venerdì 28 dicembre 2012

IL MULINO SULLA FLOSS (The mill on the Floss) - George Eliot



IL MULINO SULLA FLOSS 

George Eliot 





TRAMA 




Il mulino di Dorlcote sorgeva sulle rive della Floss, presso la cittadina di St. Ogg's. 

Oltre cento anni fa, al tempo di questa storia, esso apparteneva ai Tulliver già da quattro generazioni. In quella vecchia casa era nato Tom e, tre anni dopo, Maggie; per quei campi e su quelle rive tanti piccoli Tulliver avevano scorazzato per anni e anni, di generazione in generazione: Tom e Maggie ne ripetevano le gesta. 

A Maggie, per essere felice, bastava che Tom fosse contento di lei e le permettesse di partecipare a tutti i suoi giochi, di correre con lui sulle verdi rive del fiume. Era convinta che quella vita beata non potesse mutare mai. Solo sarebbero diventati grandi e non sarebbero più andati a scuola: proprio come nelle vacanze. 




Quando Tom compì tredici anni, fu mandato a studiare lontano da St. Ogg's, in casa del reverendo Stelling. Aveva un solo compagno di studi: Philip Wakem, uno dei più eminenti cittadini di St. Ogg's. 

Costui era l'avvocato del fattore Pivart, con il quale Tulliver era in lite per questioni "di acque" riguardanti il mulino. Se quel Pivart avesse vinto la causa, sarebbero stati guai seri per i Tulliver. 

Tom non riusciva a liberarsi dell'idea che si dovesse diffidare di Philip, figlio di "quel filibustiere"; anche l'aspetto fisico di Philip Wakem metteva Tom a disagio: Philip infatti era gobbo. 

Un giorno Maggie si recò a visitare Tom e in quella occasione conobbe Philip, il figlio di "quel perfido avvocato Wakem che faceva tanto arrabbiare papà". 

Il cuore di Maggie era colmo di tenerezza, che si riversava di solito sugli esseri più disgraziati e infelici. Quando Philip incontrò gli occhi di lei, vi lesse tutto lo slancio affettuoso che la fanciulla non sapeva esprimergli a parole. 
Divennero amici. La loro confidenza reciproca fu una cosa improvvisa e meravigliosa. In quei pochi giorni della permanenza di Maggie, Philip si sentì felice, forse per la prima volta in vita sua. 
Al momento di partire Maggie gli buttò le braccia al collo, con uno di quei suoi slanci affettuosi che la rendevano così cara. 
"Mi ricorderò sempre di voi, Philip - gli disse - e vi bacerò quando ci rivedremo, anche se sarà passato tanto tempo". 


Passò davvero tanto tempo e molte cose tristi accaddero al mulino di Dorlcote. Papà Tulliver, perduta la sua causa contro Pivart, si trovò carico di debiti e di ipoteche e non poté impedire che il mulino, la casa, la terra e perfino i mobili fossero venduti all'asta. L'avvocato Wakem diventò il padrone di Dorlcote: nella vendita all'incanto aveva offerto la somma più alta. Accettò che Tulliver rimanesse al mulino come suo gerente: lo sapeva onesto e si fidava.

Tulliver si ammalò dal dispiacere. 

Quando fu in grado di comprendere l'entità della sua rovina, si sentì uno straccio d'uomo. Rimaneva in lui un'unica scintilla vitale: il suo odio profondo e violento contro Wakem, che riteneva la causa prima delle sue disgrazie. Pure, si adattò a fargli da gerente, perché l'amore per la vecchia casa fu più forte della ribellione alla sua nuova condizione di "servo". 

Non poteva reggere al pensiero di lasciare il mulino, la terra, tutto ciò che per più di un secolo era appartenuto alla sua famiglia. 

Spinto dal suo odio per Wakem, fece scrivere a Tom queste terribili parole sulla Bibbia di casa... 

"Io, Thomas Tulliver, non dimenticherò mai quello che Wakem ha fatto a mio padre e glielo farò scontare, a lui e ai suoi". 

"Oh no, babbo, no! - gridò Maggie - Non devi far scrivere questo da Tom! Ti prego!" 

"Stà buona, Maggie" - disse Tom duramente - Io lo scriverò!" 


Da quel giorno in Tom si destò un'ambiziosa resistenza ai rovesci della sfortuna. Trovò un impiego e si mise a lavorare con accanimento, risparmiando su tutto: voleva aiutare suo padre a pagare i debiti, perché potesse ancora passare a testa alta per le strade di St. Ogg's. 


A vent'anni Tom sembrava già un uomo maturo, guardava alla vita con occhi che non si lasciavano annebbiare dal sentimento. 

Quando scoprì che Maggie aveva osato incontrarsi di nascosto con Philip Wakem, figlio del peggior nemico dei Tulliver, l'ira di Tom si scatenò e non risparmiò alla povera Maggie parole durissime, colme di rancore e di minaccia. 

L'amicizia di Philip era stata per Maggie un gran conforto durante quei lunghissimi mesi tetri, tutti uguali, senza un barlume di gioia né di serenità. A Philip lei poteva confidare tutti i suoi pensieri, poteva parlare delle sue lettere, poteva rivolgere mille domande, sicura di essere compresa al volo; come al tempo lontano del loro primo incontro, quando gli occhi di Philip, così ansiosi e belli nella loro richiesta di affetto, le aveva toccato il cuore. 

Maggie era diventata una splendida ragazza: tutto in lei era armonioso e nello stesso tempo fuor del comune. Sembrava un'esotica principessa, con quei suoi occhi neri, la pelle ambrata e le trecce folte e lucenti come l'ebano. Ignara della propria bellezza, si comportava con la semplicità di una bambina e ciò aumentava il suo fascino. 

Maggie non riusciva a condividere l'odio dei suoi verso l'avvocato Wakem; non capiva come si potesse nutrire un rancore così violento. Amava suo padre e Tom, soffriva per le condizioni della famiglia, ma non si sentiva di rinunciare al suo affetto per Philip: nel cuore di Maggie non c'era davvero posto per l'odio. 
Tuttavia Tom la costrinse a promettergli di non rivedere più Philip e la minacciò di rivelare tutto al padre se avesse osato mancare alla promessa. Fu una scena dolorosa e crudele: Maggie non avrebbe mai potuto dimenticarla. Come sembrava lontana la loro infanzia felice! 
Eppure loro erano gli stessi: lo steso Tom e la stessa Maggie che tanti anni prima, tenendosi per mano, correvano spensierati sulle rive della Floss. 


Grazie ai guadagni di Tom, arrivò il giorno in cui papà Tulliver poté passare a testa alta per le vie di St. Ogg's, tenendosi ben ritto sul suo cavallo. Sul volto si leggeva una gioia trionfale: nessuno poteva più dirsi creditore dei Tulliver! 

In quello stato di esaltazione incontrò Wakem. E la gioia si mutò a un tratto in violento desiderio di rivalsa: Tulliver si precipitò sul suo nemico e lo picchiò col frustino, in una vera frenesia di vendetta. 

Richiamata dal rumore della rissa, Maggie accorse in tempo per trattenere dal peggio il padre impazzito. Tulliver non sopravvisse che poche ore alla violenza di tante emozioni. 

Poco prima di spirare riprese conoscenza e pronunciò ancora parole di odio... 

"Non gli perdono, no" Non posso amare un farabutto...". 
La vedova e gli orfani dovettero abbandonare la casa del mulino. 
La signora Tulliver si trasferì da sua nipote Lucy, rimasta orfana da poco: l'avrebbe aiutata nel governo della casa. 
Tom, legato al suo impiego, rimase a St. Ogg's e prese una camera in affitto. 
Maggie rifiutò l'ospitalità offertale dalle zie e accettò un posto di assistente in un collegio: voleva guadagnarsi da vivere e non essere di peso a nessuno. Incominciò una vita da reclusa, lontana dai suoi. Ritornò a St. Ogg's dopo due anni, per trascorrere un mese di vacanza in casa di Lucy, la cugina prediletta. 
Lucy Deane era una bella e dolce creatura, una incantevole damina dai tratti delicati e minuti, quasi ancora infantili. Proprio il tipo di deliziosa mogliettina che i giovanotti dabbene di St. Ogg's potevano desiderare. Nessuno quindi si stupì quando Stephen Guest, il partito più brillante della città, incominciò a corteggiarla assiduamente. Anche le ragazze più invidiose erano costrette a riconoscere che il ricco, bello e colto Stephen non avrebbe potuto fare una scelta migliore: la signorina Lucy non era criticabile, ahimé, da nessun punto di vista. 
Lucy era ansiosa di presentare Stephen, il suo quasi fidanzato, all'adorata cugina Maggie. Sperava con tutto il cuore che quei due esseri a lei tanto cari avrebbero simpatizzato. Nelle sue vesti dimesse e fuori moda, che non riuscivano però a mortificare la sua bellezza, Maggie sembrava una principessa in esilio: i capelli neri e lucenti le facevano corona. 
Il giorno che Stephen Guest la vide provò una strana sensazione, che non tentò di analizzare, perché si sentiva troppo turbato. 
Neppure Maggie rimase indifferente: quando incontrò gli occhi del giovane fu colta da un'indefinibile emozione. 
Pochi giorni dopo quel primo incontro, compresero entrambi di essere innamorati l'uno dell'altra. 
Ma Maggie avrebbe preferito morire piuttosto che cedere alla passione e tradire la fiducia dell'ingenua e buona Lucy. 
Per giorni e giorni soffrì in modo atroce, cercò tutte le scuse possibili per stare lontana da Stephen, il cui sguardo innamorato, colmo di disperazione, la perseguitava. Decise allora di ripartire al più presto: disse a Lucy che aveva trovato un nuovo posto di assistente in un collegio, lontano da St. Ogg's. 
La mattina precedente il giorno fissato per la partenza, Maggie ebbe un attimo di debolezza: non seppe dir di no a Stephen quando la pregò di salire in barca con lui, per una gita sul fiume. 
Tutto avvenne come in sogno. 
Stephen remava con forza e la guardava senza parlare; Maggie si accorgeva confusamente che il tempo passava e la barca scivolava sempre più lontano. I suoi occhi neri e profondi accoglievano lo sguardo di Stephen e non tentavano di sfuggirgli. Dopo molte ore Stephen abbandonò i remi e lasciò che la barca scivolasse sull'acqua, portata dalla corrente. 
Da un'ora si erano lasciati alle spalle l'ultimo villaggio. 
"Maggie, non possiamo più tornare a casa. Siamo ormai troppo lontani. - disse Stephen - Ogni cosa è accaduta senza che noi la cercassimo; ora nessuno deve più dividerci. Non torneremo a casa finchè non saremo sposati". 
Lei giunse le mani e scoppiò in pianto, come una bambina atterrita. 


Maggie non sposò Stephen: il pensiero del dolore di Lucy le impedì di obbedire all'impulso del suo cuore. Sentì che non poteva costruire la propria felicità sulla infelicità altrui. La sua rettitudine e lo spirito di sacrificio che l'avevano sempre sorretta le diedero la forza di lasciare Stephen e di ritornare a casa. Avrebbe spiegato ogni cosa: lei e Stephen non avevano commesso del male. Lucy avrebbe compreso e perdonato. 


Tom era da pochi giorni rientrato da padrone nella vecchia casa del mulino di Dorlcote. Lunghi anni di energico lavoro gli avevano finalmente concesso di esaudire il desiderio di suo padre: riavere intatta l'antica proprietà dei Tulliver. 

Ma non vi era in lui Né contentezza Né trionfo: pensava con amarezza al disonore che Maggie aveva recato al loro nome. 

"La tua visita mi è odiosa. Vattene!"... le disse appena la rivide. 

Maggie tentò inutilmente di spiegare ciò che le era accaduto; Tom fu inesorabile e si rifiutò di ascoltarla. 

La sua concezione del dovere lo rendeva duro e inflessibile: ai suoi occhi Maggie era venuta meno al senso dell'onore e non meritava indulgenza. Ella se ne andò disperata e cercò rifugio presso la famiglia di un amico d'infanzia. 
Dopo giorni e giorni di dolorosa solitudine, ricevette una strana lettera di Stephen: la supplicava di raggiungerlo, di diventare sua moglie. Aveva capito che senza di lei gli era impossibile continuare a vivere. 
Quella stessa notte la Floss ruppe gli argini e inondò le rive. 
Maggie vegliava nella sua stanzetta, piangendo e pregando: fu la prima ad accorgersi di quanto avveniva. L'axcqua già saliva paurosamente: no c'era un attimo da perdere. Svegliò i suoi amici, poi, senza il minimo tremito di paura, saltò su una barca; tentando di resistere alla furia della corrente, cercò di dirigersi verso il mulino, dove si trovava Tom, solo e privo di aiuto. 
Quando vi giunse, la vecchia casa era già pericolante. Maggie chiamò Tom disperatamente: egli udì e fu svelto a calarsi nella barca dalla finestra; l'acqua arrivava già al livello del primo piano. 
Tom guardò la sorella con un senso di riverenza e di vergogna: Maggie, quella stessa Maggie che aveva ingiuriato e scacciato, rischiava la vita per salvarlo! 
Un'emozione violenta fece impeto nel suo cuore: gli occhi gli si velarono e salì alle sue labbra, come un singhiozzo, il nomignolo infantile che da troppi anni non pronunciava più... Magsie! 
Pochi istanti dopo, guardando davanti a sé, egli vide una mostruosa massa di rottami che si precipitava verso di loro: era la fine. 
Strinse Maggie in un disperato abbraccio e insieme scomparvero nelle acque del "loro "fiume. 



COMMENTO 


"Se l'arte non estende le simpatie degli uomini, moralmente non ha alcun valore. L'unico effetto che io ardentemente bramo ottenere coi miei scritti è che i lettori divengano più capaci di immaginare e di sentire gli affanni e le gioie di coloro che differiscono da essi in tutto, fuorché nella generica qualifica di essere creature umane che lottano e che errano". 

Così dice George Eliot, esprimendo chiaramente il suo ideale artistico. Ella aspira a un'arte aderente alla realtà, che racconti le umane vicende senza cercare di far sembrare le cose migliori di quelle che sono. 

Poiché la vita è fatta di piccole e grandi cose, di sentimenti meschini e nobili, di brutture e di bellezze, si deve accettarla e conoscerla così com'è, tutta intera. 

La simpatia della scrittrice per le "piccole cose quotidiane", per i sentimenti e i problemi della povera gente di provincia, si rivela soprattutto ne IL MULINO SULLA FLOSS, pubblicato nel 1860. 

La storia di Maggie Tulliver vuole essere l'esempio di come un carattere ribelle alle convenzioni e avido di libertà possa imporsi, se vuole, una inflessibile regola morale e cancellare in sé ogni traccia di egoismo. 
Nell'infanzia di Maggie la scrittrice rivive la propria infanzia: gli stessi luoghi, persone e avvenimenti. Ella richiama alla sua memoria tutto un mondo che è stato ben vivo e importante e ora si è rivestito di una poetica luce di fiaba. Tutto ciò che circonda Maggie, cose e persone, è preso tale e quale dal pozzo profondo della memoria e riportato alla luce. Ne nasce una realistica rappresentazione della vita di provincia, chiusa e un po' gretta per gli infiniti pregiudizi che la governano. 
I personaggi minori sono descritti gustosamente, con ironia garbata: un fine sorriso tutto femminile. L'ambiente è quello tipico di una qualunque piccola città inglese sulle rive di un fiume, nella metà del Ottocento; ma è arricchito dal più variato campionario di esseri umani che si possa immaginare. La penna della Eliot ce li mostra con acutezza in tutte le loro particolarità, tanto che durante la lettura ci sembra di conoscere davvero tutti i personaggi con cui Maggie visse e soffrì. 




DUE NOTE BIOGRAFICHE 


Il vero nome della scrittrice era Mary Ann Evans. Forse ella scelse lo pseudonimo maschile in omaggio alla scrittrice George Sand, di cui fin dall'adolescenza era un'appassionata ammiratrice. 

Nacque in Inghilterra nel 1819 e passò tutta l'infanzia nella piccola città di Griff, in una graziosissima casetta coperta di edera. 

Fu quel periodo della sua vita e il ricordo struggente che le lasciò nell'animo a far nascere in lei, molti anni dopo, l'ispirazione del romanzo IL MULINO SULLA FLOSS. 

Mary Ann scelse di vivere "secondo il suo cuore", ma i contemporanei se ne scandalizzarono: non poterono mai perdonarle di vivere a fianco di un uomo che non poteva sposarla, perché legato da un precedente, infelicissimo matrimonio. 

Tuttavia, quell'unione durò venticinque anni e fu delle più felici. Ma quante amarezze per la scrittrice, che si vide messa al bando sia dalla sua famiglia sia dalla società alla quale si sentiva legata! 
A trentasette anni scrisse il suo primo racconto, cui seguì un gran numero di romanzi che ebbero molto successo e permettono ancora oggi di considerare George Eliot una delle figure più grandi della letteratura inglese dell'Ottocento. 
Morì a Londra, nel 1880.



ALTRE OPERE 


Fra i romanzi che compongono l'opera letteraria di George Eliot, segnalo quelli che maggiormente rivelano le sue doti di acuta osservatrice e narratrice abilissima. 


SCENE DI VITA CLERICALE (1858) - Il libro raccoglie alcune novelle, tra le prime della scrittrice, molto interessanti per la ricchezza di osservazioni psicologiche. 


ADAM BEDE (1859) - E' la storia di una bellissima ragazza, condannata per infanticidio e salvata alla fine per l'intervento del seduttore pentito. Il profondo studio dei caratteri fa di questo romanzo uno dei migliori della Eliot. 


SILAS MARNER, IL TESSITORE DI RAVELOE (1861) - Romanzo altamente drammatico, pieno di vigore, ravvivato qua e là da scene veramente gustose di realismo campagnolo.


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