martedì 29 ottobre 2013

FESTE GALANTI (Fêtes galantes - Gallant festivities) - Paul Verlaine

Verlaine fotografato nel 1893

FESTE GALANTI è  l'opera senz'altro più conosciuta di Verlaine, grazie anche alla musica di Claude Debassy. Stampata nel marzo del 1869, sempre da Lemerre, anch'essa passa praticamente inosservata, o comunque non apprezzata per il suo reale valore.
Si riscontra a proposito il solito commento enfatico dì Victor Hugo che, dal suo esilio dì Marine Terrace, proclama Verlaine... "uno dei primi, uno dei più affascinanti componenti la nuona, sana legione dì poeti ai quali io, vecchio pensatore solitario, mando il mio ammirato saluto". 
conclude: 
"Quanta delicatezza e quanta bravura in questo bel volumetto... Les coquillages! E quest'ultimo verso, autentico gioiello!". 
Più attento, Mallarmé individua con rigore l'importanza delle ventidue liriche che compongono le Fêtes galantes; la sua ammirazione per questo libro di Verlaine non cessa nel tempo: vent'anni più tardi raccomanda ai giovani caposcuola del simbolismo dì impararlo a memoria.

I nuovi personaggi di Verlaine sono dunque Clitandro, Arlecchino, Colombina, Tirsi, Aminta, Damide, Pierrot...
Mentitori galanti e civettine tutte moine che si muovono tra bisbiglì, ammicchi, deliziose rincorse; prevalgono il chiaro di luna, le atmosfere sfumate, il sottovoce. 
Sono personaggi eternamente sospesi tra la consapevolezza ("non sembra che essi credano alla loro felicità") e la passiva accettazione delle regole della brigata eterogenea ("e noi amiamo questo gìoco d'inganno). 
Esternamente, Verlaine sembra realizzare l'intenzione dì una piacevole poesia d'intrattenimento, d'ambiente, di illustrazione, in cui agiscono fantocci colorati e senza anima: penombre, getti d'acqua, gite in barca, fauni di terracotta sembrano tutti elementi essenziali di un kitsch raffinato e coltissimo, in cui le figure umane non hanno consistenza e spessore psicologico al di là del gesto, d'una piroetta, d'un riso malizioso, d'una audacia improvvisamente favorita dalle circostanze, d'un pizzico di chitarra
Il verso, orizzontalmente, segue l'umore di questa finissima trama di sentimenti superficiali, di emozioni rapide, di "piacevolezze" cromatiche e sonore.

Gli stimoli visivi vengono per Io più suggeriti dall'arte di Watteau, di Lancret, di Fragonard e di Bouchet: al poeta, si direbbe, non resta altro se non il godibile passatempo di una scrittura in versi, che scorra amabilmente da un particolare all'altro, affidando al costante gioco del ritmo l'ambizione alla continuità di tono e di prospettiva. 
Ma Verlaine, in realtà, di quell'arte, che sa ormai remota e irraggiungibile, ribalta il senso e la destinazione. Egli non ricrea la malia di un mondo per sempre perduto,  i sospiri di personaggi da burla ormai relegati alla funzione di marionette goffe e irreali: li riproduce perciò senza alcuna sincronia di gesti, estranei nel ripetersi all'infinito, totalmente disponibili - per questo loro essere perfetto e degradato fondale - alla volontà che ne svela il congegno e, con esso, la vanità. 
Ridotta prossima allo zero la quantità di informazione degli Arlecchini e delle Colombine nei confronti di quel mondo settecentesco che vorrebbero rievocare, Verlaine ne ricarica le sagome vuote, volgendole in una direzione tutta nuova. Si serve, cioè, di tutta quella cornice di frizzante e inautentica mondanità, per costruirsi - in alternativa con la vita - una sua poesia libera dai modelli sui quali si è finora esercitata. Ma questa non riduce in margini esigui o elusivi il suo confronto con il reale, anzi: questo confronto -  senza alcuna prospettiva di tipo mimetico o veristico - diventa più drammatico ed insistente per cui la letteratura (il cui antico simbolo - il nome del poeta - "si leggeva a malapena tra l'ombra di un albero") trova una sua estrema, paradossale giustificazione. 

Scrive a questo proposito Mario Pasi: 

"Sotto le vesti settecentesche, Verlaine agita paurosi fantocci, dolorose maschere, piccole infamie:l'ambiente è pretesto, è teatro [...] Verlaine esprime anche qui il suo chiaro giudizio su un mondo di morti, proietta mimi dal volto incipriato e dal cuore martoriato fin sul nostro palcoscenico. Gente senza nome e senza volto danza senza gioia, sfiorata, forse, da un destino sconosciuto, ma non per questo meno terrificante".


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lunedì 28 ottobre 2013

RITRATTO DI CHARLOTTE DI FRANCIA (Portrait of Charlotte of France) - Jean Clouet

RITRATTO DI CHARLOTTE DI FRANCIA (1520-1524)
Jean Cloue (1485 circa - 1541)
Insitute of Art  Minneapolis
Olio su tavola cm 17,7  x 13,9
L'identificazione della fanciulla ritratta in questo dipinto di Jean Clouet è stata alquanto dibattuta. Anche se sul retro del quadro è un'iscrizione antica che identifica la giovane come la principessa Elisabetta, figlia di Enrico II e Caterina de' Medici, esso è stato esposto come Ritratto di Jeanne d'Albret, madre di Enrico IV di Francia.
Grazie allo studioso Diemer, nel 1906 è stato unanimemente stabilito che la fanciulla ritratta sia Charlotte di Francia (1516-1524) figlia di Francesco I.
L'identificazione è stata possibile in base al costume, anteriore al 1525, eliminando così il dubbio che il soggetto fosse Jeanne d'Albret, nata invece nel 1528.

Le fattezze e l'abbigliamento della fanciulla ritratta corrispondono, inoltre, a quelle di Charlotte che compare, insieme alle sorelle Margherita e Maddalena, nel "Libro delle Ore" di Caterina de' Medici.
Il ritratto è uno dei pochi sicuramente di mano di Jean Clouet; la posa della giovane, infatti, corrisponde a quella tipica di questo artista: a mezzo busto e con le mani posate in primo piano.
Quindi uno schema ancora arcaico, che rivela la formazione fiamminga, soprattutto nella resa realistica delle fisionomie e nel gusto per il particolare.
La solidità e la semplicità dell'impostazione formale risentono, invece, dell'influenza di artisti francesi, come Fouquet e Perréal, e italiani, come Leonardo.


Il Ritratto di Charlotte di Francia è databile intomo al 1520-1524. Lo stato di conservazione
attuale è piuttosto buono, anche grazie al restauro del 1958.

In passato il dipinto è appartenuto a varie collezioni, come quella di Agnew & Sons di Londra, di Comillon di Parigi, di John Simon di New York. Nel 1972 John R. Van Derlip, lo donò all'Istitute of Art di Minneapolis.


Le origini della ritrattistica in Francia

Molto poco sappiamo della ritrattistica Francia prima di Jean Clouet. 
La più antica testimonianza è un dipinto raffigurante Jean Le Bon del 1360, oggi al Louvre. 
Altri esempi dello stesso periodo sono i ritratti di Carlo V e Jeanne de Bourbon, del 1375 circa, compresi nel Parlement de Narbonne (Parigi, Louvre) e il piccolo acquarello raffigurante Louis II d' Anjou del 1412-1415.

Spesso i ritratti potevano trovarsi nei manoscritti, come possiamo vedere nelle Très riches heures du duc de Berry (1416)dove il committente è raffigurato insieme al Santo suo protettore. 
Ritratti si potevano trovare anche negli arazzi, nelle vetrate e, ancora, sulle lastre tombali.

Il primo artista che ebbe un certo rilievo nel campo della ritrattistica fu Jean Fouquet (1420 circa - 1480), del quale ricordiamo il ritratto di Carlo VII, al Louvre.
Fouquet divenne pittore del re a trentacinque anni, prima che Jean Clouet venisse assunto con tale compito da Francesco I, nel 1516.


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mercoledì 23 ottobre 2013

CIMABUE - Pittore italiano (Italian painter)

MADONNA DI CASTELFIORENTINO (1283-1284)
Cimabue (1240 circa - 1302)
Museo di SantaVerdiana, Castelfiorentino
Tempera su tavola cm 69 × 51
     
Di Cimabue, il cui vero nome era Cenni di Pepe, non conosciamo la data di nascita. 

Il più antico documento che lo ricorda è un atto notarile redatto a Roma il 18 giugno del 1272. 

Le ultime notizie che lo riguardano si trovano in tre documenti pisani degli anni 1301 - 1302. 

Cimabue è pagato per completare il mosaico absidale del duomo di Pisa e risulta inoltre impegnato a dipingere una tavola per la chiesa dell'ospedale di Santa Chiara nella stessa città. 

In questo arco di tempo si svolse una lunga attività del pittore, che il Vasari ricorda essere stato il maestro di Giotto di Bondone. 

Gli studiosi sono concordi nel riconoscere la prima opera nota di Cimabue nel CROCIFISSO della chiesa di San Domenico ad Arezzo, forse databile verso il 1260 - 1270. 

La CROCE dipinta nel Museo di Santa Croce a Firenze è invece di qualche tempo dopo (1280 circa), poiché dimostra chiaramente il superamento degli stilemi di origine bizantina, ancora molto marcati nel CROCIFISSO aretino, e il volgersi verso una pittura più morbida e accarezzata dalla luce, toccata da un intenso e più umano patetismo. 

Le due grandi MAESTA', quella della Galleria degli Uffizi a Firenze, che ho descritto nell'opinione precedente, e quella del Louvre di Parigi sono state variamente datate fra il 1275 e il 1300, ma le differenze stilistiche inducono a credere che la prima preceda la seconda di diversi anni. 

Cimabue ebbe un ruolo di grande rilievo anche nella decorazione della basilica di San Francesco ad Assisi (1277 - 1292), dove sono sicuramente di sua mano LA MADONNA IN TRONO FRA ANGELI E SAN FRANCESCO, nella chiesa inferiore e gli affreschi del transetto, con la celebre CROCIFISSIONE, nella chiesa superiore. 

Cimabue fornì quasi certamente anche idee e disegni per la decorazione a mosaico della cupola del Battistero di Firenze. 



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FRANÇOIS CLOUET - Vita e opere (Life and Work)

IL BAGNO DI DIANA (1550 circa)
François Clouet (1515-1572)
Museo d'Arte di San Paolo - Brasile
 Olio su tavola cm  78 x 110 

FRANÇOIS CLOUET (1516 - 1572) 
Pittore francese 

François Clouet, figlio di Jean, pittore e miniatore della corte di Francia all'inizio del XVI secolo, nacque intorno al 1516 a Tours e morì a Parigi nel 1572. 

Nel 1541 succedette al padre, morto in quell'anno, nel ruolo di pittore ufficiale della corona. 

Ben presto l'artista conseguì una grande fama, soprattutto grazie ai due filoni di pittura prediletti: i temi allegorici e mitologici, realizzati in uno stile manieristico prossimo a quello della scuola di Fontainebleau, e i ritratti. 

Del primo filone ricordiamo la Dama al bagno della National Gallery di Washington e la Dama alla toilette del museo di Rouen. 

E evidente in questi dipinti l'influsso esercitato sull'artista dai pittori manieristi italiani chiamati da Francesco I ad operare nel castello di Fontainebleau, come Rosso Fiorentino, Primaticcio e Niccolò dell'Abate. 

Per quanto riguarda i ritratti bisogna sottolineare il grande debito che François Clouet ebbe nei confronti del padre Jean, la cui notorietà è affidata soprattutto a questo genere pittorico. 

I ritratti di François si possono dividere in due serie: i "crayons", disegni a matita leggermente colorati e di modeste dimensioni, ispirati ai ritratti eseguiti a matita dal padre Jean, dall'acuta penetrazione psicologica, e i ritratti ad olio, che dimostrano l'interesse di Clouet per l'arte italiana del Rinascimento nella solennità del taglio compositivo e nella scelta dei colori caldi. 

Fra questi ricordo il bellissimo "Ritratto del botanico Pierre Cuthe" del 1562, e il piccolo "Ritratto di Elisabetta d'Austria, regina di Francia", opera estrema dell'artista, eseguita verso il 1571. 

In entrambi i dipinti, conservati oggi al Museo del Louvre, emerge la grande sensibilità di Clouet per la resa della personalità del personaggio e per i dettagli del costume. 

A Clouet si devono anche alcune serie di ritratti miniati, fra cui sono da ricordare quelli eseguiti su medaglioni o su libri di devozione per la regina Caterina de' Medici.


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RITRATTO DEL BOTANICO CUTHE (Portrait of Cuthe) - François Clouet

RITRATTO DEL BOTANICO CUTHE (1562) 
François Clouet (1516 - 1572)  
Museo del Louvre a Parigi 
Tavola cm 91 x 70 



Il botanico Pierre Cuthe è stato raffigurato dal pittore François Clouet in una solenne posa di tre quarti, quasi si trattasse di un personaggio della nobiltà. 

L'ambientazione è piuttosto spoglia, dallo sfondo neutro di color grigio-verde emerge solo la sagoma della figura dello studioso, la cui serietà morale è ben espressa dal volto compassato e dallo sguardo fermo. 

Sul tavolo compare il suo indispensabile strumento di lavoro: un erbario aperto, le cui pagine mostrano una ricca raccolta di vegetali essiccati. 

Sembra che il pittore abbia voluto conferire una particolare dignità all'uomo che compie studi e ricerche nel campo della natura. 

Bisogna ricordare fra l'altro che proprio nel XVI secolo la scienza della botanica compì grandi passi in avanti. 

Quanto alla struttura del ritratto è da sottolineare lo stretto rapporto con la ritrattistica italiana del Rinascimento, soprattutto con quella di area veneta. 

Il modo con cui è realizzata la tenda verde a sinistra rimanda all'arte di Tiziano o del Veronese, soprattutto per gli effetti di luce che accentuano il senso materico della stoffa. 



L'opera di capitale importanza è entrata al Museo del Louvre nel 1908 grazie a un dono della Societé des Amis du Louvre. 

Un'iscrizione posta nello sfondo, in basso a sinistra, consente di identificare il personaggio con il botanico Pierre Cuthe, e reca inoltre la data 1562. 

Dello stesso artista il museo parigino conserva un piccolo delizioso Ritratto di Elisabetta d'Austria, regina di Francia, pervenuto al Louvre nel 1817 dalle collezioni reali. 

La tavoletta, quasi un ritratto miniato, è databile intorno al 1571. 


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martedì 22 ottobre 2013

NICOLAS LANCRET - Vita e opere (Life and Work)

L'altalena (1735)- Nicolas Lancret
 Victoria and Albert Museum - London, Uk
Olio su tela cm 70 x 89 

Nicolas Lancret nacque a Parigi il 22 gennaio 1690.
Dopo l'esordio come mediocre pittore di storia, egli divenne allievo di Claude Gillot, amico intimo di Antoine Watteau.
Iniziò come copista, ma presto, incoraggiato dai consigli di Watteau, si allontanò dal maestro alla ricerca di uno stile proprio che avesse come punto di riferimento lo studio della natura. I soggetti dei suoi dipinti furono sempre influenzati da Watteau, e ritraggono maschere italiane, feste galanti e scene allegoriche. 

Gli esempi più significativi sono: 

Commedianti italiani presso una fontana, del 1720 circa (Londra, Wallace Collection) 

Infanzia (Londra, National Gallery)

Inverno, eseguito nel 1738 (Chantilly, Musée Condé).

L'imitazione dello stile di Watteau è così perfetta che certe tele di Lancret si confondono con quelle del grande maestro francese. Questo irritò profondamente Watteau, che spezzò ogni rapporto con il giovane collega.

Dal 1714 Lancret fu protetto dal raffinato collezionista Pierre Crozat, che in passato aveva già sostenuto Watteau. Grazie a questo appoggio I'artista ricevette numerosi riconoscimenti e, nel 1719, l'Accademia lo riconobbe come pittore di feste galanti.

Ormai entrato nel giro degli artisti di successo, Lancret riuscì a farsi introdurre alla corte di Luigi XIV, che gli commissionò le Quattro Stagioni, destinate al castello di Muette.

I soggetti di motti suoi dipinti si ispirano alle commedie di La Fontaine e raffigurano volti noti del teatro francese, come il Ritratto di Marie Anne de Cupius de Camargo, (Washington, National Gallery of Art).

Nel pieno del suo successo, a soli cinquantatre anni, Lancret morì improvvisamente il 14 settembre 1743.


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CONCERTO NEL PARCO (Concert in the park) - Nicolas Lancret


CONCERTO NEL PARCO (1738) 
Nicolas Lancret (1690-1743)
Museo dell'Ermitage - San Pietroburgo
Olio su tela cm 61,5 x 51,5

La tela presenta un gruppo di giovani, riuniti in uno splendido giardino. 
In primo piano, sulla sinistra, sono sedute tre fanciulle, affascinate dalla musica dei giovani che le accompagnano. 
Sullo sfondo, a destra, è un altro gruppo di giovani, una delle quali raccoglie fiori, mentre un'altra pare che respinga le avance di un pretendente. 

La posizione sociale dei giovani è chiara dal loro abbigliamento: i giovani in primo piano appartengono all'aristocrazia; quelli in secondo piano ad un ceto meno elevato, anzi, è possibile che facciano parte della servitù, in dotazione in occasione della scampagnata. 

Come la maggior parte delle opere di Nicolas Lancret, anche questa composizione trae spunto dai soggetti galanti di Watteau, in particolare il riferimento più diretto di questo soggetto par e sia la Gioia di vivere.
Si ritrova il medesimo interesse per la natura e per la vita frivola dell'aristocrazia francese. 
Ma rispetto alle opere di Watteau, si avverte una sorta di incapacità di rendere al meglio il soggetto ritratto, una sorta di virtuosismo accademico, come dimostrano le tonalità fredde, che non hanno nulla da spartire con la calda cromia, di sapore veneto, di Watt€eau.

Il quadro, privo della firma, dovette essere acquistato appena dopo la sua esecuzione dagli agenti della zarina di Russia; infatti, già nella seconda metà del Settecento, esso era nella "Casa di Campo Privata" della famiglia imperiale a Peterhof.
Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, nel 1923, era all'Ermitage, quindi, dal 1924 al 1927, fu esposto al Museo Puskin di Mosca, e dopo tale data riportato a San Pietroburgo. 
Due dipinti con un soggetto molto simile a questo, sempre di Lancret, si trovano alla Wallace Collection di Londra.


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LA TAZZA DI CIOCCOLATA - Nicolas Lancret

CONCERTO NEL PARCO - Nicolas Lancret

XX secolo - MOVIMENTI D'AVANGUARDIA NELL'ARTE (XX Century - Avant-garde movements in art)

Les demoiselles d'Avignon - Pablo Picasso (Vedi scheda)

All'inizio del XX secolo hanno origine movimenti di avanguardia in totale rottura con tutto ciò che li precede. Questa spaccatura è alla base dell'arte del XX secolo che ne riflette l'angoscia, la coscienza dl una crisi e la passione per tutte le forme di esperienza.

Gli stessi pittori si spostano fra movimenti e scuole. Picasso, creatore di forme e di formule nuove, può da solo rappresentarli tutti e tutte; del resto egli affermava:

"Dipingo le cose come le penso e non come le vedo".

A partire dal 1905, con il Fauvisme, la pittura tende a semplificarsi, abbinando i colori puri in un contrasto spesso violento. 

Il Cubismo si adopera a distruggere e a ricostruire I'oggetto, rappresentandolo sulla stessa tela frontalmente, di profilo, di spalle, dall'alto, come se l'occhio si spostasse girando intorno al soggetto del quadro. 

Il Futurismo glorifica la civiltà moderna con un'energia piena di ottimismo. 

Il movimento Dada, deliberatamente nihilista, rimette in questione tutte le forme d'arte, denunciando l'assurdità della vita. 

L'Espressionismo, di origine tedesca, evidenzia l'alienazione drammatica dell'uomo in una società ammalata, !e sue sofferenze, la solitudine, ricorrendo.a volte ad una tecnica barocca violenta e tormentata.

Nasce l'arte astratta, così mal compresa, così screditata sin dal 1910, come tutto l'Espressionismo. L'incertezza della condizione umana la distoglie dalla realtà e dalle forme consuete e visibili a beneficio di figure immaginarie e di un nuovo impiego del colore, ad esempio in forme geometriche. 

Il Surrealismo, che galvanizza l'éIite intellettuale, si prende gioco dei valori eterni della civiltà annientati nello sfacelo delle guerre mondiali; seguendo Freud, utilizza l'arte per rivelare il mondo nascosto dell'inconscio; evidenziando sogni, allucinazioni ed ossessioni.

Nasce così l'arte moderna che, assieme a quella dei secoli precedenti, grazie allo sviluppo dei musei, dei libri d'arte e dei media, non è più riservata ai ricchi e ai principi, ma è accessibile a tutti e in tutti i paesi.


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XIX secolo - DAL ROMANTICISMO ALL'IMPRESSIONISMO (XIX Century - From Romanticism to Impressionism)

Viandante sul mare di nebbia (1818)
Caspar David Friedrich
Amburgo, Kunsthalle
    
Per più di un secolo, da David a Degas, la pittura, a dispetto dei suoi riflussi e delle sue contraddizioni, attraverso i suoi ritmi rivoluzionari, individualisti e immaginari, è dall'inizio alla fine romantica.

La Francia dei Lumi del secolo precedente ritorna a fare dell'arte il suo centro di interesse. Gli artisti europei e della provincia non smettono di affluire a Parigi; Ingres e Cézanne arrivano dal Midi; Coubert dalla Franca Contea spagnola e poco dopo giungerà Turner. 
È a Parigi che gli ideali rivoluzionari e romantici, nati in Germania, si esprimeranno in pittura con un'ampiezza senza eguali e con una ricchezza di personalità fuori dal comune, caratterizzando la vita e avendo come uniche leggi la passione per l'oggetto e il senso della fatalità.
Epoca rara di delirio di intelligenze, di tragedia dei cuori, che va in effetti, da David all'Impressionismo, alla ricerca di nuove forme di approccio al colore.
Al centro c'è I'uomo, solo di fronte a se stesso e alla natura, dalla patetica raffigurazione di Marat eseguita da David e dalle anatomie sofferte di Delacroix e di Coubert, fino ai nudi e ai ritratti degli impressionisti che montano i loro cavalletti in mezzo alla natura.

Il Naturalismo, in reazione al Romanticismo, sopprime i soggetti grandiosi prediligendo i fatti quotidiani, ma con la stessa impostazione tragica. 
L'Impressionismo, apoteosi del colore, che chiude il secolo in uno scoppiettante fuoco d'artificio, sacrifica tatto all'impressione immediata e alle forme nuove. Il pittore è l'immagine del suo tempo, il ricercatore di un equilibrio patetico, puramente individuale, sostenuto solo dal suo lirismo. In questo secolo, così importante per la pittura, I'innovazione influirà continuamente sulla tradizione conservatrice degli accademisti, che giudicavano Manet "scandaloso".


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XIV secolo - ARTE GOTICA

XV secolo - ARTE DEL QUATTROCENTO

XVI secolo - ARTE DEL RINASCIMENTO

XVII secolo - ARTE CLASSICA

XVIII secolo - ARTE DAL BAROCCO AL ROCOCO'


* La vita di JACQUES LOUIS DAVID

LA MORTE DI JOSEPH BARA - Jacques Louis David

LE SABINE (1799) - Jacques-Louis David

L'INCORONAZIONE DI NAPOLEONE I (1805 - 1807) Jacques Louis David

RITRATTO DI PIO VII (1805) - Jacques-Louis David

RITRATTO DI MADAME TRUDAINE (1792) - Jacques-Louis David

IL GIURAMENTO DEGLI ORAZI (The Oath of the Horatii) - Jacques-Louis David


* CASPAR DAVID FRIEDRICH - Vita e opere

ABBAZIA NEL QUERCETO - Caspar David Friedrich

MONACO SULLA SPIAGGIA - Caspar David Friedrich

SUL VELIERO - Caspar David Friedrich


* BAGNO TURCO - Jean Auguste Dominique Ingres

LA BAGNANTE DI VALPINÇON - Jean Auguste Ingres

ODALISCA CON LA SCHIAVA (1842) Jean Augste Dominique Ingres

IL SOGNO DI OSSIAN - Jean Auguste Dominique Ingres

PAOLO E FRANCESCA SORPRESI DA GIANCIOTTO - Jean Auguste Dominique Ingres


RITRATTO DI MADEMOISELLE RIVIÉRE (1806) - Jean Auguste Dominique INGRES


* WILLIAM TURNER (1775-1851) - Vita e opere

PIOGGIA, VAPORE E VELOCITÀ - William Turner

LA TEMPESTA DI NEVE - William Turner

VEDUTA DI MORTLAKE TERRACE, SERA D'ESTATE - William Turner

SAN GOTTARDO, IL PONTE DEL DIAVOLO (1803-1804) - William Turner 

NORHAM CASTLE, ALBA (Dawn in Northam Castle) - William Turner













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