domenica 24 ottobre 2010

LA BAIA DI WEYMOUTH (Weimouth Bay) - John Constable

LA BAIA DI WEYMOUTH (1816 circa)
John Constable (1776 - 1837)
Pittore inglese
Victoria and Albert Museum di Londra
Olio su cartone cm. 20,3 x 24,7

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Pixel 1790 x 2530 - Mb 2,31


L'opera, firmata sul verso dall'autore, è concordemente assegnata al periodo di soggiorno nella casa dell'amico John Fisher.

Si tratta di una passeggiata notturna fatta tra l'ottobre e i novembre 1816, come del resto confermano altri dipinti e un disegno datato, che analogamente raffigurano la costa del Dorset tra Osmington, Weymouth e Portland.

L'ambientazione e la raffigurazione dell'atmosfera sono rese con uno stile drammatico, il fatto che il cugino del pittore fosse affondato con la propria barca in quella baia costituiva un precedente non indifferente.

L'orizzonte basso, il cielo scuro carico di nuvole tempestose che si rispecchiano nel mare increspato, l'imponente scogliera bruna che racchiude la baia, determinano la maestosa grandiosità del paesaggio.

La tecnica usata per dipingere il cielo sembra ispirata da Turner, artista che, nella resa dei suoi cieli grigi e nuvolosi, fu influenzato dalla pittura olandese del Diciassettesimo secolo.

John Constable vi aggiunge la sua "neve", ovvero i molteplici tocchi bianchi che sono disseminati sulle varie tonalità di marrone e di grigio, che generano lo scintillio della luce tra le nubi e sul mare.

Questo cartone ebbe notorietà grazie ad un'acquaforte incisa da David Lucas per la serie intitolata ENGLISH LANDSCAPE, pubblicata dal giugno 1830.

I critici non mancarono tuttavia di descriverlo come "schizzo di una spiaggia deserta senza interesse" durante l'esposizione del 1819 al British Insitute.

Il soggetto fu ripreso da Constable nel 1824 in una tela di medie dimensioni oggi alla National Gallery di Londra.

I più noto dipinto di tema analogo, conservato al Louvre, già erroneamente ritenuto una veduta della spiaggia di Osmington, è attualmente considerata una imitazione, probabilmente realizzata sulla base dell'acquaforte precedentemente ricordata.


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JOHN CONSTABLE (1776-1837)

LA FATTORIA DELLA VALLE (The Valley Farm) - John Constable

HAMPSTEAD HESTH CON ARCOBALENO (with rainbow) - John Constable


JOHN CONSTABLE (1776-1837)

Autoritratto di John Constable



Fra tutti gli artisti inglesi, John Constable (1776 - 1837) è quello che si è consacrato con più passione e tenacia allo studio della campagna e che ne riproduce con maggiore fedeltà le variazioni di luce e di ombre.

Fece le prime esperienze pittoriche seguendo alcuni amici appassionati d'arte che eseguivano copie di De Lorrain, Ruysdael, Annibale Carracci, Poussin, Rubens e Gainsborough.

Dopo il suo arrivo a Londra, nel 1795, Constable studiò all'Accademia Reale, di cui divenne membro associato nel 1819 ed effettivo nel 1829.

Dipinse alcuni soggetti storici e ritratti, ma il suo genere preferito rimase la natura.

Nel 1806 visitò la Regione dei Laghi e nel 1816 il Dorset, nel corso di singolari viaggi notturni.

Il suo grande amore per il Suffolk, sua regione natale, costituì la fonte costante della sua ispirazione.

Il pittore non si recò mai sul continente, dove tuttavia le sue opere furono ben accolte, in particolare al Salon del 1824 a Parigi.

Constable raggiunse nella maturità la piena espressività artistica, dopo aver preso coscienza dei suoi gusti, e le sue tendenze lo portarono a dipingere il paesaggio nella sua realtà, evitando la messinscena.

Questo "uomo semplice" così commentava la pittura della sua epoca...

"Il grande errore di oggi è la declamazione, questo sforzo per oltrepassare il vero [...].
I pittori accademici eseguono le loro opere iniziando dai dipinti e dalle statue e non conoscono la natura più di quanto i cavalli-motore conoscano i pascoli [...].
Niente è brutto in natura".

La sua arte influenzò molti pittori francesi, in particolare Delacroix.
John Constable morì a Londra il primo aprile 1837.


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NORTHAM CASTLE, ALBA (Dawn in Northam Castle) - William Turner

    

NORTHAM CASTLE, ALBA (1845 circa)
William Turner (1775-1751)
Tate Gallery di Londra
Olio su tela cm. 91 x 122
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Pixel 1780 x 2530 - Mb 2,23


In lontananza è il Castello di Norham, che sorge sulle sponde del Tweed, il fiume che scorre tra l'Inghilterra e la Scozia.

Turner amava molto questo luogo, tanto da ritrarlo, sia ad olio che ad acquerello, numerose volte..., ed è proprio in questo paesaggio che l'artista raggiunge il momento più alto di questa esperienza, dove la bellezza della natura è colta con una sorta di velo romantico.
Per meglio rendere le sue sensazioni più intime, il pittore usa la tecnica ad olio come se fosse un acquerello.
Così il castello, riconoscibile a fatica, diventa un'esile ombra blu che si fonde con il fiume, e gli argini sono due macchie simmetriche che confinano tra il cielo e l'acqua.
Il colore dunque non assolve esclusivamente la sua funzione descrittiva ma, semmai, offre una visione suggestiva capace di coinvolgere sentimentalmente lo spettatore.
La realtà diviene, dunque, visione. Ma questo modo spregiudicato di raffigurare la natura risultò incomprensibile sia alla critica ottocentesca, che si chiese se si trattava di un abbozzo o di un'opera finita, che ai membri della Royal Academy di Londra.
Consapevole della difficoltà che l'opera avrebbe trovato fra colleghi e critica, Turner preferì tenerla nel suo studio.


L'OPERA

La datazione dell'opera è alquanto incerta e oscillerebbe, secondo alcuni studiosi intorno al 1835 e il 1840, secondo altri tra il 1845 e il 1850.
Di sicuro è che il primo paesaggio raffigurante il Castello di Norham risale al 1797, un acquerello esposto presso la Royal Academy l'anno successivo.
Tra le numerose varianti di questo soggetto, ricordiamo i due acquerelli datati 1816 e 1835, oggi conservati al British Museum di Londra.
Questo dipinto passò nelle Collezioni Statali britanniche dopo la morte di Turner, nel 1856, e dopo un lungo soggiorno presso la National Gallery. nel 1914 fu trasferito alla Tate Gallery.


IL LIBER STUDIORUM di Turner

William Turner ebbe una buona formazione accademica.
Egli fu un grande ammiratore della pittura francese del Seicento, con particolare predilezione per i paesaggi, intrisi di grande sensibilità luministica, di Claude Lorrain.
Così come l'artista francese, anche Turner trasse delle incisioni dai suoi disegni, che dal 1806, incoraggiato da Frederick Wells, raccolse in un volume chiamato Liber Studiorum.
In realtà, questa era una prassi molto diffusa nel corso del XVII secolo, perché garantiva l'autenticità dell'originale, arginando così anche il fenomeno delle copie non autorizzate.
L'esistenza di questa pregiata raccolta, oggi è fondamentale perché illustra, in maniera dettagliata, l'evoluzione del paesaggio nell'opera di Turner.


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CRISTO DERISO (Christ Mocked) - Matthias Grünewald


CRISTO DERISO (1503)
Matthias Grünewald
Pittore tedesco
Alte Pinakothek di Monaco
Tavola cm 109 x 73,5

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Pixel 2550 x 1750 - Mb 2,05


La scena del "Cristo deriso" si svolge in uno spazio non definito su uno sfondo scuro.
Il Cristo non è raffigurato al centro del quadro, come si usava all'epoca, ma seduto, spossato, nell'angolo sinistro; questa composizione rende già di per se stessa la sensazione del tremendo dolore del Cristo: la testa, coperta da un panno e reclinata sul petto, esprime tutta la prostrazione e la disperazione di quel momento della Passione.

La derisione delle guardie viene accompagnata dai rulli di tamburo e dal suono del flauto di un musicante, che si trova a sinistra, dietro Cristo, rafforzando così il senso del dolore per l'oltraggio.
Ma c'è più che la semplice rappresentazione dell'episodio evangelico, come dimostra l'uomo, in fondo al centro, che pieno di compassione e bontà parla con calma e in modo conciliante con una delle guardie che invece rimane indifferente.
Quest'uomo pietoso, che la Scrittura non menziona, e che per la prima volta appare in una raffigurazione della Passione, serve da esempio allo spettatore e da esortazione a imitarlo.

Così il quadro diventa un'immagine di devozione e, tramite la contemplazione, invita a partecipare alla sofferenza di Cristo.
Proprio per facilitare un diretto contatto emozionale Grünewald ha sottolineato il dolore e il tormento del Salvatore, così come la crudeltà delle guardie.
La descrizione degli oltraggi che Gesù deve subire è tratta dai misteri della Passione, che a quell'epoca venivano raffigurati molto spesso.


L'OPERA

Il Cristo deriso è la prima opera certa di Grünewald.
La datazione, novembre 1503, si trovava in origine nell'angolo sinistro del quadro, ma nel 1910 fu eliminata perché considerata un'aggiunta postuma.
Esistono cinque copie di questo dipinto; una di queste mostra lo stemma della famiglia von Cronberg e ciò fa supporre che inizialmente la tavola sia stata concepita per commemorare Apollonia von Cronberg, morta il 27 dicembre 1503.


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MATTHIAS GRÜNEWALD (Matthis Gothardt Neithardt)

L’INCONTRO DEI SANTI ERASMO E MAURIZIO (Meeting of Saints Erasmus and Maurice) - Matthias Grünewald


MATTHIAS GRÜNEWALD (Matthis Gothardt Neithardt)



MATTHIAS GRÜNEWALD, pittore tedesco


Matthias Grünewald vissuto fra la fine del '400 e l'inizio del '500 (Matthis Gothardt Neithardt) è uno dei più importanti pittori tedeschi, con i suoi contemporanei Albrecht Dürer e Lucas Cranach il Giovane.

È un artista che rispecchia due epoche, le sue opere risentono dello spirito del Medioevo e del Rinascimento.

Nacque a Würzburg, probabilmente tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.

Dal 1510 fu al servizio dell'arcivescovo di Magonza, Uriel von Gemmingen, come pittore di corte, consigliere e architetto.

Dal 1511 seguì i lavori di trasformazione del palazzo dell'arcivescovo Johannisburg ad Aschaffenburg sul Meno.

Verso il 1512 Grünewald intraprese la realizzazione del monumentale altare di Isenheim, nei pressi di Colmar, per il monastero di Sant'Antonio; in realtà si trattava di un ospedale, più che di un monastero, dove i monaci curavano i malati colpiti da una misteriosa malattia caratterizzata da tumori, ulcere e febbre alta.

Il pittore cercava i suoi modelli terrificanti nella camera dei morti.

Dal 1516, per circa dieci anni, fu al servizio del cardinale Albrecht di Brandeburgo a Magonza, ma dovette lasciare il posto di pittore di corte durante la rivolta contadina del 1525, forse a causa delle sue simpatie verso i ribelli.

Trascorse così gli ultimi anni prima a Francoforte, poi a Halle, dove morì il 31 agosto del 1528.


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BATTESIMO DI CRISTO (Baptism of Christ) Gérard DAVID

       

BATTESIMO DI CRISTO (1507 circa)
Gérard DAVID (1460 circa - 1523)
Museo Comunale di Bruges
Pittore fiammingo
Olio su tavola cm 130 x 96
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Pixel 2600 x 1770 - Mb 2,01



II "Battesimo di Cristo" costituisce la parte centrale di un trittico a sportelli che è dipinto sia sulle facce esterne che nella parte interna.

Il committente, Jean des Trompes, ha probabilmente voluto che fosse rappresentato nella scena più importante il suo Santo protettore, Giovanni Battista.

Il trittico aperto presenta ai lati del "Battesimo" i ritratti dei committenti..., a sinistra il donatore con il figlio, a destra la donatrice con quattro figlie..., quando gli sportelli del trittico sono chiusi si vede una scena ambientata in un interno fiammingo..., una devota, forse di nuovo la donatrice, accompagnata da una figlia e protetta da Santa Maria Maddalena, è inginocchiata davanti alla Vergine col Bambino, seduta sotto un padiglione verde.

La trasparenza dell'aria, l'accurata analisi dei dettagli pongono il trittico nel solco della tradizione quattrocentesca della pittura fiamminga.

L'accurato studio degli elementi naturali e l'ampio spazio concesso al paesaggio indicano tuttavia che siamo già nel Cinquecento.


L'OPERA

II trittico fu commissionato a David da Jean des Trompes, alto funzionario e uomo politico di Bruges, intorno al 1507.

Alla sua morte, nel 15?0, i suoi familiari lo donarono alla Confraternita dei chierici che faceva capo al tribunale, per essere collocato nella loro cappella all'interno della chiesa di San Basilio a Bruges.

Il Museo di questa città fiamminga conserva il più grande nucleo esistente di quadri di Gérard David.


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GERARD DAVID (1460 circa - 1523)


GERARD DAVID (1460 circa - 1523)

  
Il Riposo durante la Fuga in Egitto (1510) The Rest on the Flight into Egypt 
National Gallery of Art - Washington (D.C.)
Olio su tela cm 45 × 44,5


Gérard David nacque a Oudewater intorno al 1460-1465

Risulta attivo a Bruges almeno dal 1484, anno in cui è inserito nella corporazione dei maestri di pittura.

Non sappiamo con precisione in quale ambiente sia avvenuta la sua formazione; è certo che doveva conoscere bene la pittura delle botteghe di Haarlem, in particolare l'arte di Geertgen Tot Saint-Jean, da cui ricava continua ispirazione (si vedano la "Natività" del Museo di Budapest e la "Adoraziorne dei Magi" del Metropolitan di New York).

Nel trittico con la Crocifissione, oggi diviso fra la National Gallery di Londra e il Museo di Anversa, si apprezza anche un influsso di Dierick Bouts.

Accolto con benevolenza a Bruges, David ricoprì alcune cariche all'interno della corporazione dei pittori.

Alla fine del secolo sposa Cornelia Cnoop, figlia del capo della compagnia degli orefici.

Nel 1498 esegue per la municipalità di Bruges due opere: il "Giudizio di Cambise" e il "Castigo di Sisamne" (Museo di Bruges).

I suoi lavori di grandi dimensioni, ad esempio le pale d' altare, mostrano figure serrate di forza straordinaria.

Nei quadri di piccolo formato e nei ritratti la sua maniera è più elegante e gentile, specialmente nei volti femminili.

Nelle opere dei primi anni del Cinquecento, come il "Canonico Salviati e tre Santi" (Londra, National Gallery), il "Battesimo di Cristo" del Museo di Bruges e il trittico con la "Natività" de L'Aja, ha uno spazio preponderante la rappresentazione del paesaggio.

Forse nel 1506 David fece un viaggio in Italia, come farebbe supporre un incarico a lui affidato in quell'anno dalla Abbazia della Cervara in Liguria: si tratta di un polittico oggi diviso fra Palazzo Bianco a Genova, il Louvre e il Metropolitan di New York.

Uno dei suoi quadri più celebri è la "Vergine della zuppa di latte", replicato in innumerevoli esemplari (il migliore è nel Mauritshuis de L'Aja).

David muore a Bruges nel 1523.


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BATTESIMO DI CRISTO (Baptism of Christ) - Gérard David


RITRATTO DI LODOVICO MADRUZZO (1551-1552) - Giovanni Battista Moroni

   

RITRATTO DI LODOVICO MADRUZZO (1551-1552)
Giovanni Battista Moroni (1529 circa - 1578)
Pittore italiano
Art Institute di Chicago
Tela cm 202 x 117
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Pixel 2530 x 1540 - Mb 1,41


In primo piano è Ludovico Madruzzo, giovane trentino nipote di Giancristoforo, principale artefice del Concilio di Trento.

Stilisticamente si avverte un allontanamento del Moroni dalla maniera giovanile, quando nella ritrattistica subisce il fascino del Moretto e del Lotto, a favore di un taglio compositivo inaugurato da Tiziano con il ritratto di Giancristoforo Madruzzo (San Paolo del Brasile, Museu de Arte) che deve essere considerato come il punto di riferimento per questo quadro.

Il primo suggerimento immediatamente colto dal Moroni è quello di ritrarre l'uomo a figura intera, così come era in voga nella ritrattistica di corte e in quella della pittura nordica.

L'altissima qualità pittorica e la sensibile raffinatezza fanno di questo dipinto uno dei ritratti più significativi di tutto il Cinquecento.

Il giovane Ludovico Madruzzo godeva di grande fama a Roma, tanto che nel 1521 venne invitato ad Augusta nella veste di ambasciatore pontificio per celebrare la messa funebre per la morte di Carlo V.

È possibile che l'esecuzione del ritratto risalga al tempo in cui Moroni era a Trento in occasione del secondo concilio.


L'OPERA

Il ritratto era in origine nella sala del Consiglio del Castello del Buonconsiglio a Trento, dove è citato nell'inventario del 1658.

A questa data la famiglia Madruzzo risulta essere estinta, e quindi il quadro passò all'ultima discendente della casa, Carlotta di Lénoncourt, che dovette immediatamente rivenderlo per pagare i debiti ricevuti in eredità.

Acquistato dalla famiglia Roccabruna il ritratto fu lungamente presente a Trento, cioè fino a quando nel 1906 non venne trasferito a New York dal nuovo proprietario, James Stillman, che a sua volta nel 19271o rivendette a C.H. Worchester che nel 1930 lo donò all'Art Institute di Chicago.


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GIOVANNI BATTISTA MORONI (1529 circa - 1578)

GIOVANNI BATTISTA MORONI (1529 circa - 1578)

      

Nobile uomo in adorazione davanti alla Madonna (1560)
Giovanni Battista Moroni (1529-1578)
National Gallery of Art - Washington (D.C.)
Tela cm 60 × 65



Giovanni Battista Moroni nacque ad Albino, un paesino in provincia di Brescia, intorno al 1529.

Si avvicina alla pittura grazie all'attività del padre, maestro di muro e scalpellino.

Intorno al 1532 entra nella bottega del Moretto a Brescia, artista determinante per la sua produzione giovanile.

La sua attività si svolge prevalentemente fra Brescia e Bergamo, al servizio di una committenza ricca e bigotta.

Dopo il cambiamento di rotta della chiesa cattolica a seguito del Concilio di Trento, la fresca pittura del Moroni, orientata verso uno spontaneo naturalismo, segna una battuta di arresto a favore di toni cupi e intenti moraleggianti.

D'altra parte l'artista aveva partecipato in prima persona alle vicende legate alla Controriforma essendo tra il 1544 e il 1552 residente a Trento, città di confine fra il mondo germanico e quello latino, al servizio della potente famiglia dei Madruzzo.

In particolare le sue opere riflettono una mentalità bigotta, chiusa alle novità e allo sperimentalismo, elementi questi che avevano caratterizzato la prima fase.

In realtà la nuova via percorsa non si rivelò fortunata per il Moroni che, rimasto a margine della grande committenza, dovette presto ritrovarsi isolato e per questo costretto a ritornare ad Albino, dove visse fino alla morte, avvenuta nel 1578, lavorando solo per una stretta cerchia di aristocratici provinciali.

Nel tempo nemmeno la critica gli ha reso onore e solo nel corso del nostro secolo sono state riconosciute le sue capacità pittoriche, tanto che oggi egli è considerato come uno dei migliori ritrattisti del suo tempo.


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RITRATTO DI LODOVICO MADRUZZO (1551-1552) - Giovanni Battista Moroni



PALA DI RAVENNA (Madonna col Bambino e Santi - Virgin and Child with Saints) - Ercole De' Roberti

   

PALA DI RAVENNA (1480 - 1481)
Madonna col Bambino e Santi
Ercole De' Roberti (1450 circa - 1496 circa)
Pinacoteca di Brera a Milano
Tempera su tavola cm 323 x 240
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Pixel 2500 x 1800 - Mb 2,20


Questo capolavoro di Ercole De' Roberti rappresenta una Sacra Conversazione sotto un grande edificio con arcate in stile rinascimentale, come dimostrano le forme della volta, dei capitelli, dei pilastri e degli archi ornati con bassorilievi.

Dietro il sacro gruppo, composto dalla Vergine con il Bambino assisi sul trono, fra Sant'Anna e Santa Elisabetta, è una tenda rossa.

Il complesso trono, a forma di piccola abside coronata da una cupola, nella parte mediana si apre a un ampio paesaggio con la veduta di una città..., la sua base è arricchita da una decorazione a bassorilievo scolpita su un fondo oro con "Scene della Vita di Cristo".

I piedi della Vergine poggiano su un piccolo ma prezioso tappeto che strabocca dal piedistallo.

Ai lati della scena sono i Santi Agostino, sulla destra, e Pietro, sulla sinistra.


L'OPERA

Commissionata nel 1479, la tavola fu pagata ad Ercole de' Roberti solo fra il marzo e il maggio del 1481.

L'opera era destinata alla grande cappella della chiesa ravennate di Santa Maria in Fuori Porto.

Da qui fu allontanata nel XVI secolo e installata a Santa Maria in Porto entro le Mura.

Questa seconda chiesa fu sconsacrata nel 1798 e la pala sistemata nella chiesa di San Francesco, dove rimase fino al 1811, quando i commissari napoleonici decisero il suo trasferimento nella Pinacoteca di Brera, dove si trova ancora oggi.


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ERCOLE DE' ROBERTI (1450 circa - 1496)


ERCOLE DE' ROBERTI (1450 circa - 1496)

    
PIETA' (1482)
Ercole de' ROBERTI
Pittore italiano del Quattrocento
Walker Art Gallery - Liverpool
Olio su tela cm 33 x 30


Ercole de' Roberti nacque a Ferrara intorno al 1450 e morì nella stessa città nel 1496.

Le prime prove dell'artista sono da riconoscere in alcune parti degli affreschi di Palazzo Schifanoia.

Qui, nel Salone dei Mesi, Ercole avrebbe dipinto la scena con il mese di Settembre, lavorando a fianco del suo maestro, Francesco del Cossa.

Tuttavia il giovane pittore si mostra già orientato verso il massimo artista ferrarese della sua epoca, Cosmé Tura, da cui trae una pittura espressionista e ricca di deformazioni antinaturalistiche.

Più pacato si mostra nelle parti marginali (pilastrini e predella) che eseguì per il grande "Polittico Grifoni" realizzato in gran parte dal Cossa per San Petronio a Bologna entro il 1473.

Verso il 1475, Ercole rientrò a Ferrara, dove dipinse una pala d'altare con la "Madonna in trono e Santi" per la chiesa di San Lazzaro, già nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino e purtroppo andata distrutta nel 1945.

Risale al 1481 il capolavoro dell'artista, la cosiddetta "Pala Portuense", oggi alla Pinacoteca di Brera a Milano, in origine destinata a Santa Maria in Porto a Ravenna.

Negli anni successivi il de' Roberti fu a Bologna, dove lavorò al completamento degli affreschi della Cappella Garganelli in San Pietro che erano stati iniziati da Francesco del Cossa, il quale era morto alla fine degli anni Settanta.

Di questa importante impresa, semidistrutta in età barocca, resta oggi un solo splendido frammento con la testa della "Maddalena plorante" (Bologna, Pinacoteca).

A partire dal 1486 Ercole è attestato con una certa continuità a Ferrara nel ruolo di pittore di corte.

Sappiamo però che negli ultimi anni della sua vita fece anche una serie di viaggi: a Venezia nel 1489, a Mantova nel 1490, a Roma nel 1492


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PALA DI RAVENNA (Madonna col Bambino e Santi) - Ercole de' Roberti


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