domenica 26 luglio 2009

LA CITTADELLA (The Citadel) - Archibald Joseph Cronin


LA CITTADELLA

Archibald Joseph Cronin

Traduzione di Carlo Goardi

Editore - Bompiani

Data di Pubblicazione 2000

Collana - I Grandi Tascabili

Pagine 366







Il furgoncino decrepito traballava pericolosamente sulla strada tutta buche, ma il dottor Andrew Manson e sua moglie Cristina non vi facevano caso. Si erano sposati quel mattino, nel villaggio di Blaenelly, dove Andrew, medico appena laureato, lavorava per la Società Mineraria e Cristina era maestra nelle prime classi elementari. Quel furgoncino era il loro cocchio nuziale. Sotto il telone lacero e bisunto si agitavano in allegra confusione pentole, valigie, pezzi disparati di mobilio e oggetti vari, destinati alla casa di Aberalaw, la cittadina mineraria in cui il dottor Manson avrebbe ora esercitato la sua professione. Andrew e Cristina Manson erano molto poveri ma, essendo giovani e innamorati, la povertà presente e futura non li preoccupava affatto.
Il Comitato per l'Assistenza Sanitaria di Aberalaw aveva destinato al dottor Manson e signora una villetta di dieci locali, disposti su due piani. Dopo che ne ebbero preso possesso, Cristina e Andrew si chiesero ridendo come avrebbero risolto il problema dell'arredamento: possedevano un letto, un tavolo e quattro sedie in tutto. Intanto, tutto quello spazio vuoto poteva permettere il più vertiginoso dei valzer: Andrew passò un braccio intorno alla vita sottile di Cristina e la fece piroettare per le stanze del primo piano, finché furono senza fiato. Poi, tenendola stretta a sé, le bisbigliò...

"Come ti chiami?"
"Cristina"... rispose lei, sorpresa.
"Cristina, e poi?"
"Cristina Manson!".

C'era nella sua voce una dedizione così assoluta che Andrew si sentì travolgere da un'ondata di tenerezza e da un grande desiderio di dimostrarle quanto la sua fiducia in lui fosse giustificata.
Due giorni dopo, il dottor Andrew Manson, pieno di sacro zelo, iniziò il suo lavoro in Aberalaw. Gli ci volle mezza giornata per compiere il giro dei malati compresi nel suo settore; non pratico dei luoghi, più di una volta gli toccò di fare doppio cammino lungo ripide strade. Il freddo si faceva già sentire, ma lui non lo avvertiva: fra poche ore avrebbe riabbracciato la sua Cristina, le avrebbe raccontato tutto. Era straordinario, pensava Andrew, avere qualcuno con cui condividere ogni dubbio,ogni ansietà e speranza.


* * *

Quell'inverno, Cristina e Andrew conobbero la felicità. Erano poveri, dovevano sopportare parecchie privazioni, ma le rate del mobilio acquistato a Londra venivano puntualmente pagate e Andrew trovava sempre in tavola m buon pasto caldo, cucinato alla perfezione. Cristina, con tutta la sua apparente fragilità e inesperienza, si era rivelata un'ottima massaia e Andrew non cessava di stupirsene.
Il lavoro di Andrew era disperatamente duro. Girava a piedi di casa in casa e la neve caduta in abbondanza moltiplicava la fatica. Ritornava da Cristina indolenzito ed esausto; si lasciava cadere nella sua poltrona e accettava con gratitudine le affettuose premure di lei, felice di sentirsela cosi vicina, così sua.
I clienti di Andrew, quasi tutti minatori, erano gente ombrosa e sospettosa; i metodi moderni e strettamente scientifici del giovane dottore urtavano contro il muro della loro spessa ignoranza. Sebbene Andrew fosse entusiasta della sua professione, certi momenti era molto demoralizzato: ci voleva tutta la paziente tenerezza di Cristina per ridargli coraggio. Essa ammirava l'altruismo di suo marito, aveva un'enorme fiducia nella sua intelligenza e nella sua capacità professionale. Fu lei che suggerì ad Andrew di prepararsi agli esami per ottenere la specializzazione in clinica medica...

"Tu sei di quelli che hanno qualcosa da dire e che vogliono farsi ascoltare, che vogliono far prendere in considerazione le loro idee, sai cosa voglio dire. Se avessi anche tu "quel" titolo, ti servirebbe".

L'entusiasmo e la fiducia di Cristina si comunicarono ad Andrew che si mise subito a studiare con impegno. Aveva solo la notte per applicarsi; di giorno, la professione assorbiva tutto il suo tempo. Con l'aiuto di innumerevoli tazze di caffè sgobbava fino alle ore piccole; e Cristina era sempre lì, come un piccolo soldato silenzioso e devoto. Entro sei mesi, Andrew fu in grado di sostenere gli esami e ottenne il suo titolo a pieni voti. Ma non fu questo che fece improvvisamente salire alle stelle la reputazione professionale del dottor Manson presso i minatori di Aberalaw. Fu invece l'amputazione dell'avambraccio di Sam Bevan, praticata in miniera, al solo lume della lanterna. C'era stata una frana al pozzo n. 3 e Bevan era rimasto sotto, col braccio schiacciato dai massi. Impossibile liberarlo. L'unico mezzo per salvargli la vita era di amputare l'avambraccio senza esitare un istante, perché incombeva la minaccia di un nuovo crollo. Andrew operò privo di aiuto, quasi alla cieca: disteso in una pozza di fango, con non più di sessanta centimetri di spazio sopra la testa. Erano appena usciti dal cunicolo, con Bevan disteso sulla barella, che un sordo boato rintronò alle loro spalle: il crollo previsto era avvenuto.
La mattina dopo, il dottor Manson poté misurare il grado della fiducia e dell'ammirazione che aveva suscitato dal numero delle porte che ora si aprivano al suo passaggio, nel quartiere dei minatori: uomini e donne lo invitavano cordialmente a voler "favorire", lo trattenevano a far due chiacchiere, gli tendevano la mano con aperta simpatia.
Quel Natale segnò una data memorabile nella carriera del dottor Andrew Manson: ciascuno dei suoi clienti gli mandò un dono, accompagnato da un affettuoso biglietto di auguri. Egli si sentì sopraffatto dalla loro generosità; era così commosso che non riusciva a parlare.
Ma quel giorno Andrew doveva aspettarsi una gioia ancora più grande: quella stessa sera, Cristina gli disse che aspettava un bimbo. Da quel momento, Andrew cominciò a comportarsi in un modo veramente patetico: faceva alla moglie le raccomandazioni più assurde, la obbligava a mille riguardi, la trattava come un oggetto fragile e preziosissimo. A volte la fissava con autentica ammirazione, quasi fosse un fenomeno. Lei rideva fino alle lacrime; allora Andrew, sinceramente allarmato, la supplicava...

"Smetti, tesoro, ti prego! Puoi causare qualche infortunio...".

Un mattino d'estate, Cristina cadde dal vecchio ponticello di legno, sospeso sulla roggia, in giardino; una delle tavole, marcite per l'umido, aveva improvvisamente ceduto.
Poche ore dopo, il bimbo nacque morto: un mese prima del tempo giusto.
Fu uno schianto per tutti e due.
Un brutale risveglio dal sogno, che li lasciò a lungo storditi.
Anche per questo, pensarono di mutare luogo e abitudini, e decisero di trasferirsi a Londra.
Andrew, dal punto di vista professionale, si sentiva ormai pronto a grandi cose e Cristina era, come sempre, pronta a seguirlo, entusiasta e fedele. Trovare a Londra una condotta non fu un'impresa facile. La somma di cui Andrew poteva disporre non superava le seicento sterline: era poco davvero, anche per una sistemazione appena appena passabile. Finalmente, dopo due mesi di ricerche, riuscirono a rilevare la casa, lo studio e la clientela del defunto medico condotto di un quartiere popolare. La casa era brutta e vecchia; brutto anche il quartiere, tutto di vecchie case squallide.
Per Cristina, che adorava la campagna, fu una gran malinconia rinchiudersi fra quelle mura annerite; ma non osava, contrastare i desideri di Andrew, che voleva ormai esercitare la professione in una grande città dove fosse possibile frequentare un ospedale modernamente attrezzato.
L'inverno arrivò quasi senza preavviso. La nebbia, mista al fumo della vicina stazione ferroviaria, sembrava a Cristina un muro invalicabile: negli anni di Aberalaw non aveva mai visto una cosa simile. Avrebbe voluto almeno rendere un po' più ospitale la loro tetra casa, ma gli scarsi guadagni della condotta non concedevano più dello stretto necessario. Mai, prima d'ora, il bisogno di guadagnare si era imposto così brutalmente al dottor Manson; doveva assolutamente trovare il modo di attirare la clientela, se non volevano morire di fame, lui e Cristina.
Fu la signora Schmidt, proprietaria della vicina salumeria, che inviò ad Andrew i primi clienti. Gente misera, in principio: donne dall'aspetto piuttosto equivoco e poveri diavoli che non potevano spendere. Finché, un bel giorno, arrivò "la gallina dalle uova d'oro", nella persona di una certa signorina Cramb, capo-reparto nei lussuosi magazzini Laurier's. Era affetta, da molti mesi, da un fastidioso eczema alle mani e veniva dal dottor Manson tanto per consultare un altro medico, dopo cento altri. Andrew ebbe una fortuna quasi sfacciata: azzeccò di colpo la diagnosi e la cura. In dieci giorni la signorina Cramb guarì.
Votò allora al giovane dottore la sua eterna gratitudine e incominciò subito a dimostrargliela. In poche settimane la sala d'aspetto di Andrew si riempì di ragazze, tutte commesse di Laurier's, alle quali la signorina Cramb aveva parlato con entusiasmo del suo "straordinario dottor Manson".
Fu ancora la Cramb che raccomandò il dottor Manson a una cliente dei magazzini Laurier's: una dama bislacca e ricchissima, sofferente di febbre da fieno. Cercava un medico per farsi delle iniezioni. Quando Andrew vide la scatola del preparato in cui la dama diceva di avere "un'assoluta fiducia", fu sul punto di dirle che quella medicina era un imbroglio e non serviva a nulla. Poi si trattenne. Non era affar suo, pensò. Non poteva perdere quella cliente: rappresentava il suo primo passo verso la clientela ricca, altolocata. Andrew era stanco di essere povero; voleva fare strada, avere danaro, non sentir parlare mai più di privazioni; così fece tacere la sua coscienza e continuò a praticare le iniezioni richieste. Dopo alcuni giorni, il "benefico influsso della dama bislacca" si fece sentire: Andrew fu chiamato in due case aristocratiche. Poi la cerchia si allargò sempre più: in capo a due mesi Manson cominciò a guadagnare in modo insperato e ci prese gusto.
Andrew Manson era in breve tempo diventato il medico preferito dalle signore, malate soprattutto di ozio. Riusciva simpatico e ispirava fiducia.
Decise allora di farsi degli abiti eleganti, degni degli ambienti raffinati in cui era chiamato a prestare la sua opera. La prima volta che scese dalla sua stanza in un abito nuovo, elegantissimo, era timido come uno scolaretto; Cristina lo guardò stupefatta...

"Andrew! Sei magnifico, - disse - vai in qualche posto?"...
"In qualche posto? Al lavoro, si capisce, come sempre"... rispose quasi brusco.
"Sei molto elegante, ma - sorrise lei - in qualche modo non sembri più tu".

Cristina mise una nota involontaria di rimpianto nelle sue parole e lui l'avverti come un rimprovero.
Le capitava abbastanza spesso; negli ultimi tempi, di essere di cattivo umore. Più aumentavano i guadagni, più Cristina si faceva amara, distante; sembrava quasi che rimpiangesse la loro povertà. Ma non era questo; Cristina rimpiangeva acutamente l'appassionato altruismo che aveva animato Andrew agli inizi della sua professione e temeva che diventasse anche lui un medico come tanti altri, desideroso soltanto di far carriera e di arricchire. Osservava con dolore il mutamento che in pochi mesi si era verificato in suo marito: come gli piaceva adesso il danaro!
Il successo economico lo inorgogliva: parlava sempre di soldi, sognava di accumularne tanti e di impiegarli bene.
Andrew finì col mettersi in società con altri due colleghi, uno dei quali era un chirurgo alla moda, assai presuntuoso e privo di scrupoli. Tutti e tre si rimbalzavano i clienti come merce qualsiasi, da cui trarre il maggior guadagno possibile. Cristina ne fu atterrita...

"Per l'amor di Dio, Andrew, non venderti!"... gli gridò un giorno piangendo.

Non servì a nulla; Andrew si offese a morte e i loro rapporti divennero più tesi. Cristina cominciò allora a perdere la fiducia in se stessa, a dubitare di essere la moglie che ci voleva per lui ...


* * *

Un giorno accadde qualcosa di terribile, che sottrasse di colpo il dottor Manson al pericolo di diventare un medico disonesto: vide morire sul tavolo operatorio un suo cliente che egli aveva indirizzato al collega chirurgo per una operazione all'addome. Lo credeva un abile chirurgo, ma si accorse troppo tardi che era invece il peggior "macellaio" che avesse mai visto in vita sua. La morte di quel povero uomo, che si era ciecamente fidato del suo consiglio, fu per Andrew Manson un colpo durissimo. Misurò tutta la gravità della sua colpa e si odiò per la propria incoscienza.
Roso dall'angoscia, si volse allora a Cristina con l'antica, appassionata fiducia e le chiese piangendo di riaprirgli il suo cuore.
La loro riconciliazione fu il più straordinario avvenimento dal giorno in cui si erano innamorati. Erano di nuovo d'accordo, ora; più felici di quanto fossero mai stati. Il viso di Cristina era ritornato sereno, luminoso: i suoi occhi dolcissimi si posavano su Andrew con la tenerezza di un tempo. Stretto a lei, Andrew parlava, parlava, faceva progetti meravigliosi: sarebbero ritornati in provincia, a lavorare seriamente, con la stessa volontà di bene che lo aveva animato nei primi anni. Riuscirono a vendere la condotta per un prezzo giusto. Cristina era trasfigurata dalla gioia all'idea di ritornare in campagna; non le importava nulla di incominciare tutto da capo...
Ma non tornò in, campagna, povera Cristina: rimase a Londra, nel piccolo cimitero di Kensaal Green.
Accadde una sera, pochi giorni dopo la loro riconciliazione: Cristina era uscita da pochi minuti, per comperare il formaggio prreferito da Andrew alla salumeria della signora Schmidt. Andrew l'aspettava seduto a tavola e ripensava contento alle parole che poco prima lei aveva pronunciato...

"Non sono mai stata più felice in vita mia".

Improvvisamente, il campanello suonò con violenza: era il vigile Struthers, che Andrew conosceva.
Dietro di lui, seguiti da una folla silenziosa, due uomini portavano Cristina.
La posarono sul lettino dell'ambulatorio... già morta.
Era uscita di corsa dal negozio, dissero, proprio mentre passava un autobus...

Il colpo stroncò Andrew, fisicamente e moralmente; per un mese visse come un automa, con rari momenti di disperata lucidità. Fu il suo vecchio amico Denny, ottimo medico e cuore generoso, che riuscì a poco a poco a ricondurlo alla normalità. Fu merito di Denny, della sua ostinata e affettuosa pazienza, se Andrew poté ancora guardare al futuro e desiderare di riprendere il lavoro. Avrebbero lavorato insieme, lui e Denny; ma lavorato sul serio: come ai tempi di Aberalaw e anche più. Poche ore prima di lasciare Londra definitivamente, Andrew andò nel piccolo camposanto tutto verde, dove era la tomba della sua Cristina....

"Non verrò mai meno alla tua fiducia, Cristina. Vedrai: sarò sempre degno del tuo amore"... disse, e levò lo sguardo all'orizzonte.
Lassù, in aria, si ergeva luminoso un bastione di nuvole; avevano la forma di un castello...
"Quanti sogni, Cristina! Quanti sogni, insieme!"..., sospirò Andrew e chiuse gli occhi, riascoltando la voce dolce e gioiosa di Cristina, le sue parole in quell'ultima sera... "Sono tanto felice. Andrew, tanto felice!"...


UNA PAGINA

"Il viaggio di uscita richiese quasi un'ora. Spesso, nei passaggi stretti, dovevano inclinare la barella per traverso. Andrew non avrebbe saputo dire quanto erano rimasti sotto. Ma alla fine arrivarono all'ascensore.
Su, in pochissimi secondi, con la velocità di un razzo. Uscendo dalla gabbia gradirono il morso del vento sulle guance. Respirarono a pieni polmoni. Andrew salì la scaletta reggendosi alla ringhiera. Faceva ancora scuro, ma nel cortile erano state accese le fiaccole di nafta, che sibilavano e saltellavano, mostrando molte lingue contorte. Attorno era adunato un capannello di figure in attesa.
Alcune donne, nel gruppo, con le teste negli scialli. D'un tratto, come la barella lo oltrepassava, Andrew sentì gridare disperatamente il proprio nome e nell'attimo seguente aveva attorno al collo le braccia di Cristina. A capo scoperto, con solo il mantello sopra la camicia, i piedi nudi nelle scarpe, sembrava uno spettro.
"Cosa c'è?"... egli domandò stordito, cercando di disimpegnarsi dal suo abbraccio per poterla vedere in faccia. Ma lei non si staccava da lui. Si aggrappava freneticamente, come una donna che annega, mormorando, in rotti accenti:- Dicevano che il tetto era caduto... che non... non venivate più fuori...". La sua pelle era livida. Batteva i denti per il freddo...".

(da: A.J. Cronin - La Cittadella - Traduzione di Carlo Goardi - Editore Bompiani)


COMMENTO ALLA PAGINA

Cronin non è diventato celebre per la qualità del suo stile, anzi, la sua prosa non manca di difetti: talvolta è trasandata e si vale di luoghi comuni. Ma egli ha la grande qualità di saper raccontare: sa cogliere sempre il lato più umano di ogni situazione e ha una notevole padronanza della 'scena'. L'episodio dell'operazione chirurgica in miniera è autentico: ne fu protagonista lo stesso Cronin, quando era medico minerario in un paesino del Galles. Da tutta la pagina spira infatti un accento di assoluta sincerità..., le immagini ne balzano vive, delineate con vigorosa precisione.
Ho letto vivamente questa pagina, con la sensazione di partecipare totalmente alla vicenda e questo, per me, è il migliore risultato a cui un romanziere possa giungere,


VALORE DELL'OPERA

È difficile, tra i romanzieri del Novecento, cogliere una voce così generosa e sincera come quella di Archibald Cronin.
Nello scrittore è presente lo stesso altruismo che lo animava quando esercitava la professione medica.
Cronin è soprattutto un idealista..., intende lo scrivere come una missione e ciò lo porta a denunciare il male ovunque esso appaia.
Questo generoso intento morale è presente in tutte le sue opere, ma lo si avverte in particolare ne "La Cittadella", romanzo in gran parte autobiografico.
Quando l'autore viveva gli avvenimenti che divennero più tardi materia dei suoi romanzi, non pensava ancora a scrivere..., eppure, il suo sguardo acuto e intelligente già si volgeva intorno e raccoglieva tutti i preziosi elementi che più tardi sarebbero serviti allo scrittore.
Cronin non se ne accorgeva, ma, praticando la sua professione di medico, affinava contemporaneamente la sua innata qualità di romanziere.
È uno scrittore onesto e simpatico, che ci parla con voce persuasiva e amica: lo si segue col batticuore e lo si ascolta volentieri, anche quando diventa decisamente polemico.
È un galantuomo, sinceramente spaventato dello smarrimento spirituale dei contemporanei, e preoccupato di mettere in valore i princìpi in cui erede.
Qualche volta, il lato socialmente polemico nuoce all'equilibrio artistico dell'opera..., ciò si verifica anche ne "La Cittadella", quando lo scrittore denuncia la corruzione di una parte della classe medica.
Ma anche in quelle pagine spira una tale passione, che il lettore ne rimane avvinto.
È sempre presente una notevole carica drammatica, resa con uno stile semplice, quasi trasandato.
Fine psicologo, sa rendere in pochi tratti le qualità di un carattere, mettendone in luce l'essenziale aspetto morale.
Ne "La Cittadella" i personaggi sono una folla, ma tra tutti si distingue la figura dolcissima e innocente di Cristina.
È la compagna ideale, sempre pronta al sacrificio.
Il successo economico del marito non riesce a fuorviarla, perché la sua profonda rettitudine non può accettare compromessi di sorta.
Cronin non si è inventato le sue qualità morali, la sua figuretta esile e i grandi occhi neri: il personaggio di Cristina è tolto dalla vita vera, perché Cristina Manson è Mary Cronin, la moglie dello scrittore.
Solo la tragica fine di lei, descritta in una delle pagine più toccanti de "La Cittadella", appartiene alla fantasia dell'autore.
Dopo aver letto il libro, mi sono accorto che Andrew e Cristina sono due personaggi amici e abitano nella mia memoria come se realmente li avessi conosciuti e amati.


BREVE BIOGRAFIA DI ARCIBALD JOSEPH CRONIN


Il romanziere Archibald Joseph Cronin è nato a Cardross {Scozia) nel 1896, da padre irlandese e cattolico. Conseguì brillantemente la laurea in medicina nel 1919 ed esercitò con passione ed entusiasmo la sua professione di medico, fino al 1930. Costretto in quell'anno a una lunga convalescenza, si ritirò con la famiglia in un paesello della Scozia e si mise a scrivere un romanzo... "Il castello del cappellaio" .. Il libro fu pubblicato nel 1931 ed ebbe un immediato successo.
Cronin decise allora di dedicarsi completamente allo scrivere, obbedendo a una vocazione imperiosa.
"Appesi lo stetoscopio - racconta egli stesso - e misi via la borsa; avevo finito di fare il medico!".
Sono passati più di tanti anni e Cronin è stato tradotto in una ventina di lingue e il successo dei suoi libri è sempre andato aumentando. Archibald Joseph Cronin morì a Montreux il 6 gennaio 1981.



ALTRE OPERE

E LE STELLE STANNO A GUARDARE (1935) - Romanzo a sfondo sociale, forte e polemico..., ha reso il suo autore celebre in tutto il mondo.

LE CHIAVI DEL PARADISO (1942) - La vicenda si snoda intorno alla figura di un sacerdote cattolico, delineata con grande sensibilità.

ANNI VERDI (1944) - Romanzo a sfondo autobiografico..., l'autore vi ricostruisce la propria adolescenza.

AVVENTURE IN DUE MONDI (1952) - E' una autobiografia sincera e obiettiva. La narrazione è particolarmente avvincente e non manca di una piacevole vena di umorismo.

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