martedì 27 gennaio 2009

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA (Beheading of John the Baptist) - Michelangelo Merisi detto Caravaggio

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA (1608)
Caravaggio (1573 - 1610)
Pittore italiano
Oratorio della Cattedrale di San Giovanni a La Valletta - Malta
Diciassettesimo secolo
Olio su tela cm. 361 x 520




La Decollazione del Battista è un grande dipinto di Caravaggio e I'unico firmato (il nome del maestro è tracciato con il sangue che esce dal collo mozzato di San Giovanni).
L'evoluzione della poetica caravaggesca sta giungendo agli ultimi snodi: il Merisi, sempre fuggiasco e sempre animato dalla speranza di tornare a Roma, ha ormai abbandonato del tutto i colori vividi e i particolari smaglianti della giovinezza. Ora la sua attenzione è concentrata sull'uso dello spazio: nella grande tela maltese, tutti i protagonisti sono raggruppati nella parte sinistra, mentre I'intera metà di destra è occupata dal cieco muro di una prigione, che dà all'episodio la raggelante impressione di una spietata esecuzione, compiuta alle prime luci dell'alba.

La tela, di grandissime dimensioni, venne eseguita da Caravaggio nel 1608 durante il soggiorno nell'isola di Malta, dove si era rifugiato, protetto dai Cavalieri di Malta, dopo la fuga da Roma.
L'azione, drammaticamente illuminata da una cupa luce, si sviluppa in primo piano, nella parte inferiore della tela. Il carnefice, dopo aver affondato la spada sul collo del Battista, disteso a terra a bocconi, si appresta a dargli il colpo di grazia con un coltello.
Due figure assistono all'esecuzione, affacciate da una finestra a grate, che indica che l'episodio si svolge all'interno di un'austera prigione.

I soliti personaggi caravaggeschi fanno la loro comparsa: la vecchia e lo sgherro a torso nudo.
  
  
La Decollazione del Battista, la tragica identificazione del Caravaggio con il Santo decapitato, già indiziata dal nome segnato con il rosso del sangue, si comprende meglio ora, alla luce di quel "bando capitale" di cui il pittore si portava appresso I'angoscioso segreto (Vedi La vita di Caravaggio)
La luce, come sobbalzante, evoca I'ultimo palpito di vita nel corpo del martire che è caduto bocconi, con le mani legate dietro la schiena. 
L'azione è colta al suo culmine. Il carnefice, che ha inferto il taglio di spada, si appresta ora a trarre la lama con cui finirà di recidere il collo, portando il "colpo di grazia". La giovane donna (Salomè) porge impaziente il vassoio in cui la testa sarà collocata come ordina il gesto del carceriere, mentre la vecchia ha un moto di orrore e di pietà. 
La corda che pende abbandonata dall'anello murato, sul lato destro, lascia intuire quanto può essere avvenuto appena prima, quando il Santo è stato slegato da quell'angolo e trascinato in avanti.
Il rapporto tra spazio e figura è modificato rispetto ai dipinti dei precedenti anni ampliando il vuoto, immerso in una muta penombra, che drammatizza le stesure tonali di Tiziano il una modulazione sospesa e rientrante.
I corpi hanno perso del tutto il loro plasticismo, per vibrare con filamenti di una luce che non si ordina più in grandi registri, ma rompe in accensioni che sono come fremiti, smangiando le forme.


Scomparsa la passionalità delle opere del periodo napoletano, come ad esempio, LA MADONNA DEL ROSARIO (Kunsthistorisches Museum di Vienna), l'opera de La Valletta ci presenta un dramma pacato, dove ogni personaggio è isolato all'interno del proprio tragico ruolo.

La tela è considerata, insieme al SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA di Siracusa, il capolavoro della tarda attività di Caravaggio: il Longhi l'apostrofò come "il più bel quadro del secolo".

La sua bellezza e la sua fama stimolarono molti pittori italiani ad affrontare il viaggio verso Malta: fra questi anche il Bollori (1672), biografo di Caravaggio, che ne fornì una minuziosa descrizione.


Il quadro venne offerto da Caravaggio all'Ordine dei Cavalieri di Malta come ringraziamento per la nomina di "Cavaliere di Grazia" ricevuta il 14 luglio 1608.

Fu subito destinato a decorare la parete di fondo dell'Oratorio dell'Ordine nella chiesa conventuale dei Cavalieri di Malta (attuale cattedrale de la Valletta), dove si può ammirare ancora oggi.

La grande tela è stata restaurata in Italia nel 1955, un lavoro accurato che ha consentito di mettere alla luce la firma "F. (frate) MICHELA...", incisa nel rivolo di sangue che fuoriesce dal collo del Battista.


IL SOGGIORNO DI CARAVAGGIO A MALTA

Fuggito da Roma dopo l'omicidio di Ranuccio Tomassoni, Caravaggio riparò nei feudi del principe Marzio Colonna nei dintorni di Roma, poi a Napoli e in Sicilia e, infine, si rifugiò nell'isola di Malta, dove fu protetto dal Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, Alof de Vignacourt, ritratto dal Caravaggio nei quadri oggi conservati al Louvre di Parigi e alla Galleria Palatina di Firenze.

Dopo pochissimo tempo dalla nomina a "Cavaliere di Grazia", lo sciagurato pittore venne imprigionato probabilmente a causa di una lite.
Nell'ottobre del 1608 egli riuscì ad evadere e ad abbandonare l'isola alla volta della Sicilia.
Del periodo passato a Malta si conoscono cinque dipinti: i due ritratti del Vignacourt..., l'AMORINO DORMIENTE (Galleria Palatina di Firenze)..., il SAN GIROLAMO SCRIVENTE, ritrovato alla fine del secolo scorso a Malta dopo essere stato trafugato dal Museo isolano molti anni prima..., e la DECOLLAZIONE DEL BATTISTA.


VEDI ANCHE ...

CARAVAGGIO - La riforma del Caravaggio ed i caravaggeschi

La vita di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO

LA MORTE DELLA VERGINE - Caravaggio

DECOLLAZIONE DEL BATTISTA - Caravaggio

BACCO - Caravaggio

SAN GIOVANNI BATTISTA - Caravaggio

SUONATORE DI LIUTO - Caravaggio

GIUDITTA E OLOFERNE - Caravaggio

SETTE OPERE DI MISERICORDIA - Caravaggio

SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA (1608) - Caravaggio 


RIPOSO NELLA FUGA IN EGITTO - Caravaggio

CENA IN EMMAUS - Caravaggio

BACCHINO MALATO - Caravaggio

CANESTRO DI FRUTTA - Caravaggio

RAGAZZO MORSO DA UN RAMARRO - Caravaggio

MARTIRIO DI SAN MATTEO - Caravaggio


LA LUNA E I BIORITMI



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L' oscillante pianeta più instabile
la dea delle acque fluenti

che domina su ogni cosa che cresce
e rende mutevole la mia donna.


ANONIMO del XVI secolo






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STATO D' ANIMO


A volte il mio cuore

é pieno d' angoscia
e m' abbandono all' impeto delle lacrime


A volte il mio spirito
vola in esilio forzato

come l' ultima neve di primavera

A volte il mio dolore

s' allarga e sprofonda
come un sasso turba l' acqua cheta


A volte la mia voce
s' eleva limpida

come zampillo d' acqua sorgiva

A volte guardo lontano

la linea misteriosa dell' orizzonte
e mi s' apre davanti all' anima

una calma serena
come un' aurora.



SAUVAGE del XXI secolo


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Che il nostro umore sia soggetto a continue variazioni non lo scopro certo io. La luna o meglio, le fasi lunari, hanno un' influenza di una certa rilevanza su alcuni individui più predisposti di altri.
E' notissimo il ruolo che la tradizione e il folclore attribuiscono al nostro satellite relativamente alle nascite, al clima, alle varie operazioni agricole, al nostro stesso umore (lasciami stare che oggi ho la luna...quante volte non abbiamo usato questa frase...).

La luna presenta rispetto alla terra due movimenti ben distinti: uno reale e uno apparente. Quest' ultimo, é il movimento giornaliero dovuto alla rotazione della terra, quello reale é il movimento di rotazione effettiva attorno alla terra che dura all' incirca un mese o poco meno, cioe le varie fasi lunari che ben conosciamo. Ed é naturalmente questo secondo movimento che incide in maniera rilevante sugli esseri viventi, in particolar modo sull' uomo.
Balza subito evidente la durata del mese lunare, del ciclo mensile della donna e del ritmo emotivo del bioritmo.
Il moto apparente del nostro satellite é responsabile del ciclico fenomeno delle maree, si tratta di un fenomeno meccanico dovuto all' attrazione gravitazionale esercitata dalla luna che nel contempo esercita una certa influenza anche sugli organismi animali e quindi sull' organismo umano.

Sono convinto che esiste uno stretto rapporto tra l' agressività umana e il ciclo lunare, che si evidenzia maggiormente negli alcoolizzati, nei drogati, negli squilibrati e nelle persone dal comportamento molto mutevole.
Come la superficie terrestre, l' uomo é composto dall' ottanta per cento di acqua e dal venti per cento di materia solida.
Sono convinto che la forza gravitazionale della luna esercita un' influenza sulla percentuale d' acqua del corpo umano come la esercita sugli oceani.
Ad ogni luna nuova e piena, queste maree raggiungono la massime ampiezza, e l' influenza del satellite sul nostro comportamento é fortissima.
I più emotivi o i più psicolabili subiscono maggiormente questi influssi, passando da momenti di euforia a momenti di cupa depressione.

Sono convinto di questo, perché come potete vedere dalla breve ma esplicativa poesia che sopra ho riportato, io stesso ci sono passato e quindi con cognizione di causa posso affermare quanto detto.

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LA CITTA' DEL SOLE (The City of the Sun) - Tommaso Campanella


Comunismo e religione di natura nell'isola di Taprobana.


Secondo un modulo consueto, la CITTA' DEL SOLE è scritta in forma di dialogo, che si svolge tra un nostromo genovese che ha appena compiuto la circumnavigazione del globo e un Ospitalario (membro dell'ordine degli ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poi Ordine di Malta), il quale interpella il navigatore circa gli ordinamenti che questi ha trovato vigenti nella favolosa isola di Taprobana (odierna Sry Lanka) dove ha sede una città eretta su un alto colle e cinta da sette cerchie di mura.

"E' un Principe sacerdote tra loro - riferisce il Genovese - che s'appella Sole, e in lingua nostra si dice Metafisico: questo è capo di tutti in spirituale e temporale, e tutti li negozi in lui si terminano. Ha tre Principi collaterali: Pon, Sin, Mor, che vuol dir: Potestà, Sapienza, Amore".

I tre ministri che assistono il supremo reggitore e che personificano le tre primalità dell'essere (il che conferma l'intimo legame tra la metafisica di Tommaso Campanella e il suo ideale politico), presiedono rispettivamente alla preparazione militare, agli studi e alle scienze, e all'organizzazione della vita erotica affinché essa si svolga secondo precise regole eugenetiche.

I Solari (abitanti della Città del Sole) vivono una vita sottoposta ai dettami della ragione in conformità con i quali hanno stabilito di adottare la comunanza di tutti i beni: la proprietà privata, infatti, incoraggiando l'amore proprio, egoismo, invidia e rapacità, avrebbe sul consorzio umano effetti rovinosi.
Non esistono servi né padroni, non hanno luogo disparità di fortune, ognuno accetta ed esercita le mansioni che più gli si addicono e tutti egualmente lavorano per la prosperità collettiva.
Vivono in comune e vestono identicamente, con quattro differenti vesti a seconda delle stagioni: le fogge sono descritte con bizzarra e puntigliosa meticolosità.
Come tutti i riformatori utopisti, Tommaso Campanella vuol dare una descrizione minuziosa di come dovrebbe esser lo Stato ideale da lui auspicato.
I funzionari che dipendono da Mor hanno l'incarico di combinare gli accoppiamenti affinché diano il miglior risultato ("non accoppiano se non le femine grandi e belle alli grandi e virtuosi, e le grasse a' macri e le macre alli grassi, per far temperie"), e in genere l'attività sessuale dei Solari è regolata secondo l'interesse pubblico: motivo da Campanella forse desunto dalla REPUBBLICA di Platone che insieme alla UTOPIA dell'inglese Tommaso Moro costituisce il modello al quale, per sua stessa ammissione, lo Stilese si è ispirato.

Uomini e donne sono egualmente addestrati alle armi e le guerre sono intraprese soltanto a favore di popoli oppressi o contro tiranni aggressori.
Le operazioni commerciali sono rare e sotto forma di baratto; il denaro non ha corso e ne sono dotati soltanto coloro che come legati vengono avviati all'estero.
Tutti i cittadini di età superiore ai venti anni partecipano alle assemblee e ciascuno può formulare la propria opinione circa ordinamenti ed esporre le proprie lagnanze verso gli "officiali" di rango inferiore i quali "si mutano secondo la volontà del popolo inchina".
Ma il principe-sacerdote e i suoi tre ministri sono inamovibili, possono dimettersi di loro volontà ma non essere rimossi..., inoltre è loro prerogativa confermare o meno quello che è stato stabilito nelle assemblee.

Il regime politico non è dispotico e neppure democratico..., vi prevale, sia pure con il consenso dei sudditi, un autoritarismo illuminato che ha caratteri teocratici, dato che il Metafisico è al tempo stesso il capo politico e il capo religioso.
Ma si tratta di una singolare teocrazia a base aconfessionale: la religione professata dai Solari è un cristianesimo naturale senza verità, senza dogmi precisi, senza sacramenti e senza clero.
I Solari onorano l'universo quale immagine vivente di Dio, riconoscono l'influenza degli astri sulle vicende umane..., credono nell'immortalità dell'anima e in una vita futura, "ma li luoghi delle pene e premi non l'han per tanto certi" e sono in dubbio circa l'eternità della pena: "stanno anche molti curiosi di sapere se queste [le pene] sono eterne o no".
Il cristianesimo della Città del Sole non ha una rigida organizzazione dottrinale e non viene risolutamente contrapposto alle altre religioni, monoteistiche e politeistiche, come la Verità assoluta del Cristo non è in nessun modo affermata.

Racconta il navigatore Genovese al suo interlocutore, parlando delle figure che fan mostra di sé sulle mura della città...

"Trovai Moisé, Osiri, Giove, Mercurio, Macometto ed altri assai..., e in luoco assai onorato era Gesù Cristo e li dodici apostoli, che ne tengono gran conto...".

Probabilmente, quando scriveva la CITTA' DEL SOLE, la religiosità di Tommaso Campanella era ancora lontana dall'essersi allineata alle posizioni dell'ortodossia cristiano-cattolica..., né si deve dimenticare che, ai tempi della congiura da lui perpetrata ai danni della Spagna, lo Stilese dava scandalo tra coloro che lo circondavano, affermando che Gesù Cristo era stato "un uomo da bene".

Nota Benedetto Croce, ribadendo un giudizio generalmente accettato, che lo scritto di Campanella non regge al confronto con l'UTOPIA di Tommaso Moro che ne è il precedente più diretto, né per i pregi letterari che sono invero scarsi nel dialogo campanellino, né per consistenza e precisione di riferimenti storici.
Una costruzione utopistica, infatti, per quanto astratta per definizione, ha un suo nucleo di concretezza nella misura in cui costituisce un documento di denunzia di ben determinate condizioni sociali, nella misura in cui, sotto l'involucro della finzione, vibra un manifesto di protesta che può avere in realtà un efficace valore di incitamento e di stimolo (a parte il fatto che può in una data epoca considerarsi utopistico, e quindi non esistente e non possibile, può diventare reale o possibile in un'epoca successiva, onde il valore di anticipazione che alcune utopie hanno avuto).

Nessuno, per esempio, potrebbe tracciare la ricordata UTOPIA del Moro di futile vaniloquio o di sterile vagheggiamento, se non altro perché il punto di partenza di essa è dato dalla tragica situazione in cui vennero a trovarsi i contadini inglesi, in seguito al passaggio dalla coltura cerealica al pascolo allo scopo di allevare pecore e montoni dalla cui lana l'aristocrazia fondiaria ricavava un reddito maggiore.
Rileva appunto il Croce che mentre l'opera del Moro "si fonda su una descrizione e una critica assai viva e particolare delle condizioni sociali dell'Inghilterra al dissolversi dell'economia feudale, il comunismo di Campanella muove dalla generica osservazione dei mali che affliggono le società umane, dal vecchio contrasto di ricchi e poveri, di oziosi e lavoratori, di sfruttatori e di sfruttati, dalla considerazione dei vizi e delle malvagie passioni che nascono dal 'mio' e dal 'tuo'.

Io penso che il Croce abbia ragione solo in parte.
Certamente la maggior genericità che egli rivela svigorisce e allenta un po' la carica polemica che sta sotto l'ideale comunismo teocratico caldeggiato dallo Stilese ("comunismo", beninteso, che non ha a che vedere con il moderno movimento socialistico e comunistico).
E tuttavia non si può dire che manchi la tensione polemica nascente dalla allusione diretta o indiretta alle condizioni del tempo.
La vita idilliaca e ordinata dei Solari acquista il risalto di una denuncia e di una invocazione, se la confrontiamo con la realtà squallida e brutale della Calabria del Campanella con il peso vessatorio del governo spagnolo, la miseria e l'ignoranza delle sue plebi rurali, il clero corrotto, il brigantaggio cronico, i baroni litigiosi e prepotenti.
E in un punto, anzi, un riferimento più particolare si affaccia tra le righe a proposito della capitale del regno dell'Italia meridionale.
La felice armonia sognata nell'isola immaginaria di Taprobana mette in luce più cruda le disuguaglianze, gli squilibri sociali, il parassitismo in una città come Napoli...

"... Ma noi non così - commenta amaramente il Genovese - perché in Napoli sono da trecento mila anime, e non faticano cinquanta mila..., e questi patiscono fatica assai e si struggono..., e l'oziosi si perdono anche per l'ozio, avarizia, lascivia, ed usura, e molta gente guastano tenendoli in servitù e povertà, o facendoli partecipi di loro vizi...".


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Tommaso Campanella, nato a Stilo il 5 settembre 1568 e morto a Parigi il 22 maggio 1639, era un filosofo e un letterato. Domenicano, si allontanò presto dall'ordine in sospetto di eresia per le sue idee rivoluzionarie e l'interesse per le arti magiche.

Implicato in un complotto politico ai danni della Spagna trascorse con alterne vicende 27 anni in carcere..., ottenuta la libertà nel 1629, fu esule a Parigi dove morì.

Campanella fonde il sensismo telesiano con la concezione agostiniano-platonica dell'autocoscienza per costruire una metafisica in cui l'uomo ha coscienza del suo percepire e per fine una riforma del cristianesimo che veda tutti i popoli riuniti da una medesima fede e teocrazia.
Il suo progetto riformatore si esplica nell'utopia della CITTA' DEL SOLE, modello comunistico di società in cui si realizzano felicità individuale e bene collettivo.


VEDI ANCHE ...

TOMMASO CAMPANELLA - Filosofia della natura e teoria della scienza

PENSIERO POLITICO DEL XIX SECOLO – LIBERALISMO e SOCIALISMO

IL SOCIALISMO SCIENTIFICO (Scientific socialism)

MATERIALISMO STORICO

IL CAPITALE - THEORIEN UBEN DEN MEHRWERT - Karl Marx

MARX E L’ECONOMIA – IL CAPITALE - DAS KAPITAL - Kritider politischen Oekonomie

UTOPIA di Thomas More

IL CONTRATTO SOCIALE - Jean Jacques Rousseau - On The Social Contract

EMILIO - ÉMILE - Jean Jacques Rousseau

TRATTATO SUL GOVERNO - John Locke

SAGGIO SULL'INTELLETTO UMANO - John Locke

Storia del pensiero filosofico e scientifico - Ludovico Geymonat


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