qualche ridicolo peccatuccio freudiano: un essere così infantile, presuntuoso e ipocrita da meritarsi nient'altro che un meccanico sorriso di disprezzo".

Giudizi contrastanti, valutazioni diverse e separate l'una dall'altra da un divario profondo. Ma la verità secondo me non sta affatto nel mezzo: Dickens è un grande artista, e se i difetti della sua opera vanno pur colti, molti però dei difetti che gli vennero attribuiti non reggono a una analisi obbiettiva e molti dei pregi per cui è "popolare" sono in effetti autentici segni della sua grandezza.
La verità è che, man mano che si legge Dickens e ci si inoltra nella descrizione minuziosa e felice degli ambienti e dei caratteri, si viene contemporaneamente scoprendo un mondo complesso, organico, un quadro d'insieme quale risulta alla fine dall'opera dickensiana, che è di per sè un grande valore e, anche, un valore eccezionale: un ritratto dell'Inghilterra vittoriana nella sua realtà complicata e contraddittoria - un ritratto dell'Inghilterra, anche, che è sì l'Inghilterra del suo tempo, è l'Inghilterra di Dickens ma sa essere nello stesso tempo l'indagine acuta di componenti non effimere e legate a un singolo periodo o ambiente, bensì di tratti salienti e molti ancora oggi vivi o dei quali si avverte il riverbero in caratteri specifici della società inglese. Sì che per comprendere l'Inghilterra, e anche l'Inghilterra di oggi, la lettura di Dickens appare forse come uno strumento ancora oggi non inadeguato.

Davide Copperfield è fra tutti i romanzi del Dickens il più completo, un microcosmo che riassume un po', in sè, il  ritratto dell'Inghilterra quale l'autore lo veniva dipingendo nell'insieme dell'opera sua: ma se il Copperfield è, anche per questo, il più noto e apprezzato dei romanzi di Dickens di cui è considerato il capolavoro, è all'insieme del lavoro dickensiano che dobbiamo guardare per trovarvi una delle chiavi della grandezza e attualità dello scrittore.
Attualità ho detto: e questo argomento non si giustifica soltanto per le considerazioni fatte sopra. Attualità dello scrittore, vuol dire anche, usando un termine di moda, godibilità attuale: per ragioni di stile, di lingua, di invenzione del linguaggio.
E Dickens inventa il suo linguaggio, I'opera dickensiana è la prima produzione letteraria inglese totalmente "non aulica", comprensibile da tutti: l'esperienza di giornalista che tanto spesso nuoce allo scrittore facendolo corrivo al banale, al "corrente", da lui è utilizzata appieno per la invenzione di uno stile moderno, di un linguaggio senza passatismi paludati.

Che dire ancora di Dickens ? ...che Il circolo Pickwick è veramente forse il capolavoro dell'umorismo britannico?...che Micawber e la signora Nickleby sono ben più che macchiette, che il "Circumlocution Office", l'Ufficio Circonlocuzioni (in Little Dorrit), "il più importante dicastero governativo", quello che "possiede alla perfezione l'arte di sapere come non si fanno le cose, e che è infeudato da generazioni alla famiglia aristocratica dei Barnacles (molluschi)" è ben più di una caricatura e una satira degne di Swift?
Su Dickens naturalmente sono stati versati e si potranno versare ancora fiumi d'inchiostro. Il famoso "difetto di costruzione" del romanzo dickensiano ad esempio, con i personaggi che appaiono sulla scena all'inizio, a tutto tondo, in un grande corale che li inquadra e nel quale si stagliano descritti in ampiezza e profondità - e poi a un certo punto, i personaggi (molti, quasi tutti) cessano, l'Autore si direbbe che non sappia più che farne, quando non li fa opportunamente morire li spedisce.in giro per il mondo perchè sono morti come personaggi, non sa come farli concludere e li abbandona. Ma un ultimo argomento, come l'obbligo che sia trattato - senza di esso un profilo del Dickens sarebbe troppo incompleto.

Scrivendo di lui sul New York Tribune, Carlo Marx lo collocava "in quella brillante scuola di romanzieri inglesi le cui perfette ed eloquenti descrizioni hanno rivelato al mondo più verità politiche e sociali di tutti i politici, i pubblicisti ed i giornalisti messi insieme".

La battaglia sociale di Dickens dunque:. gli 'slums' e le prigioni, gli asili per i poveri, l'ipocrisia malvagia e convinta dei Murdstone che tramano infamie come se fosse loro dovere -  un ritratto completo dell'Inghilterra ho già detto, preso da più punti di vista in più ambienti sociali e culturali: però il punto di vista d'elezione, il più congeniale a Dickens, è certamente quello umanitario e sociale, e le conquiste dovute se non del tutto in parte notevole alla sua penna alla sua tenace battaglia civile, non sono di poco conto. 
Quando nel 1849 dopo aver assistito ad alcune esecuzioni capitali a Londra Dickens scrive al Times dando inizio ad una agitazione per fare abolire le impiccagioni in pubblico, egli si batte per l'umanità, contro un costume crudele e terroristico ipocritamente spacciato come necessità di educare per mezzo dell'esempio. E nella battaglia per la liberazione dell'incivile istituto della prigione per debiti, l'immortale Micawber non è, forse, un combattente per la giustizia sociale nè un "eroe positivo", adamantino nelle virtù come nelle sofferenze: ma certo ha fatto di più per i suoi simili presi nel vortice dell'indigenza e dello strozzinaggio il dickensiano Micawber, che molti "eroi" della spada e della penna. Così come il profondo rispetto che anima la descrizione di alcune figure femminili, valga per tutte la zia Betsy del Copperfield: il modo in cui la sua sensibilità lo porta ad affrontare nei suoi romanzi la "questione femminile" creando figure indimenticabili per forza autonomia e dignità di carattere è quello di un uomo moderno, attento a cogliere le correnti profonde di mutamento del costume e della società e a battersi per tutto quanto segni un progresso per l'umanità.
   


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