lunedì 31 maggio 2010

MINO DA FIESOLE - Scultore del Quattrocento

     
Mino da Fiesole (1430 circa - Firenze 1484) nasce a Poppi nel Casentino e segue il Rossellino, ma il Vasari lo indica come allievo di Desiderio da Settignano, del quale snerva la dolcezza con una tecnica uniforme....

"Piú graziato che fondato nell'arte", ripete le sue Madonne dalle facce ovali e dai menti corti ed i suoi putti levigati nel marmo fattosi cera.

L'opera di Mino è molto copiosa.

Mino da Fiesole, come sopra detto, fu sensibile alla lezione di Desiderio da Settignano, di cui fu allievo a Firenze, ne reinterpretò l'elegante ed espressivo naturalismo in tutti i suoi ritratti scultorei, come nel busto di "Niccolò Strozzi" (1454 - Berlino, Bode-Museum) e nel "Giovanni de' Medici (1461 - Firenze, Museo del Bargello).


Mino daFiesole - Busto in marmo di Niccolò Strozzi 
(1454 - Berlino, Bode-Museum)




Mino Da Fiesole - Giovanni di Cosimo di Medici 
(1461 - Firenze, Museo Nazionale del Bargello)


Nel 1463, si ha notizia dei lavori per il pulpito della benedizione in San Pietro a Roma, e nel '64 del "Busto di Diotisalvi Neroni" e del "Sepolcro del vescovo Leonardo Salutati" (Fiesole, Cattedrale).



Sepolcro del vescovo Leonardo Salutati" 
(1464 - Fiesole, Cattedrale)

Il busto del defunto, sottoposto al sarcofago, è parlante..., gli occhi guardano con benigna attenzione, e la bocca quasi mobile descrive una sottile linea concava fra le due rughe falcate, che afflosciano le guance.

Di fronte al sepolcro si trova l'altare della "Vergine con Gesú, Giovannino e tre Santi"..., dinanzi all'arco scemo della cimasa, il busto di Cristo, che sembra quello d'un sofista irriducibile.

Nel centro del trittico, la Madonna in ginocchio non è scorciata a dovere: i santi in piedi sembrano d'argilla, e lo storpio guaisce accanto ai due bimbi troppo tondi ed inerti.

Mino da Fiesole sarebbe riuscito più valente negli altorilievi, dove le linee si staccano poco dalla superficie, ma altrove il suo manierismo si tempera, e nello "Altare di Diotisalvi Neroni" (Firenze, Chiesa della Badia) le figure del trittico sono più costruite e più espressive.


Sepolcro di Bernardo Giugni
(1469 circa - Chiesa della Badia a Firenze)


L'arte funeraria segna un avanzamento con il geometrico "Sepolcro di Bernardo Giugni" (1469 circa - Chiesa della Badia a Firenze)..., il morto è assistito dalla "Giustizia" che sorge sulla bara, ed il medaglione con il ritratta di profilo entra nel timpano circolare, su cui sta, come un accessorio, il piccolo simbolo della Fede.



Nel "Monumento del conte Ugo di Toscana" (1469 - '81), eretto nella stessa chiesa, la "Carità" morbida ed appariscente fra due putti fastidiosi, sostituisce la "Giustizia" dell'altra tomba..., il medaglione viene dedicato alla Vergine, ed i putti reggistemma di Desiderio si torcono cerei e svenevoli.



VEDI ANCHE . . .


ANDREA DELLA ROBBIA (1435-1525) - Scultore 

GIOVANNI DELLA ROBBIA (1469-1527) - Scultore

BENEDETTO DA MAIANO (1442 - 1497) - Architetto e scultore

DESIDERIO DA SETTIGNANO (1430 - 1464) - Scultore

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sabato 29 maggio 2010

La rivoluzione sessuale (The sexual revolution) La sessualità nella battaglia culturale - Wilhelm Reich




La rivoluzione sessuale


La sessualità nella battaglia culturale
Wilhelm Reich
1992 - Editore Massari
Collana - Eros & Psiche








"Caratteristiche della ideologia sessuale conservatrice sono la negazione e la degradazione della sessualità che, nella società autoritaria, si esprimono nel processo di repressione sessuale. Non occorre dare le prove del fatto che i rappresentanti della società, materialmente interessati a mantenere l'attuale ordinamento sociale, tollerano o addirittura proteggono i movimenti di riforma solo se si tratta di passatempi insignificanti, ma tornano immediatamente brutali e pronti a servirsi di tutti i mezzi a loro disposizione appena si tratti di tentativi seri che minacciano di scuotere i loro valori materiali e i valori ideali corrispondenti.
In nessun campo l'ideologia conservatrice è riuscita ad influenzare così profondamente la sessuologia come nel problema rappresentato dalla sessualità degli adolescenti. In sostanza, tutti i trattati che si sono scritti in proposito dopo aver constatato che la pubertà è essenzialmente il raggiungimento della maturità sessuale passano bruscamente a prescrivere l'astinenza sessuale degli adolescenti. Quali che siano i termini in cui viene espressa questa richiesta, quali che siano le ragioni che se ne adducono... a nessuno degli autori a me noti è mai balenata l'idea che la infelicità sessuale dei giovani sia un problema fondamentalmente sociale, che non esisterebbe se non fosse per la pretesa dell'astinenza sessuale avanzata dalla società conservatrice".
(da "La rivoluzione sessuale" di Wilhelm Reich


GENITORI E FIGLI, VECCHI E GIOVANI, DI FRONTE ALLA SESSUALITA'

I problemi relativi alla sessualità sono una delle maggiori occasioni di contrasto fra le generazioni. Mentre i giovani cercano di liberarsi dai pregiudizi, i "grandi", non riescono a seguire tale evoluzione poichè, educati nell'ignoranza, considerano scandaloso affrontare tali argomenti senza quella ipocrisia cui furono abituati.
Da questa situazione derivano gran parte delle lamentate condizioni in cui si trovano i giovani d'oggi, tenuti all'oscuro delle cose del sesso, e costretti quindi ad imparare da soli, con tutti i pericoli e le distorsioni, come si nasce e come si procrea, cosa sia l'amore e quale debba essere un corretto comportamento sessuale, se convenga infine, mantenersi casti o meno...
Per la maggior parte dell'opinione pubblica italiana è stato questo il dato di fatto messo in evidenza dalle assurde polemiche sorte in seguito all'inchiesta realizzata dagli studenti redattori de "La Zanzara" (anni Settanta del secolo scorso).
Occorre però dir subito e chiaramente che fermarsi a queste sole istintive constatazioni non può bastare, perché si potrebbe correre il pericolo di addossare semplicemente al naturale fenomeno dei contrasti di generazione, dovuti all'evoluzione dei tempi e a differenti esperienze, una situazione negativa che ha invece ben altre radici, essendo la risultanza di precise scelte ideologiche fatte, ed imposte, da un determinato sistema socio-economico.
Si è ad esempio fatto cenno all'ipocrisia che è alla base del modo di affrontare la sessualità. Quanto grave essa sia può esser evidente ricordando come proprio coloro che in genere non vogliano che i loro figlioli si occupino di tali problemi sono poi quelli che esaltano la potenza sessuale come prova dell'efficienza di un uomo e come coloro che impongano la verginità alle proprie figliole e la fedeltà alle mogli, cerchino magari poi evasione nelle braccia di amanti o prostitute.
Ma soprattutto illuminante sarà il rammentare come siano sempre proprio tra costoro quelli che, mentre negano qualsiasi validità positiva alla sessualità, fanno coscientemente ricorso al richiamo del sesso nella pubblicità o ricorso alla ragazza-squillo, come strumento di persuasione o di public relations ...
Del resto proprio perché l'attuale educazione sessuo-negativa è connaturata col nostro sistema sociale, il pericolo di una nuova forma di ipocrisia, che segua la legge secondo cui per conservare la sostanza delle proprie posizioni occorre pur cambiare, ogni tanto qualcosa ...
Si può così correre il nuovo pericolo di veder sì riconosciuto il diritto di parlare, ma non quello di fare, di lasciar quindi ... sfogare i giovani in discussioni accademiche, senza poi consentire che da questa fase, che non può esser fine a se stessa, si passi a quella di una reale accettazione di una nuova, superiore e più libera, educazione sessuale.
E' necessario aver coscienza che tutti noi restiamo ancor lontani da quello che è naturale o che è già accettato altrove. Pensiamo così a quanti di coloro che si ritengono pur 'avanzati' e 'moderni' si scandalizzano all'ipotesi degli studenti che passano insieme (come succede nei paesi scandinavi), fuori di casa, i propri week-end, in compagnie miste, nell'altra ipotesi, quella che un libero commercio di antifecondativi porti questi prodotti nei cassetti delle toilette delle nostre figliole. E lo 'scandalo' sarà ancora maggiore se si proporrà una discussione su un problema (per altro, assai discutibile) proposta da un insigne psicologo austriaco, Wilhelm Reich, quello dell'utilità di far assistere i bimbi, sin dalla più tenera infanzia, ai rapporti sessuali fra genitori, nell'intendimento di abbattere certi tabù ...
Tutto ciò può dimostrare non solo che è difficile sbarazzarsi davvero, e non solo a parole, dell'educazione ricevuta e dei pregiudizi inculcatici, ma che è la nostra attuale società quella che rifiuta di innovare concretamente qualche cosa in tal campo, perché non accetta un altro tipo di civiltà, di cultura, e quindi di nuovi costumi e nuovi principi morali.
Da una concezione autoritaria dell'educazione sessuale si dovrà invece passare ad un'altra, più naturale; da una sessualità basata sull'esclusiva finalità procreativa e sulla subordinazione della donna al maschio, si deve passare ad un momento che prenda atto del valore del rapporto sessuale come una libera comunione d'affetti e della partecipazione, con parità di diritti ed ugual intima soddisfazione della donna; una evoluzione quindi che rifiuti proprio gli aspetti più 'animali' della sessualità e si basi invece sull'amore.
E non sarà male ricordare che di tali temi e della loro evoluzione si è trattato anche al Concilio, ove il cardinale canadese Leger ebbe a dichiarare che... "la formula che definisce il matrimonio come un'istituzione ordinata alla procreazione è incompleta ed ambigua ... perché sembra voler ridurre le persone al rango di semplici strumenti. Bisogna invece dire che il matrimonio è una comunità intima di vita ed amore ... ".


SOCIETÀ AUTORITARA E REPRESSIONE SESSUALE VANNO A BRACCETTO
Dal dopoguerra ai giorni nostri

Il perché di tale repressione sessuale è da ricercare in una morale che discende da concezione autoritarie. Tabù e schiavitù sessuale sono parti integranti dei sistemi conservatori, dei regimi illiberali.
Ogni società, a seconda di chi la domina e la guida, suscita o modifica i bisogni umani; in questo processo si forma parte della struttura umana, quella che si realizza nella lotta tra bisogni naturali e società. Una comunità non autoritaria avrà necessità, proprio per affermarsi, di creare solo gente libera, mentre una società autoritaria crea solo la struttura dello schiavo che deve ubbidire (anche se, nel medesimo tempo, si prepara alla ribellione).
Ecco ordinamento sociale autoritario e repressione sessuale andare a braccetto. Al maschio è riconosciuta ogni autorità, mentre la donna è tenuta in posizione subordinata e il matrimonio è regolato da esigenze economiche più che dall'amore. È una morale tipica di chi vuol ottenere dalla polizia e con una legislazione sociale e matrimoniale ciò che non riesce ad ottenere con l'amore. Ma in tutto ciò, c'è anche un preciso tornaconto per la società autoritaria: la subordinazione imposta alla donna non consente solo maggiori libertà al maschio, ma anche precisi vantaggi sociali ed economici, quali quelli che derivano da leggi e costumi che legittimano le differenze nel modo di vita, nelle possibilità di carriera, nelle retribuzioni, a danno della donna.
Sotto quest'angolo di visuale, si può capir meglio in che modo ed in quali campi il rovesciamento di un tale stato di cose, possa esser anche temuto come un momento di sovvertimento di un preciso ordine costituito, di ben identificabili interessi ...
Occorre quindi rendersi ben conto che in realtà non vi sono alla base della repressione sessuale e dell'educazione sessuo-negativa tanto dei motivi religiosi o dei malintesi principi morali, ma piuttosto altre ragioni socio-economiche. E queste, eventualmente, muteranno dai primi qualche elemento.
Così ad esempio vengono opportunamente sfruttate le teorie della mortificazione della carne; l'esercizio della funzione sessuale viene infatti condannato come peccato, al di fuori dei fini strettamente procreativi, perché suscita piacere ... Ma a tal proposito sarà bene sottolineare come tutte le funzioni biologiche, se rettamente esercitate, sono congiunte a piacere: piacevole è il mangiare ed il bere, il dormire o il camminare. La nostra educazione sesso-negativa sopravvive così, per cosciente scelta dei potenti, alle acquisizioni della medicina e della psicologia, che hanno dimostrato come la sessualità sia un impulso naturale, sia parte integrante della personalità umana ed elemento indispensabile dell'affettività. Presente sin dall'infanzia, la sessualità è viva ed operante anche nella donna, che partecipa quindi con intima soddisfazione fisica e psichica al rapporto sessuale.
Non si potrà del resto negare che proprio la sessualità sia sempre stata e sempre sarà motivazione importante per il successo nella vita, nella professione e nel matrimonio, così come dovrebbe esser anche base per nuove libertà, da quella della scelta del compagno della propria vita, a quella di un'effettiva parità fra i sessi, a quella che consenta l'emancipazione della donna.
Di contro un'educazione sessuo-negativa finisce con l'esser causa di pornografia, di gallismo, del fallimento di tante unioni. È causa di gravi danni al patrimonio biologico (gli aborti, le perversioni, la prostituzione), è causa di gravidanze non desiderate, e di molti reati (violenza carnale, infanticidio, delitti sessuali), è causa di leggi arretrate (contro il controllo delle nascite, contro la parità dei diritti della donna nella famiglia e nella società). Da qui, ancora, l'ipocrisia della condanna delle pratiche anticoncezionali (che poi tutti applicano, in un modo o nell'altro), delle pillole antifecondative (regolarmente in commercio, e perfino mutuabili) o degli assurdi e ridicoli episodi dei sequestri di opere d'arte o di riproduzioni fotografiche, in commercio da decine d'anni, di antiche tombe etrusche ...
Ecco che, da quanto si è detto, può intuirsi come una corretta educazione sessuale non sia tanto o solo un modo per prepararsi alla vita affettiva o ad un corretto comportamento sessuale, ma anche e soprattutto un modo per essere uomini e donne più liberi, in una società più naturale; e come la coscienza del valore della sessualità sia l'espressione una cultura, una morale, una civiltà superiore. La rivoluzione sessuale quindi è stata parte delle più vaste lotte per l'emancipazione dell'umanità.


UN CORRETTO COMPORTAMENTO SESSUALE DIPENDE DA UNA SERIE EDUCAZIONE

La possibilità di preparare l'uomo ad un corretto e controllato comportamento sessuale, alla soluzione dei conflitti istintuali, al superamento dei comuni pregiudizi, dipende dall'educazione sessuale (ma si dovrebbe parlare di pura e semplice educazione, per sottolineare come quella sia solo parte di questa ...). Invece, per le già note motivazioni socio-economiche, la famiglia fa poco e la scuola addirittura nulla; qui il corpo umano è privo di apparato riproduttore; per la scuola uomini e donne sono anatomicamente indifferenziati ... È così che tutta quella delicata parte dalla vita d'ognuno - quella dell'amore e della felicità familiare - è regolato in base alla confidenza dell'amico, alle letture clandestine, alle scoperte dal buco della serratura.
Il problema di una corretta educazione si basa invece proprio sulla necessità di preparare e spiegare; non si deve dimenticare che non è male ciò che è secondo natura, ma è male invece distorcere la natura e le sue leggi; così non è peccato l'amore, ma dar vita ad un essere se non si è nelle condizioni di educarlo e sostenerlo.
Una corretta preparazione alla vita sessuale, può da un lato togliere i giovani dall'ignoranza, ma dall'altro, far capire che ciò che dà soddisfazione non deve esser occasione né d'uso precoce, né di abuso, né di violenza, fisica o morale, agli altrui sentimenti. Una retta educazione insegna infatti a saper controllare i propri istinti, a usare dei propri sentimenti, a liberare la coscienza da impulsi controllati, oltre che dai pregiudizi e dalle superstizioni...
Una tale educazione deve esser completa: non basta quindi insegnare e differenze anatomiche o come si nasce, ma occorre aiutare poi i giovani a risolvere i problemi dei rapporti eterosessuali; tale opera educativa deve iniziare sin dalla più tenera età e deve proseguire nell'età puberale e nella giovinezza, perchè bisogna aiutare, con l'informazione l'esempio e la fiducia, la realizzazione di un corretto comportamento sessuale. Famiglia e scuola debbono collaborare in tale azione; la prima con l'affetto e l'attenzione che le sono propri, la scuola con il rigore scientifico...
Con queste attenzioni, con queste intenzioni si potrà sperare che, combattuti oggi í pregiudizi, ma domani abbattuto tutto un modo di pensare che caratterizza la nostra società conservatrice, la sessualità, uno dei maggiori doni della natura, conquisti la sua libertà, senza peccato e senza colpa.


GENITORI E FIGLI

In attesa di una superiore presa di coscienza dei valori della sessualità, e mentre i regimi illiberali non consentono lo sviluppo di condizioni obiettive per una libera e naturale espressione della sessualità stessa, la possibilità, la responsabilità di demistificare il grande tabù del sesso e di consentire ai giovani la conquista di un corretto comportamento sessuale, ricade sulla famiglia.
Ma l'attuazione di un tale compito presuppone un vero salto qualitativo non solo nel modo di affrontare tali temi, ma anche nei rapporti tra genitori e figli. Fatte le debite eccezioni, una certa reciproca incomprensione, mette in grave difficoltà gli uni e gli altri nel trattare degli argomenti del sesso; e ciò proprio mentre occorre evitare che uno dei massimi problemi umani non trovi posto "in famiglia" e sia in balia dell'informazione occasionale, incompleta o distorta.
Come non si consentirebbe ad un bimbo di girare per la città in bicicletta, senza averlo istruito sulle regole della circolazione, così non si può permettere ad un figlio di avventurarsi, senza preparazione, tra i richiami del sesso; come si insegna al piccolo a controllare le proprie funzioni, ad essere un bravo scolaro o, più tardi, un buon cittadino, occorre insegnare anche il significato della sessualità, il controllo degli istinti naturali, il valore dell'amore.
Ogni attività educativa ha inizio nella più tenera età: a questa legge non sfugge neppure quella sessuale, e ciò non solo per precise ragioni biologiche (esiste una sessualità infantile) ma anche per il semplice fatto che la primissima infanzia è l'età dell'apprendimento, quella in cui tutto è puro e naturale.
Iniziando così a trattare del sesso, sin dai primi anni di vita, tutto apparirà più semplice; mentre parlarne quando già i figlioli, da soli, hanno scoperto i problemi del sesso, sarà per i giovanetti come discutere di cose, quanto meno, imbarazzanti ...
Molti genitori si comportano invece come il Barbablù della favola: circondando le cose con alone di mistero, non fanno altro che accentuare le curiosità; da qui nasce il senso di peccato che accompagna in seguito ogni aspetto della sessualità.
Tabù e senso di colpa devono essere evitati se si vuol garantire il miglior sviluppo della personalità ed il massimo equilibrio psicologico. Scoprire da soli le differenze anatomiche può essere traumatizzante, perché non ci si rende conto dei motivi di tali diversità, ritenute magari (grazie anche alle comuni minacce materne rivolte a chi usi toccarsi i genitali) mutilazioni punitive. Il sentirsi raccontare, quando già i dubbi sono precisi, le assurde storie di cicogne e cavoli (e ci sono ancora persone che preparano i figli così), non fa che suscitare curiosità o, di contro, assoluto disinteresse verso tali temi; e in entrambi i casi si tratta di reazioni negative, di comportamenti da prevenire.
Proprio perchè questi argomenti vanno affrontati con naturalezza, non si devono dare informazioni premature (almeno sino ai sette anni) se non richieste, ma si dovrà invece rispondere sempre, anche in età molto precoce, quando qualcosa venga domandato; dopo gli otto anni invece, sarà sempre bene prendere l'iniziativa d'una informazione, anche se il figlio non fa domande.

Un "perché" viene sempre avanzato quando il piccolo è maturo per ricevere una risposta; ecco quindi la necessità di accettare di buon grado ogni domanda, anche sui problemi del sesso, con la sola preoccupazione di scegliere le parole più adatte perché il bimbo possa capire tutto, ma gradatamente, a seconda delle sue capacità intellettive.
Ecco quindi che dovranno esser affrontati prima i problemi genericamente riguardanti le differenze anatomiche, poi "come si nasce"; più tardi quelli del perchè delle differenze anatomiche ( la bimba è fatta diversamente perchè ha avuto dalla natura il compito da adulta di dar la vita ai propri figlioli); verso i dieci anni (l'età in cui ormai i nostri ragazzi sanno, se non dai genitori dagli altri, quasi "tutto") sarà bene far cenno anche alla funzione del padre (che, in un momento d'amore, abbraccia la mamma, e succede così che - come un granello di polline va a posarsi sul fiore perchè nasca un altro fiore - egli la feconda). All'arrivo della pubertà dovranno infine esser affrontate le questioni specificamente attinenti al comportamento.
A proposito dell'aiuto che i fatti esterni possono dare ai genitori in quest'opera educativa, che sappiamo delicata e difficile, si può ricordare la nascita del fratellino, del figlio dell'amica od anche del gattino; si racconterà che il piccino esce dalla "pancia della mamma" ove prima stava preparandosi a poter vivere da solo, (proprio come succede al piccolo canguro dello zoo, che se ne sta nella borsa materna, sin quando non è in grado di esser autonomo...).
Ma i "perché" - anche se non espressi dai figlioli più grandi per timore o pudore - non finiscono con l'arrivo della pubertà, occorre quindi continuare anche oltre l'opera educativa attivamente. Occorrerà parlare delle malattie (senza farle apparire una "giusta punizione" del rapporto sessuale, ma solo come un pericolo nei rapporti avuti con persone non conosciute), della masturbazione (sdrammatizzando il fatto, dal momento che esso è fase transitoria e naturale dello sviluppo, ma sottolineando la inutilità di atti sessuali senza amore), della prostituzione (cercando di prevenirne la tentazione), delle perversioni (per educare i figlioli a difendersene), dei rapporti prematrimoniali (mettendo l'accento sul diretto rapporto che deve esistere fra amore e comunione sessuale, per cui questa è ingiustificata se non accompagnata da quello e da una completa maturazione sessuale ed intellettuale).
Ma non basterà né rispondere ai perché, né venire incontro alle domande inespresse: conterà anche, come sempre, l'aiuto attivo e l'esempio dei genitori.

Ecco l'importanza di far capire ai figlioli, sin da piccoli, come i rapporti tra marito e moglie (tra uomo e donna) siano basati sull'amore (non solo quello chiuso tra le pareti della stanza da letto) ed ancora sul reciproco rispetto e sulla parità dei diritti e dei doveri... Tra l'altro, tale esempio servirà a prevenire la cattiva abitudine del maschio di considerare la compagna un essere inferiore od un oggetto di piacere.
Bisognerà educare i figlioli al pudore, ma senza minacce, tabù o falsi ragionamenti. Come si insegna a controllare le proprie funzioni fisiologiche, le quali comunque, perchè naturali, non sono né un bene né un male, c'è da far capire che la pudicizia è una regola del gioco sociale, ma non è però imposta dal fatto che la nudità sia 'male'; male potrà esser una esibizione sfrontata. Ma la nudità è pur sempre uno stato 'naturale'; nulla di male quindi (anzi, forse anche utile, per combattere e prevenire certi tabù o sensi di colpa) se una corretta educazione sessuale ammette la possibilità (non l'esibizione) delle nudità dei genitori; se il piccolo di un anno vede il corpo ignudo del papà o della mamma non ne avrà certo scandalo, ma imparerà proprio a desessualizzare il nudo, a capire che esso non è né 'segreto' né ' immondo'...
Ancora una volta si deve ricordare che la sessualità, come fenomeno naturale, non è di per sé né buona né cattiva; è bene quando sia procreazione cosciente, intima ed intensa comunione; é bene quando è impegno che non tradisce precedenti legami, quando non trasmette male e non produce dolore, non è coercizione o sopraffazione; è bene quando è leale dedizione di due esseri che si scoprono e si conoscono per realizzare un'unione completa.
L'aiuto non deve venir meno neppure quando i figlioli sono oltre i quindici anni: anzi a quell'età occorre che esso sia più completo ed efficace, per non lasciare il posto al semplice controllo (che vuol quasi sempre dire divieto) sui compagni, sugli inevitabili flirt, sulle stesse prime piccole cotte.
Aiuto e non controllo presuppone che i genitori cerchino di conoscere (e facilitare) le amicizie dei propri figlioli, lascino maschi e femmine insieme a far festa nella propria casa (senza parteciparvi, ma sempre in casa perchè si realizzi così una sorta di potenziale controllo... a distanza); cerchino di parlare di questioni sessuali, ricorrendo alle notizie che le cronache dei giornali offrono; tendano a far capire ai figlioli il valore dell'esperienza che loro genitori hanno fatto, ma rispettando e cercando di capire anche il punta di vista, del ragazzo e della ragazza.
Questo tipo di rapporto, questa capacità di non imporre le proprie teorie, ma di consentire ai figlioli una propria libera, anche se aiutata dall'esperienza, non è cosa facile. Per questo, del resto, taluni studiosi - tra cui un grande psicologo, il Rank - si oppongono ad ogni programma di educazione sessuale, sostenendo che una vera indipendenza può esser ottenuta solo con la libera acquisizione di conoscenze, e che l'individualità di ciascuno si dovrebbe sviluppare, in questo importante campo, del tutto indipendentemente dalle precedenti generazioni. Solo così si potrebbe uscire dalla rete dei pregiudizi, dei tabù, delle repressioni sessuali.
Io ritengo però che un'attiva presenza di genitori capaci di liberarsi almeno in parte, dalle imposizioni sesso-negative della nostra società, sia più che utile, anche perchè solo seguendo da vicino i figliali può capitare - ad esempio nel caso di un'eventuale precocità sessuale dei figlioli dovuta non al rifiuto coscienze di controllare i propri istinti, ma a squilibri ormonici o psicologici - di avvertire l'esigenza di un ricorso al medico.
Al quale medico - come all'educatore o allo psicologo - occorrerà rivolgersi anche quando non si è sicuri di fare, di comportarsi bene. La prima educazione sessuale... è infatti assai spesso, oggi, da impartire proprio ai genitori.


LA SESSUALITÀ NELLE VARIE ETÀ

Per affrontare correttamente i problemi dell'educazione sessuale, i genitori dovrebbero conoscere Le varie fasi dello sviluppo fisico e psichico dei figlioli. Purtroppo vi è in genere solo un'approssimativa conoscenza di talune tappe, per lo più riguardanti l'età infantile, mentre l'ignoranza si aggrava proprio per quello che concerne l'età puberale, la più importante per la conquista di un equilibrato e controllato comportamento sessuale.
Il discorso sarebbe inevitabilmente lungo se si volesse qui illustrare dettagliatamente tutte le varie particolari fasi dello sviluppo dell'uomo e della sua sessualità: si potrà solo far qualche cenno che consenta almeno di comprendere ed affrontare certe situazioni, certe esigenze della prima infanzia, della pubertà e della giovinezza.
Nessuno è più innocente del bambino nei primi anni di vita, eppure anch'egli ha una sua sessualità; occorre del resto tener conto che dopo i primi mesi, il piccolo, che dapprima aveva amato soprattutto se stesso, impara ad amare nei genitori, una seconda persona, con un salto di esperienza assai importante.
Le sensazioni sessuali dei piccini non sono dapprima genitali: c'è sino al compimento dell'anno, una fase orale (la soddisfazione dello succhiare), cui segue una fase anale (caratterizzata da sensazioni piacevoli nel soddisfare i propri bisogni corporali). Verso l'anno e mezzo, il bimbo sposta la sua attenzione sulla regione genitale: succederà allora anche di vederlo toccarsi tali organi; non ci si dovrà però preoccupare: si tratta infatti di una fase naturale, che si concluderà da sola verso i tre anni. I genitori potranno aiutare il superamento di tale momento, senza dar importanza alla cosa e senza minacce, con la stessa cura e gli stessi sistemi con cui sono riusciti a far controllare le funzioni fisiologiche e a insegnare a tenersi puliti.
Tra i sei ed i dieci anni il bimbo attraversa un periodo di latenza sessuale: proprio tale condizione di serenità fa di quest'età, la più adatta all'istruzione in genere, ed all'educazione sessuale in particolare.
Le cose muteranno dopo i undici/dodici anni (un po' prima per le bimbe) con l'arrivo della pubertà; per questo i ragazzi devono esser già informati e preparati della prima mestruazione o della prima polluzione, che non devono arrivare improvvise se non si vuole che siano traumatizzanti. La prima mestruazione deve esser accolta (o meglio "fatta accogliere") dalla ragazza con gioia, come un importante momento del suo sviluppo di donna, evitando quindi di fare di tale fenomeno fisiologico, come capitava una volta, un'occasione di rimpianti per la... sfortuna d'esser donna.
Tra i tredici ed i quindici anni si raggiunge la maturazione sessuale, ma ciò non porta automaticamente i giovani ad interessarsi delle persone di sesso diverso. Anzi, a volte, inizialmente è proprio il contrario; ragazzi e ragazze cercano amicizie dello stesso sesso, e si interessano in genere soprattutto di se stessi e del proprio corpo. Così mentre la ragazza cercherà di farsi bella più per sé che per altri, d'interesse verso se stessi nel maschio (e, più raramente, anche nella ragazza )dà luogo alla masturbazione, un momento transitorio, naturale, e pressoché obbligato dello sviluppo sessuale.
Questo, per i genitori, è in genere un problema un po' troppo sopravalutato. La masturbazione non è un pericolo per la salute, è destinata a scomparire - nei giovani sani - prima dei diciotto anni, allorché sorgerà l'interesse per compagnie eterosessuali o, nella fanciulla, comparirà l'istinto materno. Quindi nessuna preoccupazione, nessuna minaccia, ma un'opera educativa che richiami l'attenzione del giovane sull'inutilità dell'atto sessuale "da soli", e sulla necessità della massima efficienza fisica (del resto sport e giochi serviranno a stancare il ragazzo, convogliando verso altri obiettivi le sue energie e distraendolo dall'attenzione verso se stesso... forse).


LA SESSUALITÀ DELL'ADOLESCENZA

Adagio, adagio, ma inevitabilmente, i giovani prendono però coscienza della loro sessualità: è durante questa fase che l'opera educativa, lungi dall'esser terminata, deve anzi farsi più attenta.
Per i genitori non deve esser occasione di preoccupazione il fatto che i loro figlioli incontrino il primo amore, il primo flirt. Ma dovrà esser compreso dai giovani che in genere, l'età del primo amore è un'età in cui v'è una discrepanza tra lo sviluppo somatopsichico e quello sessuale.
Deve essere chiaro quindi che un precoce uso delle proprie possibilità sessuali può essere sconsigliabile non in quanto di per sé nocivo, alla salute, ma salo perchè ogni funzione ha una propria età; è sconsigliabile quindi così come lo sono un'assunzione di alcool e il fumare in età eccessivamente giovane. Tuttavia l'espressione della sessualità non potrà esser impedita con l'imposizione di una vita assolutamente casta o sottoposta al rigido controllo dei genitori: quello che accorre è piuttosto il mettere in guardia i giovani contro i pericoli o le conseguenze che possono esser connessi ad una non autocontrollata attività sessuale, ad un non corretto comportamento sessuale (malattie, gravidanze non desiderate, prostituzione, ecc.ecc...)
Mettere in guardia i giovani contro tali rischi non vuol dire incutere loro paure o agitare lo spauracchio del 'peccato': sarà invece molto più opportuno sia incanalare l'energia giovanile verso altre attività, che richiamare ragazzi e ragazze al rispetto della propria e dell'altrui personalità (pur facilitando gli incontri e le compagnie miste) sì da ridurre un eccessivo interesse per esperienze sessuali premature o fini a se stesse.
Tutto ciò è certo difficile, presuppone per i genitori la capacità di sapersi conquistare la fiducia e la confidenza dei figlioli, di essere indulgenti (comprendendone quindi anche gli errori), di infondere sicurezza, di dare il buon esempio.
Più tardi l'istinto della riproduzione si imporrà all'attenzione dei giovani e con esso il desiderio di amare; nel giovane sorge allora il pensiero del rapporto sessuale completo, al cui desiderio prematuro può esser proprio utile antidoto, almeno per un certo tempo, la possibilità di un flirt, l'incontro del primo ingenuo, sentimentale amore, in genere del tutto casto e platonico (proprio per questo, esso non deve esser né osteggiato, né dileggiato dai genitori).
L'ipotesi delle prime esperienze sessuali non dovrà esser però né per i genitori, né per i ragazzi, un 'grosso' problema, sarà solo un problema 'serio'. Occorre sottolineare che la castità spontanea, a tale età, non è per nulla difficile né tanto meno dannosa per l'organismo (come, diciamolo pure chiaramente, non è neppure dannoso alla salute l'atto sessuale, anzi...). Da ciò deriva che se una corretta educazione, precocemente e seriamente impartita, avrà consentito la formazione nel giovane di un corretto comportamento sessuale, non sarà appunto difficile che il rapporto sessuale completo abbia luogo a tempo e modo giusti.
Il fatto che l'atto sessuale completo avvenga prima o dopo il matrimonio, ha importanza solo da un punto di vista culturale. Quello che conta è solo che il progresso dello sviluppo sessuale sia graduale ed intelligente, che eviti scosse improvvise, come estenuanti dilazioni. Sia che il primo amplesso avvenga prima o dopo il matrimonio, è importante solo che i due compagni siano preparati ad affrontare questa nuova, importantissima, esperienza.
Deve quindi esser ben chiaro ai giovani di entrambi i sessi, che l'esperienza sessuale priva di un vero sentimento amoroso è cosa che svilisce sia chi prende che chi si dà (ecco, tra le altre, una delle ragioni per evitare i rapporti con le prostitute); che l'atto presuppone piena coscienza della decisione presa (e deve essere una decisione a due); che l'amore (come il rapporto sessuale) basandosi su una effettiva comunione tra due esseri, non può mai "a priori" negare la possibilità del matrimonio e della vita in comune.
In realtà, oggi molte delle prime esperienze sessuali non sono complete, ma si limitano a baci e carezze erotiche, praticate ed accettate da molti giovani di entrambi i sessi. La posizione dei medici (e degli psicologi) di fronte a tale comportamento non è unanime: c'è chi sostiene l'utilità di questa forma di attività sessuale come un modo progressivo e non dannoso di avvicinare uomo e donna all'esperienza completa, e c'è chi negando tutto ciò, rileva come una sana sessualità si estrinsechi solo nel rapporto completo, quello del resto più naturale, mentre tutto ciò che è 'surrogato' e non naturale, può esser proprio causa di deviazioni da una retta sessualità, sì da fare, tra coloro che più a lungo si abbandonano a esperienze sessuali del genere, uomini impotenti e donne frigide...
Quando verrà il momento del primo rapporto sessuale completo, all'uomo occorrerà sia ben chiara la piena parità di diritti e doveri tra i due compagni, il pieno diritto della donna di parteciparvi su un piano di reale parità. Il piacere sessuale non è prerogativa maschile, la donna non è destinata esclusivamente a subire; occorre contestare anzi la credenza che la donna non partecipi attivamente ed intimamente al rapporto, perchè è proprio vero il contrario. Ciò implica che siano combattuti e prevenuti tanti pregiudizi maschili, dal gallismo alla prepotenza sessuale; implica la coscienza che la donna non è un giocattolo tra le braccia dell'uomo, del marito, ma una sua compagna uguale e consapevole.


UNA UNIONE VIVE SOLO SULL'AMORE

L'amore ha nel matrimonio, nella vita in comune, il momento più completo, perchè si perfeziona in una comune responsabilità della famiglia. Ma non ci si può sposare troppo presto ed è difficile allora pretendere castità (?) sino ad un tardivo matrimonio. Che si può fare allora?
I1 problema presupporrebbe il superamento di secolari pregiudizi e la coscienza che solo una profonda modificazione morale ed economica della nostra società può mutare la situazione. Ma poichè tali constatazioni non permettono di rinviare a domani i problemi che urgono oggi, non si può impedire che due giovani si amino e si uniscano fisicamente. Quando ciò, come si è già sottolineato, avviene con amore, sarà sempre un atto pulito, poiché è una semplice, naturale manifestazione di affetto, fisiologicamente e psicologicamente sana e completa. E non si potrà quindi non accettare ciò che natura ha voluto.
Per quello che, a tal proposito, riguarda soprattutto le fanciulle, v'è da ricordare come sia falsa la polemica sulla verginità; 'puri', 'onesti' non si è solo fisicamente, lo si deve essere soprattutto moralmente. Un'esperienza sessuale completa fatta con amore, non macchierà la purezza spirituale d'una donna. Tuttavia non si possono dimenticare duelli che sono oggettivamente, nell'attuale società, i pericoli che possono accompagnare la decisione di un rapporto sessuale prematrimoniale; un esempio per tutti, quello delle possibili gravidanze da cui nascono figlioli che ancora sono, di fronte alla Chiesa, cittadini di seconda categoria. Ma ciò non toglie che occorre rifiutare, come immorale, anche la prospettiva di una gioventù falsamente vissuta in castità (magari soltanto fisica), in funzione esclusiva di un matrimonio sognato come una sistemazione economica e sociale.
Non va dimenticato, del resto, che molti medici e psicologi sostengono l'utilità di più rapporti completi prematrimoniali, perchè aiutano la sintonia dei due compagni destinati ad unirsi nella vita e nel matrimonio; nella pratica clinica o legale non sono pochi i casi di nevrosi o di separazione dovuti proprio alla mancanza di qualsivoglia esperienza sessuale tra i due coniugi.
Infine sarà bene ricordare che la stessa felicità del matrimonio dipende da una corretta educazione, da un corretto comportamento sessuale. Questi eviteranno alla donna i traumi della "prima notte", i fenomeni di frigidità, le gravidanze ripetute e non desiderate; eviteranno all'uomo (abituato altrimenti magari a frequentare prostitute) il pericolo d'una temporanea impotenza psicologica o la svalutazione della moglie come attiva e capace compagna dei momenti d'amore fisico; eviteranno ad entrambi i coniugi il pericolo di nevrosi, di insoddisfazione, che possono venire da mancanza di serenità e spensieratezza nell'amplesso, come succede quando si debba pensare ad evitare una gravidanza, ovvero quando l'uomo non rispetta la sua compagna da cui vuol solo trarre piacere, o quando la donna si abbassa al rapporto sessuale solo per dovere derivante dalla sua condizione di subordinazione sociale ed economica...
(Parlo come fossimo cinquant'ani fa, ma il discorso è attuali più di quanto lo si creda).
La piena coscienza del valore dell'amore e della sessualità, consentiranno di considerare il matrimonio non un'unione esclusivamente destinata alla procreazione od alla sistemazione economica, ma destinata anche a quella felicità che deriva dall'affetto e dal piacere sessuale che la natura ha consentito, e senza i quali, i coniugi possono cadere in una sorta di incomunicabilità che ucciderà inevitabilmente l'amore. Quell'amore che deve esser la guida del matrimonio, l'unica ragione di quella fedeltà coniugale reciproca, che non ha alcun senso se non c'è amore.


VEDI ANCHE . . .






Rome Contemporaine - Edmond About

      
ROMA AI TEMPI DI MASTRO TITTA

Rome Contemporaine (1861*)
Edmond About
Editore Kessinger Publishng
Anno 2008
Pagine - 374



* Ranuccio Bianchi Bandinelli ha avuto la felicissima idea di ristamparlo nella traduzione anonima del 1861, premettendovi un'ampia ed ottima introduzione ricca di dati, di notazioni e di riferimenti polemici.

< Edmond About


ROMA CONTEMPORANEA è il titolo di un gustosissimo libro di centocinquanta anni fa, opera di un fertile ingegno francese, archeologo, scrittore, giornalista... Edmond About.

Edmond About era uno spirito fine, colto e originale; risiedé un paio d'anni a Roma tra il 1858 e il 60, e ne ricavò quella "Questione Romana" la cui pubblicazione, iniziata a puntate in un giornale francese, dovette essere interrotta per intervento del Vaticano; uscì quindi in volume a Bruxelles, e nell'introduzione l'autore scriveva che, avendo voluto dire alcune verità al papa (ed erano verità scottanti sul malgoverno e l'immobilismo pontificio), aveva ritenuto opportuno allontanarsi di qualche altro centinaio di chilometri dai confini dei suoi Stati. Poi venne questa "Roma contemporanea"; pubblicata a puntate nel "Moniteur Universel" e poi in volume nel 1860.

Colorita descrizione della Roma pontificia! L'About, ospite dell'Accademia francese di Villa Medici, va a spasso per la città, penetra nei vicoli dei suoi quartieri più popolari o frequenta i saloni dell'alta società, e di tutti gli ambienti, di tutti i ceti, degli usi e costumi popolari e civili fa un reportage vivace e veritiero, che si fa leggere tutto d'un fiato.

Da dieci anni Roma viveva in regime di occupazione francese..., i soldati di Napoleone III non erano amati dalla popolazione romana, e do stesso generale Oudinot, che li aveva comandati nella campagna di repressione della Repubblica Romana, aveva dovuto riconoscere l'impopolarità di quella spedizione perchè "nessuno più voleva il governo dei preti". Pur tuttavia, e proprio per questo odio anticlericale, i francesi rappresentavano nella Roma del 1858-59 qualcosa di meglio dei preti che la governavano. I fatti, così come l'About li riferisce, partano da sè. In Europa, la Roma pontificia appariva, come ben dice Bianchi Bandinelli, un pezzo di medioevo mummificato dai secoli e dall'incenso. Era uno stato di cose mantenuto a forza da una minoranza ben decisa a non rinunciare a nessuno dei suoi privilegi e a nessuna delle sue abitudini, e pervasa da una mentalità rozza e da uno spaventoso egoismo. Lo stato di miseria e di abbrutimento in cui i ceti inferiori della società venivano tenuti, derivava dalla politica di quella minoranza, che per suo conto si arricchiva nelle speculazioni.
"Fu il tempo - scrisse il Gualtiero - degli appalti, dei prestiti, e dei subiti e immensi guadagni ".
Al cardinale Antonelli e all'aristocrazia nera di allora, corrispondono i prelati con o senza veste talare di oggi, che accumulano miliardi con le speculazioni edilizie attraverso "le pressioni politiche alle quali non abbiamo la forza di resistere", come ha significativamente ammesso alla metà del secolo scorso l'assessore liberale ai Comune di Roma avvocato Storoni. La nota delle rendite dei signori romani pubblicata dall'About fece scalpore non minore di quello suscitato dalle rivelazioni dei giornali di sinistra sulle rendite e sulle evasioni fiscali degli odierni magnati.

Si correva facilmente, nella Roma dell'About, ai coltelli, ed è questo un tema che occupa molte tra le sue pagine migliori; ma ciò accadeva perchè la venalità dei giudici e la lungaggine dei processi non lasciavano altro modo di avere giustizia. La paterna benevolenza e indulgenza pontificia non toglieva che a Roma - e solo a Roma - si potesse assistere a una scena orribile come quella di un'esecuzione capitale descritta dall'About.

Ecco Mastro Titta che fa inginocchiare la vittima davanti a sè, e mentre il prete borbotta in latino a un uomo che sa appena il dialetto romano, il carnefice comincia a far roteare il grosso bastone piombato e colpisce il condannato alla tempia.

"Un grido d'orrore sorge dalla folla. La vittima cade siccome un bue, ed il suo corpo comincia a dibattersi nell'agonia. Ma la giustizia del Vicario di Cristo non è ancora soddisfatta, non ancora completo il supplizio. Mastro Titta getta lungi da sè il bastone, in mezzo alla gente affollata; afferra di nuovo la sua vittima, trae dal suo fianco un coltellaccio da beccaio, e la sgozza. Poi col coltellaccio medesimo le fa un cerchio profondo intorno al collo, come per tracciare la linea, e taglia poscia la testa, che mostra al popolo. Il sangue di quel teschio arrossa il carnefice, mentre due fontanelle di sangue sprizzano dal collo staccato, e vanno ad inondare la tunica del prete. Credereste che il sacrificio fosse finito? No. Mastro Titta taglia le due braccia alla clavicola, le due gambe al ginocchio del cadavere, e raccogliendo, coi piedi e colle mani, gambe, testa e tronco, li getta insieme in una cassa appiè del palco, mentre cavasi di tasca un fazzoletto e si forbisce".

La delazione era in tutti i modi incoraggiata, l'istruzione in tutti i modi scoraggiata e trascurata. All'ospedale di Santo Spirito uno studente di medicina confessava all'About di non aver mai potuto vedere il corpo di una donna viva.

La censura non si preoccupava che delle allusioni politiche, e il titolo di un dramma "Il Birraio di Preston" dovette essere mutato in quello di "Liquorista di Preston" perchè birrajo ricordava troppo da vicino lo sbirrajo. In un altro dramma si abolì la battuta... "ordinate i cavalli", perchè, secondo la censura clericale, si ordinano soltanto i preti. La vita non era a Roma meno immorale che altrove, ma era lo scandalo ad esservi meglio soffocato: come quei bubboni che invece di essere operati, aperti e fatti sfogare, si coprono e si nascondono con le bende provocando la suppurazione.
"Il Governo - aveva scritto l'About nella Questione Romana - ha catalogato tutti coloro che gli sono contrari: ne prende vendetta quando può... Se il temerario occupa un posto modesto, la commissione depurativa, senza strepito, lo getta delicatamente sul lastrico. Se è persona doviziosa, si aspetta che alcuna cosa gli occorra; per esempio un passaporto... ".

Cinquant'anni fa (mi sia lecita questa citazione) mio padre mi diceva che l'Italia democristiana era un nuovo ingrandito Stato Pontificio, nel quale si ripercorreva a rovescio il cammino fatto dal nostro Paese nel corso dei Risorgimento. Quella osservazione mi pare più fondata che mai. Erano rinate e si erano moltiplicate le più variopinte forme di feudalesimo clericale, la legislazione civile veniva fatta sempre più coincidere con quella canonica, le leggi sugli abusi del clero erano messe in non cale, la scuola era diventata feudo dei preti, la politica estera era né più né meno che quella di una Santa Alleanza.

Tutto ciò mi è tornato in mente leggendo questo piccolo libro.
Straordinaria contemporaneità di questa "Roma contemporanea"!
Ma, come già scriveva centocinquanta anni fa l'About, "non bisogna abusare degli abusi". Al Governo pontificio l'oblio di questa massima costò assai caro in quegli anni.

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LA NOTTE DELL'AQUILA (The Eagle Has Landed ) - Jack Higgins

The Eagle Has Landed

Jack Higgins

Editore Lions Gate

Genere - Gialli, Thriller, Noir

Anno 2005







LA NOTTE DELL'AQUILA, di Jack Higgins

L'autore ha tratto lo spunto per la sua trama da un avvenimento storico documentato, ma sconosciuto ai più per ovvi motivi di segretezza militare.

All'una esatta del mattino di sabato 6 novembre 1943, Heinrich Himmler, capo della polizia di stato e Reichsfürher delle SS, ricevette un semplice messaggio...

"L' Aquila è discesa"...

In codice significava che un piccolo contingente di paracadutisti tedeschi, travestiti da soldati polacchi, erano scesi sulla costa orientale della Gran Bretagna, e precisamente nel villaggio di Studley Constable.

La missione che il colonnello Kurt Steiner e il suo commando dovevano compiere aveva un obiettivo ben preciso: il rapimento del primo ministro inglese Winston Churchill che, secondo le informazioni ricevute, stava trascorrendo un tranquillo week-end in una casa di campagna di Norfoik, non lontano dal mare.

Jack Higgins, basandosi sui pochi documenti storici di cui era riuscito a venire in possesso, ma soprattutto sfruttando la sua inesauribile fantasia, ha creato un romanzo che si svolge nei limiti della credibilità.

Egli infatti immagina di capitare per caso nel piccolo cimitero di campagna di Studley Constable dove trova una lapide seminascosta sulla quale è scritto, in tedesco...

"Qui giace il tenente colonnello Kurt Steiner e tredici paracadutisti tedeschi uccisi in azione il 6 novembre 1943".

Chiede schiarimenti al parroco e la sua reticenza lo insospettisce.

Da buon giornalista fiutato lo " scoop" e cerca di saperne di più dagli abitanti dei villaggio.

Ricostruisce così i preparativi e l'esecuzione di quello che avrebbe potuto essere il piano determinante per le sorti del conflitto mondiale.

Gli elementi personali e psicologici che l'autore inserisce nella vicenda trasformano i personaggi che si muovono da una parte e dall'altra del fronte bellico: non sono più semplici pedine di un gioco studiato a freddo, a tavolino, ma vivono la loro battaglia con una partecipazione che li coinvolge anche nei sentimenti e negli affetti.

Alla fine sarà l'elemento fortuito, imponderabile, che farà fallire la missione.

La rivelazione del parroco permette al giornalista-scrittore di ridimensionare l'avvenimento nelle sue giuste proporzioni, ma ciò non toglie che a me ingenuo lettore rimanga il dubbio che le cose si siano realmente svolte come Higgins le aveva immaginate.

La religieuse (La monaca) - Denis Diderot

    
La religieuse (La monaca)
Denis Diderot

Le idee del tempo


Divagazione sul romanzo di Diderot











Mi ricordo che alla fine del secolo scorso il governo francese vietò la programmazione all'interno e all'estero del film tratto dal romanzo di Denis Diderot "La religieuse" (La monaca)... e ben significative sono state le crepe avvertite nel mondo cattolico a questo proposito.

Com'è noto il film è stato vietato a conclusione di una violenta campagna orchestrata dalle tre grandi associazioni nelle quali sono organizzate le monache francesi, e alla quale hanno prontamente aderito i soliti ambienti benpensanti.
Così, ancora una volta, lo spirito dell'intolleranza e del clericalismo si è accanito contro l'opera del grande filosofo ed organizzatore della cultura illuminista che ha dedicato tutta la propria esistenza alla lotta aperta contro ogni forma di oscurantismo e di superstizione ed al quale i cattolici dell'osservanza non hanno mai perdonato non tanto la grande battaglia illuministica, quando il rifiuto della benché minima ritrattazione opposto sul letto di morte al curato di Saint-Sulpice, al quale, nel corso della sua agonia, Diderot dichiarò con fermezza... "Io non credo né al Padre, né allo Spirito Santo, né ad alcun altro della famiglia".

La storia ha inizio nel 1962 quando la commissione di precensura avvisò il produttore del film tratto dal romanzo di Diderot che il suo progetto aveva buone possibilità di essere vietato. A due riprese la sceneggiatura venne riproposta alla commissione, nel 1963 e poi nel 1965 quando il progetto venne approvato. Appena iniziate le riprese del film le associazioni nelle quali sono organizzate le 125.000 monache francesi scatenarono una violenta campagna che ebbe come effetto la raccolta di 500.000 firme di benpensanti subito pronti ad esorcizzare lo spirito di Diderot prima ancora di aver visto il film tratto dal suo romanzo. Di fronte alla sollevazione delle monache francesi il ministro dell'informazione Peyrefitte si affrettò a dichiarare che condivideva i sentimenti offesi delle suore e che avrebbe usato dei suoi poteri in materia di controllo cinematografico per impedire l'uscita del film. Da parte sua un eguale atteggiamento assumeva il prefetto di polizia della regione parigina Papon, uno degli uomini coinvolti nello scandalo del rapimento e dell'assassinio del leader dell'opposizione marocchina Ben Barka.

Nonostante queste autorevoli prese di posizione rese pubbliche quando ancora il film era in lavorazione, la commissione di censura ha concesso il visto con 14 voti favorevoli contro 8. Ma il nuovo ministro delle informazioni, Bourges, ha rinviato il film in commissione e, di fronte alla perseveranza dei giudici nella loro valutazione favorevole all'opera alla quale, nel frattempo, il produttore aveva modificato il titolo da La monaca in Suzanne Simonin, la monaca di Diderot, ha deciso di intervenire per vietarne la programmazione in Francia e all'estero.

La vicenda che Diderot ha saputo costruire con arte inimitabile nel suo romanzo e che il regista Jacques Rivette ha seguito molto fedelmente, è la storia di una giovane costretta ad entrare in convento per motivi di eredità. Essa cade dapprima in una comunità di sadiche torturatrici, poi, cambiato convento, viene in contatto con una superiora di tendenze lesbiche..., infine riesce a fuggire con la complicità di un monaco che si rivela un ben pessimo prete e che tenta di sedurla. Questa storia, in fondo banale, è servita a Diderot per denunziare le perversioni e le sregolatezze dei sensi, in rapporto agli aspetti aberranti di certo misticismo, come fenomeni patologici di una civiltà corrotta e mistificata, di quella civiltà criticata in maniera insuperata nel Nipote di Rameau e che tutti i grandi pensatori da Hegel a Goethe a Marx hanno posto a fondamento del loro giudizio della società prerivoluzionaria.

La decisione del ministro di De Gaulle di impedire la programmazione del film di Jacques Rivette non ha mancato di sollevare in Francia violente reazioni. Particolarmente significativa quella di Temoignage Chrétien per cui la vicenda "rischia senza dubbio di indisporre le masse francesi molto più di un film austero, poco accessibile al grosso pubblico e il cui divieto per i minori di 18 anni avrebbe scoraggiato, senz'altro, i circuiti di sale popolari".
Dal canto suo Monsignor Delarue, vicario generale della diocesi di Parigi, lasciando al ministro Bourges la responsabilità della decisione, ha dichiarato "di condannare personalmente il carattere odioso sotto il quale i due terzi del film presentano la vita religiosa, anche se si tratta dell'adattamento di un romanzo del 18° secolo, fedelmente situato nel suo contesto. Ma io non condanno di meno la campagna con la quale si sono mobilitate tante persone di buona volontà nessuna delle quali aveva visto il film".
Molto più esplicito è stato l'abate Oraison il quale ha coraggiosamente sostenuto che "è uno scandalo aver vietato questo film. Il film non rappresenta assolutamente un insulto per la religione. Esso rappresenta, come il romanzo di Diderot, la critica, di una forma di società del 18° secolo e della decadenza della vita monacale del tempo, e non è assolutamente un attacco contro la fede cristiana né contro il principio della vita monacale. È a mio parere un errore di fondo vietarlo, errore che può far molta più male del film stesso".

Jean-Luc Godard ha, dal canto suo, portato una critica di fondo contro il regime gollista che ha permesso questo nuova attentato alla libertà di espressione... "Il candidato dell'UNR alla presidenza della repubblica [De Gaulle ] aveva dichiarato qualche mese fa a Michel Droit di fronte a venti milioni di francesi... " Io ho soppresso la censura di Ganzier e non l'ho ristabilita". Interdicendo oggi l'adattamento cinematografico di uno dei maggiori classici della libertà, il suo segretaria all'informazione Yvon Bourges, fa dunque mentire il suo illustre padrone... Grazie, Yvan Bourges, di avermi fatto vedere in faccia il vero volto dell'intolleranza contemporanea. Sartre ha detto che la libertà dì espressione si trova là dove la schiacciano i carri della polizia. Fortunatamente ve ne è sempre di più".

Il Concilio Ecumenica Vaticano II si è chiuso pochi mesi dopo questo fatto con solenni proclamazioni sulla libertà religiosa, sul rispetto delle libertà civili dell'uomo moderno, ma lo spirito del Concilio sembra estraneo alle 125.000 monache francesi che si sentono offese dalla storia di Suzanne Simonin, alle 500.000 persone che hanno montata una campagna contro la trasposizione cinematografica "fedelmente situata nel suo contesto" (monsignor Delrue), 'austera' (Temoignage Chrétien), che" non è assolutamente un attacco conti o la fede cristiana" (abate Oraison), del celebre romanzo di Diderot..., estraneo ai governanti cattolici di Francia che si sentono molto più gli eredi dei gesuiti bollati dal cattolico Pascal, che del pensiero illuministico dei Diderot, Rousseau, Voltaire, e, se si vuole, del cattolicesimo giansenista.

In Italia, qualche mese dopo, la televisione aveva in programma un romanzo sceneggiato tratto dai "Promessi sposi". Le monache italiane non erano insorte come le loro colleghe francesi contro la incarnazione scenica della Monaca di Monza, la cui vicenda sintetizza in certo senso quella di Suzanne Simonin e quella della badessa d'Arpajon. Forse perché i censori nostrani meno brutali e più ipocriti di quelli francesi avevano fatto della monaca corrotta una educanda edificante e casta?

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L'OSCENO UCCELLO DELLA NOTTE José Donoso

    
L'OSCENO UCCELLO DELLA NOTTE
José Donoso 
 
2003 - Bompiani Editore
Collana - Tascabili - Romanzi e racconti
Narrativa straniera
Traduttori - G. Guadalupi e M. Ravoni
Pagine 465








José Donoso è uno dei nomi più prestigiosi della letteratura latino-americana e il successo ottenuto già all'estero dal suo romanzo "L'osceno uccello della notte" lo conferma ampiamente.

Come invito alla lettura basterebbe il giudizio di Luis Bunuel, il grande vegliardo del cinema surrealista, che a suo tempo uscì con questa sua splendida breve ma intensa recensione...

"È un romanzo di interesse eccezionale...
un'opera magistrale.
L'ambiente feroce...
l'iterazione ossessionante...
le mutazioni dei personaggi...
l'immensa libertà immaginativa...
lo sprezzo delle regole...
del bene e del male...
del bello e del brutto...
mi hanno lasciato stupefatto... ".

E hanno stupefatto anche me comune lettore... e mi sono trovato immerso nell'oscurità malefica della polverosa e decrepita casa-ricovero della Encoronacion de la Chimba, dove avvengono le cose più turpi: oscene congiunzioni, infami riti della nascita, cupidigie proibite e blasfeme.

Ma fortunatamente il 'fondo' non viene mai raggiunto.

Questo romanzo 'nero' è un romanzo incubo dove le figure più tristi rappresentano quelle dell'inconscio di ciascuno di noi.


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SEBASTIANO DEL PIOMBO (1485 - 1547) - Pittore italiano

   
SEBASTIANO DEL PIOMBO
Pittore italiano


Sebastiano nacque da Luciano Luciani a Venezia nel 1485.

Sin da giovane alla sua passione per il liuto, con cui si cimentò spesso come solista, affiancò quella per la pittura, diventando allievo di Giovanni Bellini.

Ma fu Giorgione che nel 1508 era impegnato nel Fondaco dei Tedeschi, a indirizzare Sebastiano verso una nuova svolta pittorica.

Condizionato da tali suggestioni in quegli anni eseguì le ante d'organo della chiesa di San Bartolomeo a Rialto.

Coinvolto presto in commissioni prestigiose, come la pala per "San Giovanni Crisostomo" (1510-I511), attrasse l'attenzione di Agostino Chigi, banchiere del papa, che di passaggio a Venezia convinse Sebastiano a seguirlo a Roma per lavorare nella sua villa della Farnesina.

Influenzato inizialmente dai ritratti di Raffaello ("Ritratto del cardinale Carondolet", Lugano, Collezione Thyssen-Bornemisza), ammirò particolarmente Michelangelo di cui divenne molto amico.

Nel 1516, compiuta la "Pietà" di Viterbo, fu incaricato della decorazione della cappella Borgherini in San Pietro in Montorio. Nel 1517 dipinse la "Resurrezione di Lazzaro" per il cardinale Giulio de' Medici ( poi papa Clemente VII), ora alla National Gallery di Londra, in gara con Raffaello che fece la "Trasfigurazione", oggi alla Vaticana.

Fedele al papa Clemente VII, tanto che l'accompagnò in Castel Sant'Angelo durante il Sacco di Roma (1527), ottenne l'ufficio del Piombo (da cui il nome), ovvero la piombatura dei brevi papali.

Poiché tale carica obbligava a indossare la tonaca, Sebastiano diceva di essere "il più bel frate di Roma".

Sembra che, una volta raggiunta la stabilità economica, l'artista si sia disinteressato alla pittura, consapevole della crisi artistica di quegli anni.

Fra' Sebastiano morì il 21 giugno 1547.


VEDI ANCHE . . .

SEBASTIANO DEL PIOMBO - Vita e opere

LA FORNARINA (1512) - Sebastiano del Piombo

PIETÀ (1516-1517) - Sebastiano Del Piombo

RESURRREZIONE DI LAZZARO - Sebastiano del Piombo





PIETÀ (Piety 1516-1517) - Sebastiano Del Piombo


PIETÀ (1516-1517)
SEBASTIANO DEL PIOMBO (1485-1547)
Pittore italiano
Museo Civico a Viterbo
Tavola cm. 260 x 225



Il campo visivo è dominato dalla monumentale figura della Madonna, avvolta nei suoi poveri panni, china sul figlio morto, il cui corpo giace nudo, coperto solo dal perizoma, disteso sopra un lindo lenzuolo.
La possente figura muscolosa è incisa da forti contrasti chiaroscurali che ne modellano il corpo.
Lo sguardo disperato della Vergine è rivolto al cielo, diretto a stabilire un ultimo e straziante colloquio con Dio che l'ha costretta a sacrificare il suo unico figlio.
Il corpo della donna avvitato su se stesso ripete l'articolata posa della "Sibilla delfica" di Michelangelo, affrescata nella volta della cappella Sistina.
Ancora un riferimento agli affreschi michelangioleschi alla Sistina è la posizione delle gambe di Cristo, molto simile a quella assunta da Adamo nell'episodio della "Creazione".
Il cupo paesaggio che si apre alle spalle della Madonna è in sintonia con il dramma che si è consumato: il buio notturno è spezzato da inquietanti sprazzi di luce accecante che illuminano la città scorta in lontananza, della quale si distinguono i contorni di alcuni edifici.

Con la "Pietà" Sebastiano del Piombo rivela una straordinaria sensibilità, affine a quella dimostrata da Michelangelo, suo costante punto di riferimento, negli stessi anni (soprattutto negli affreschi della Sistina).
L'inquietudine che traspare nella composizione e la scelta di uno dei soggetti più drammatici della vita di Cristo, indicano come l'artista vivesse in prima persona i dubbi che scuotevano gli artisti e gli intellettuali dell'epoca, fortemente condizionati dai nuovi principi della chiesa riformata che andavano diffondendosi in tutta Europa.

Nella Pietà di Viterbo, il nucleo poetico è ancora la concezione mistico-misterica della natura di Giorgione e perfino di Giovanni Bel lini: il sentimento di Dio che, morendo, soggiace alla legge di natura.
Il trapasso è espresso nel paesaggio burrascoso, dove all'ultimo bagliore del tramonto succede, a piombo sulle figure, la luce fredda della luna: così come, nella figura della Madonna, al gesto disperato delle mani succede l'espressione ispirata, contemplante, del volto.
Sebastiano, dunque, ha afferrato prestissimo l'aspetto lirico dell'arte di Michelangelo, e, potrebbe dirsi, ha dato della sua arte la prima interpretazione romantica.
In realtà, però, ha voluto umanizzarla in un sentimento etico-religioso della storia.


Monsignor Giovanni Botonti, commesso del chierico della corte papale, fu il committente di questa tavola e della "Flagellazione di Cristo", altro capolavoro di Sebastiano del Piombo eseguito per la chiesa dell'Osservanza.
In passato si è creduto che il cartone per la figura della Madonna fosse stato fornito da Michelangelo, ma il disegno non è stato rintracciato, quindi il problema è rimasto irrisolto.
Sul retro della tavola sono tracciati alcuni disegni, fra i quali due studi per la testa della Madonna, certamente autografi anche se ancora una volta è stato fatto il nome di Michelangelo.
Al Christ Church di Oxford si conserva un disegno a penna.
Dopo l'intervento ottocentesco curato dal famoso pittore neoclassico Vincenzo Camuccini, la pala è stata restaurata negli anni Ottanta del nostro secolo.



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