giovedì 20 maggio 2010

LUDOVICO CARRACCI (1555 - 1619)

I CARRACCI - A Bologna, negli ultimi decenni del Cinquecento, una famiglia di pittori istituisce l'Accademia dei “Desiderosi” o degli “Incamminati”.
I corsi di lettere, di storia, di teoria e di tecnica della pittura, di filosofia e di medicina sono diretti da LUDOVICO CARRACCI (1555-1619), ed i suoi cugini AGOSTINO (1557-1602) ed ANNIBALE (1560-1609) si accingono con lui all'ardua impresa: l'uno insegna la prospettiva, il chiaroscuro e l'anatomia sui modelli vivi e sui calchi (lo aiuta nella parte scientifica il medico Lanzoni), tracciando il programma generale degli studi in un sonetto che compendia le norme eclettiche…, e l'altro è il maestro che assiste i giovani nel lavoro, li corregge e li esercita nelle composizioni.
  

Madonna con Bambino e santi
(Madonna dei Bargellini) 1588

Bologna - Pinacoteca Nazionale
Olio su tela cm. 282 x 188



I propositi sono generosi…, il “disegno debole…, il “colorito fiacco e dilavato”… e gli sforzi del franteso michelangiolismo allontanano dalla disciplina dei grandi, e perciò occorre rifarsi dal principio: comprendere ed imitare. Le regole, come usa spesso, prevedono e non prevedono, ed Annibale pecca di esclusività: fuorchè il Correggio e Tiziano, tutti gli altri sono esclusi dal suo ideale estetico, il San Girolamo dell’Allegri, il primo – già apparsogli un miracolo – diviene una “cosa di legno… dura e tagliente”. La Riforma vince nella lotta contro i decomposti manierismi…, rimette in onore i classici, consulta il vero, e si propaga nel Seicento, ma non si sottrae alle propensioni barocche…, la grammatica carraccesca non ha salda coerenza di precetti: non sa tagliare la corrente con la fantasia creatrice, e vive di riflessi finché non allenta il rigore di Ludovico con il piú libero fasto decorativo.
Lodovico fu discepolo a Bologna di Prospero Fontana, e sembra che, a Venezia, il Tintoretto lo dissuadesse dal dipingere…, approfonditosi nello studio del Correggio, e non perdendo d'occhio né Tiziano né il Primaticcio, lavorò a fresco e ad olio. La “Madonna delle Convertite” (Bologna, Pinacoteca, 1588), sente l'efficacia del Correggio, ma non garba nell'enfatica mossa del San Domenico, nella durezza del San Francesco e in altri difetti di sintesi compositiva, che si scusano con gli angeli che suonano nel mezzo e con l'equilibrato movimento della Maddalena.


Madonna degli Scalzi (1590)


La “Madonna degli Scalzi”, della medesima raccolta, si appoggia alla falce della luna ed appare in una nebbia luminosa, che ne accentua la morbidezza…, il Bimbo, con uno scorcio originale, tende la mano allo smunto San Francesco, e, a sinistra, il risoluto San Girolamo è il germe di quelli enormi predicatori che, danzando nell'aria come il Cristo della “Trasfigurazione” o contorcendosi con enfasi tragica, urtano il nostro gusto in alcune tele dell’età provetta.

   

Ludovico Carracci nacque a Bologna nel 1555, figlio di un macellaio.
Apprendista presso la bottega di Prospero Fontana, per aggiornarsi sulle novità pittoriche, l'artista preferì trasferirsi dapprima a Firenze, dove frequentò la bottega di Domenico Passignano, e poi a Parma, Mantova e Venezia.
Rientrato a Bologna nel 1578, già intorno al 1582, insieme ai cugini Agostino e Annibale, fondò l'Accademia dei “Desiderosi”, poi chiamata degli “Incamminati”, che inizialmente trovò ospitalità proprio nella sua casa.
Qui si riunivano intellettuali e artisti a discutere d'arte e di letteratura.
Sempre insieme ai cugini, nel 1583, partecipò alla decorazione di una stanza di Palazzo Fava, con gli affreschi che raffigurano alcuni episodi della vita di Giasone.
Ludovico Carracci fu un fedele sostenitore delle idee del cardinale Paleotti, vescovo di Bologna nonché uno dei maggiori protagonisti della Controriforma, che puntò al rinnovamento spirituale attraverso il corretto utilizzo delle immagini sacre.
Nel 1594 Agostino e Annibale partirono per Roma, chiamati dal cardinale Odoardo Farnese…, Ludovico si dedicò all'Accademia, riunendovi i più promettenti giovani artisti presenti in città.
Alcuni di questi, nel 1605-1606 collaborarono con lui negli affreschi del Chiostro di San Michele in Bosco, oggi quasi tutti perduti, ma testimoniati da una serie di incisioni.
Nel 1602 Ludovico Carracci si recò a Roma, ospite dei cugini.
Il breve soggiorno gli diede l'opportunità di comprendere meglio, e quindi di apprezzare, la pittura classica.
L'artista morì nella sua città nel 1619.



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TRIONFO DI BACCO E ARIANNA (1597-1600) - Annibale Carracci

NASCITA DELLA VERGINE (1598-1599 circa) - Annibale Carracci


SAN SEBASTIANO (Saint Sebastian - 1570) - Tiziano Vecellio


SAN SEBASTIANO (1570 circa)
Tiziano Vecellio (1490 circa - 1576)
Museo dell'Ermitage - San Pietroburgo
XVI secolo - Scuola veneta
Tela cm. 210 x 115,5

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Pixel 2520 x 1345 - Mb 1,36


Il dipinto testimonia la metodologia creatrice di Tiziano Vecellio che, inizialmente, per il suo SAN SEBASTIANO, ideò una figura a mezzo busto e solo successivamente decise per una figura intera, allargando la tela con ulteriori aggiunte.
Si noterà che il dipinto non è concluso, poiché Tiziano ha solo delineato il polpaccio ed il piede della gamba sinistra del Santo, ma la forza pittorica che scaturisce dall'immagine è tale da poter affermare di essere al cospetto di un'opera perfettamente compiuta.

In questa raffigurazione la potenza drammatica dell'artista giunge all'apice.
La critica ritiene che Tiziano abbia preso a modello per il suo SAN SABASTIANO la statua di APOLLO del Belvedere, mentre i tratti del volto sembrerebbero ispirati dalle figure del gruppo marmoreo del Laoconte.
Il Santo emerge solennemente sullo sfondo di un cupo tramonto, illuminato dalla vaga luce di una brace.
La gamma pittorica gioca su un insieme di sfumature marrone venate di incerte scintille di fuoco, rossi improvvisi, ocra e verdi imprevisti.
In questa rosseggiante atmosfera io vedo scomparire le forme e i tratti del mondo reale, come se tutti gli elementi del creato ritornassero al caos primordiale.

La notevole abilità pittorica che traspare s da quest'opera l'avvicina ad altre della tarda maturità di Tiziano, quali TARQUINIO E LUCREZIA dell'Accademia di Vienna o l'INCORONAZIONE DI SPINE della Pinacoteca di Monaco.
Gli studiosi concordano in generale nel datare questo dipinto intorno al 1570, fra gli ultimi lavori dell'artista, che morì nel 1576.

Parte della critica ritiene ancora che il quadro dell'Ermitage sia un modello che Tiziano conservava nel proprio studio, ma questa ipotesi non sembra convincente, date le dimensioni stesse del dipinto.
Un'opera con analogo soggetto, andata smarrita, faceva parte probabilmente, nel 1655, delle collezioni del conte d'Arundel


LA MATURITA' DI TIZIANO VECELLIO

Questo SAN SEBASTIANO dell'Ermitage appartiene alla fase più matura della lunga e feconda attività artistica di Tiziano Vecellio, formalmente la più drammatica e nel contempo la più ricca di forza spirituale.
Dalla fase iniziale, segnata dall'influenza di Giorgione, spesso il quale aveva lavorato in gioventù, il pittore sviluppa un suo linguaggio personale dove predominano l'ampiezza e la solennità dei gesti e della poesia.
E' in queste caratteristiche e nella concezione di una umanità completa e pienamente realizzata che Tiziano si manifesta uomo del Rinascimento.
Il senso del dramma e dell'eroismo, la potenza spirituale unita ad una eccezionale abilità tecnica costituiscono le caratteristiche costanti dell'ultima fase creativa di Tiziano, che solo di recente l'interesse della critica ha notevolmente rivalutato mettendone in luce aspetti inediti.


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SAN SEBASTIANO (1570 circa) - Tiziano Vecellio



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DANAE - Tiziano Vecellio

INCORONAZIONE DI SPINE - Tiziano Vecellio

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LA SCUOLA D'ATENE (The School of Athens) - Raffaello Sanzio


LA SCUOLA D'ATENE (1509 - 1510)
Raffaello Sanzio (1483 - 1520)
Pittore italiano
Palazzi Vaticani a Roma
Affresco, base cm. 770


Anche la "Scuola d'Atene", come gli altri affreschi della Stanza della Segnatura, è al tempo stesso un sublime "concetto" (esso esemplifica la filosofia) e una stupensd realizzazione pittorica e compositiva (si ammiri la solenne struttura architettonica dell'insieme).

Realizzata da Raffaello, si tratta di una delle opere più famose e significative del Rinascimento maturo.
Numerosi personaggi dell'antichità, filosofi, astronomi, matematici, sono all'interno di un solenne edificio dalla grandiosa architettura classicheggiante che ricorda i progetti di Bramante per il nuovo San Pietro.

Siamo infatti nel primo decennio del Cinquecento, un momento di straordinario successo culturale per Roma dove si trovano riuniti i geni del momento, fra cui Bramante, Raffaello, giunto da Firenze nel 1508, e Michelangelo.

La scena dipinta da Raffaello rappresenta il tempio della filosofia, dominato, a sinistra e a destra, dalle statue di Apollo e Minerva con sotto due rilievi: una "Lotta di ignudi" e un "Tritone che rapisce una nereide".
Al centro, sulla sommità della scalinata, Platone reggendo il "Timeo" indica con un dito il cielo, mentre Aristotele, tenendo l'Etica, rivolge il palmo di una mano verso terra.
I due filosofi, sormontati dall'arco principale della sala, sono il fulcro della composizione, e racchiudono in sé i valori spirituali e morali dell'esistenza.
Nella figura di Platone, fra l'altro, è riconoscibile il ritratto di Leonardo.

Anche negli altri personaggi che compongono la scena, vi sono figure dell'antichità e personaggi contemporanei.
All'estrema sinistra, coronato di pampini è Epicuro, alle cui spalle c'è Federico Gonzaga, fanciullo.

In primo piano Eraclito, con le sembianze di Michelangelo, appoggia pensieroso il gomito su un grande blocco.
A destra Euclide, con i tratti di Bramante, si china a disegnare con un compasso su una tavoletta.
Infine i due giovani in vesti contemporanee all'estrema destra sono rispettivamente Raffaello stesso e l'amico e collega Sodoma.


Aristotele e Platone..., queste due solenni e quasi sovrumane figure trovano un confronto diretto soltanto nella grande scultura greca e un altro, letterario, in Dante, del quale Raffaello seppe uguagliare la forza e il rigore fantastico che anima le allegorie.


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Pixel 3000 x 2150 - Mb 3,11



L'OPERA

L'affresco è stato realizzato fra il 1509 e il 1510 da Raffaello insieme al resto della decorazione della Stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani a Roma.

Fa eccezione la figura di Eraclito che è un ritratto di Michelangelo: il personaggio non compare nel cartone finale (conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano) disegnato dal Sanzio prima di passare all'affresco vero e proprio.
Probabilmente Raffaello si sentì in dovere di inserire il ritratto del suo rivale solo dopo che il Buonarroti aveva scoperto la prima parte della Volta della Cappella Sistina (14 agosto 1511).



LA STANZA DELLA SEGNATURA

Nel 1508 il dispotico e battagliero papa Giulio II dette inizio alla decorazione del suo appartamento, partendo dalla Stanza della Segnatura, conclusa nel 1511.

Il pontefice aveva inizialmente affidato l'impresa a Sodoma, Barmantino e Lotto.
Ma una volta unitosi Raffaello all'équipe, alla fine del 1508, Giulio II rimase così colpito dalle prime prove del pittore che licenziò gli altri.
La Stanza della Segnatura deriva il suo nome dal fatto che divenne poi sede del tribunale della «Signatura Gratiae».
Prima però, al momento della commissione al Sanzio, la sala forse conservava la biblioteca del pontefice come farebbero pensare i soggetti degli affreschi dedicati ai molteplici aspetti del sapere: la teologia ("La Disputa del Sacramento"), la filosofia ("La Scuola d'Atene"), la poesia ("Il Parnaso"), la giustizia ("Le Virtù").







NASCITA DELLA VERGINE (The Birth of the Virgin) - Annibale Carracci


NASCITA DELLA VERGINE (1598-1599 circa)

Annibale Carracci (1560-1609)
Pittore italiano
Museo del Louvre a Parigi
Olio su tela cm. 274 x 155

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Pixel 2500 x 1400 - Mb 1,51



La tela raffigura la nascita della Vergine Maria che una donna anziana indica alla bella e statuaria figura femminile posta all'estrema sinistra, di cui esiste un disegno preparatorio conservato al Louvre.
La Vergine, sorretta sulle ginocchia da una giovane donna è l'unica figura del dipinto a volgere uno sguardo attento verso lo spettatore.
La osserva con dolcezza amorevole, e quasi con venerazione, una figura femminile inginocchiata e con una raffinata acconciatura a treccine.

Il secondo piano è occupato dal letto sul quale, confortata da un'anziana signora, giace Sant'Anna sostenuta da alcuni cuscini e nel cui volto è ancora leggibile la fatica dolorosa del parto appena avvenuto.
Sullo sfondo, oltre una specie di finestra con colonne, una figura maschile dialoga con una donna: quasi certamente è San Gioacchino, il marito della puerpera, che si informa sulla salute della moglie e della figlia.
In alto conclude la scena, dandole un tono decisamente più sacrale, l'apparizione del Dio Padre che, contornato da angeli e cherubini, benedice la nascita della madre del proprio figlio che scenderà sulla terra a salvare il mondo.


La tela fu dipinta da Annibale Carracci verso i1 1598-1599 per la basilica della Santa Casa di Loreto dove la ricordano gli scrittori antichi.
La “Nascita della Vergine” si trova nella Cappella Cantucci (oggi dello Sposalizio) fatta costruire da Francesco Cantucci, vescovo di Loreto, morto nel 1586.
L'opera rimase in loco fino a quando, come testimonia il Malvasia nel 1672, non fu restaurata e spostata nel Tesoro della medesima basilica.
Nel 1722 fu ricollocata nella cappella da dove la prelevarono (1796) le truppe napoleoniche per portarla in Francia.
La tela entrò al Louvre nel 1798…. e là la potete ammirare tutt’ora.


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TRIONFO DI BACCO E ARIANNA (1597-1600) - Annibale Carracci

PIETÀ (1599 - 1600) - Annibale Carracci


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