domenica 8 giugno 2008

LA CHIAVE DEI CAMPI (The key fields) - La condition humaine - René Magritte


LA CHIAVE DEI CAMPI (1936)
Renè Magritte (1898-1967)
Collezione Thyssen-Bornemisza - Madrid
Olio su tela cm. 80 x 60


In primo piano è una banale finestra con pesanti tende dietro la quale, attraverso i vetri in frantumi, si apre un verde paesaggio collinare (e le schegge di vetro riproducono lo stesso paesaggio frantumato).
Si tratta ancora di un'immagine irreale inventata da René Manritte per continuare la sua ricerca della doppia immagine e della duplicità della vita.
Queste immagini assumono in pittura il mezzo più opportuno per scardinare il sistema sociale ben organizzato del mondo occidentale. La violenza esercitata sugli oggetti, che a volte l'artista identifica solo grazie all'ausilio di parole che mai corrispondono all'immagine, ha come compito specifico quello di indurre alla trasformazione formale di oggetti usuali, il mutamento della materia che li compone.
Sbigottire lo spettatore è lo scopo principale di questo tipo di pittura, che vuole mettere in moto una serie di riflessioni su problematiche filosofiche più complesse.
Lo tesso tema de LA CHIAVE DEI CAMPI è stato trattato da Magritte a più riprese (LE DOMAINE D'ARNHEIM del 1949 e LE SOIR QUI TOMBE del 1964). Ma la serie cominciò con LA CONDITION HUMAINE del 1935, opera oggi al National Gallery of Art di Washington, che presenta la medesima finestra, ma stavolta con i vetri intatti, davanti alla quale l'artista aveva sistemato un cavalletto su cui poggia un quadro che ritrae un paesaggio identico a quello che apre oltre le pareti domestiche.

Firmato in basso a destra, il dipinto reca sul verso la scritta ..."Le chef des champs/Magritte 1936".
Già nelle Collezioni Spaak di Parigi e Jeanneret di Ginevra, oggi appartiene alla collezione del barone Tyssen-Bornemisza, solo da poco tempo divisa fra Lugano e Madrid, forse la più ampia e completa collezione privata del mondo.



La condition humaine (1935)
René Magritte (1898-1967)

The National Gallery of Art
Washington DC - USA
Olio su tela cm. 100 x 81


Magritte stesso diede una logica spiegazione a questo dipinto...

"Di fronte a una finestra vista dall'interno ho collocato un quadro che rappresenta esattamente la porzione di paesaggio che copre. Così l'albero del dipinto nasconde l'albero dietro di esso fuori della stanza. Per lo spettatore è sia dentro la stanza nel quadro che fuori nel paesaggio reale. E' così che vediamo il mondo. Lo vediamo al di fuori di noi stessi e nello steso tempo ne abbiamo solo una rappresentazione in noi stessi. Nell'identico modo a volte situiamo nel passato ciò che avviene nel presente. Tempo e spazio dunque perdono il significato volgare che solo l'esperienza quotidiana prende in considerazione".


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TRAMA

Guerra civile spagnola, 1937.
Dietro le linee del generale Franco, in mezzo alle montagne, nella zona di Navacerrada, agisce una banda di partigiani comandati da una coppia singolare: Pablo, ex stalliere d'arena, combattete duro e feroce, e Pilar, sua amante, donna non più giovane ma intelligente e sensibile, che un passato avventuroso ha reso forte e saggia.
Un giorno, in mezzo a essi capita uno straniero. Si chiama Robert Jordan, americano, professore di spagnolo in una Università degli Stati Uniti.
All'inizio della guerra civile in Spagna, egli ha lasciato l'America ed è corso ad arruolarsi nelle Brigate internazionali filocomuniste: gli è stato affidato un compio rischioso e difficile: azioni di sabotaggio dietro le linee franchiste. Con un carico di dinamite ha raggiunto la banda di Pablo, che deve servirgli da base d'operazione. Le forze comuniste stanno preparando un attacco massiccio in quella zona ed egli ha il compito di fra saltare, immediatamente dopo l'inizio dell'attacco, un ponte sulla strada di fondo vale, per impedire l'afflusso di rinforzi e di rifornimento al nemico.
Pablo è rozzo e ignorante ma, al tempo stesso, furbo e intelligente: ha subito compreso ciò che è sfuggito a tutti i suoi compagni, e cioè che la venuta dell'americano costituisce una inevitabile fonte di guai. Essi finora si sono accontentati di piccoli colpi di mano eseguiti lontano dalla loro base; ma adesso l'attacco al ponte richiamerà su di loro tutte le forze nemiche della zona. Perciò rifiuta di collaborare e cerca anzi di intralciare in tutti i modi l'azione di Jordan.
C'è però un motivo più intimo, più profondo, in questa ostilità. Alla base partigiana c'è una ragazza, Maria Pia, che i guerriglieri hanno preso con sé dopo un attacco a un treno nemico, carico di prigionieri. Al primo sguardo, alle prime parole, un amore violento, bruciante, divampa tra Jordan e Maria Pia. Pablo, segretamente innamorato della giovane, vede e soffre in silenzio. Anche Pilar comprende e, nella sua umanità, favorisce come può l'idillio dei due giovani.
Jordan ha il presentimento che quell'amore sarà forse il primo e l'ultimo della sua vita, ma la vicenda sentimentale non gli impedisce di predisporre l'azione per far saltare il ponte. Nel frattempo i partigiani hanno tenuto consiglio e Pablo, fautore della non collaborazione, è stato messo in minoranza: anche Pilar gli ha votato contro. Si pongono, quindi, agli ordini dell'americano. Ma non si tratta solo di compiere l'azione: occorre anche studiare un piano di sganciamento e di ritirata che offra un minimo di possibilità. Jordan sa che questa possibilità sono quasi inesistenti, ma sa anche che l'unico che possa farli uscire dalla zona dopo l'azione è Pablo. E Pablo, alla fine, si dice disposto a tentare.
Passano i giorni in attesa dell'attacco che deve dare il via all'azione. Intanto Maria Pia, presa e rapita da quel suo primo amore, vagheggia piani per il futuro: ma Jordan sa che non c'è futuro per loro due e che tutto è destinato a bruciarsi nel giro di giorni, forse di ore.
La morte è molto vicina. Già un'altra banda di partigiani, comandati da El Sordo, è stata completamente distrutta. Ora mancano uomini e mancano cavalli: senza uomini, impossibile attaccare il corpo di guardia del ponte; senza cavalli, impossibile tentare lo sganciamento. La neve, insolita per la stagione, interviene a complicare i piani dell'americano.
Finalmente Pablo riesce a mettersi in contatto con un'altra banda che opera in una zona vicina e che manda rinforzi e cavali. La neve ha cessato di cadere. Tutto è pronto e la tensione di Jordan e di tutti gli altri è al colmo.
Ecco il segnale d'attacco. Le squadriglie degli aerei comunisti sorvolano la zona e poco dopo si sente l'eco del bombardamento di là dai monti. Scatta il dispositivo d'attacco di Jordan. Le sentinelle vengono eliminate e il giovane, arrampicato sui tralicci del ponte, colloca le cariche di dinamite e le fa esplodere. Appena in tempo: già sulla strada compaiono i primi carri armati franchisti. Ma ora si tratta di ritirarsi. Pablo, uomo di pochi scrupoli, elimina anche i guerriglieri della banda amica per avere i cavalli necessari alla fuga. Tutti montano in sella e la ritirata è incominciata. Forse tutto è andato bene: forse riusciranno ad abbandonare la zona e a raggiungere le loro linee. Ma, in un passaggio obbligato battuto dalle granate, il cavallo di Jordan è colpito: trascinato nella caduta, il giovane si frattura una gamba.
Così Jordan è giunto alla fine. Dopo uno straziante addio a Maria Pia, si sistema dietro al cavallo ucciso, con il mitragliatore puntato verso io sentiero in attesa del nemico. La sua morte servirà a favorire la fuga degli altri e alla salvezza di Maria Pia. In quegli estremi momenti della vita, i pensieri si affollano nella sua mente, e con essi i rimpianti, le speranze deluse, l'amarezza della morte giunta quasi a tradimento sulla soglia della salvezza. Eppure anche egli è riuscito ad avere qualche cosa di buono dalla vita: quei pochi giorni d'amore. E mentre si abbandona a questo pensiero, il comandante della colonna nemica compare alla curva del sentiero. Jordan lo fissa attento attraverso il mirino, appoggia il dito sul grilletto e aspetta.


UNA PAGINA

"Pensa agli altri che sono lontani" disse. "Ora attraversano il bosco. Poi guaderanno un torrente. Poi galopperanno nell'erica. Poi si arrampicheranno sul versante. Pensa che stasera saranno al sicuro. Pensa che viaggeranno tutta stanotte. Pensa che domani si troveranno un altro nascondiglio. Pensa a loro. Perdio. Questo è tutto quello che posso pensare di loro", disse.
"Pensa a Montana. Non posso. Pensa a Madrid. Non posso. Pensa a un sorso d'acqua fresca. Ecco come sarà. Come un sorso d'acqua fresca. Sei un bugiardo. Non sarà niente. Fallo allora. Fallo. Fallo ora. E' arrivato il momento di farlo. Non devi aspettare. Perché? Lo sai benissimo. Allora aspetta."
"Ora non posso aspettare più", disse. "Se aspetterò ancora perderò i sensi. Lo so, perché sono stato già tre volte sul punto di svenire e ho resistito. Sono riuscito a resistere. Ma non credo che riuscirò a resistere ancora. Ho l'impressione che tu abbia un'emorragia interna nel punto dove il femore rotto ha tagliato tutt'intorno. Specialmente quando ti sei voltato. Così si spiega il gonfiore. Ed è perciò che tu sei così debole e che stai per svenire: Sarebbe proprio questo il momento di farlo. Ti dico onestamente che sarebbe questo il momento."
"Ma se tu aspetti e riesci a trattenerli anche un poco, o anche solo ammazzare l'ufficiale, potrebbe essere una cosa molto importante, una piccola cosa fatta bene può..."
"Va bene", disse. E giacque completamente immobile cercando di nascondere a se stesso che gli pareva di scivolare fuori di sé, come qualche volta si vede la neve cominciare a muoversi giù per la china di un monte.
Disse allora tranquillo... "Voglio resistere finché verranno".
Robert Jordan ebbe fortuna fino all'ultimo, poiché proprio allora vide la cavalleria uscire dal bosco e attraversare la strada.


COMMENTO

Il passo che ho riportato è un esempio tipico della prosa di Hemingway, sia per lo stile, sia per il contenuto. Il periodo incalzante, rapido, a frasi molto brevi e spezzate, con ripetizioni che acquistano un ritmo e un significato quasi ossessivi, ricorre spesso in Hemingway e forse potrebbe dare a qualche lettore disattento l'impressione di una prosa "facile". Hemingway è invece uno scrittore sorvegliatissimo, e la sa pagina è sempre curata fino allo scrupolo.

Ernest Hemingway seguì sempre in tutta la sua opera letteraria un unico, fondamentale motivo: quello della morte, considerata come l'inevitabile scacco finale cui l'uomo - chiunque sia stato e qualunque cosa abbia fatto nella vita - è destinato.
Si può dire che in tutta la sua opera, e perfino nella produzione non rigorosamente narrativa, come in MORTE NEL POMERIGGIO e in VERDI COLLINE D'AFRICA, la morte violenta abbia il ruolo principale. Il problema, per Hemingway, fu sempre quello di definire l'atteggiamento dell'uomo di fronte alla morte: esemplare a questo proposito è questo stupendo romanzo... PER CHI SUONA LA CAMPANA.
Lo scrittore lo risolse nel senso di una serena accettazione non disgiunta da un poco di sprezzo, come fa un buon giocatore che rimane al tavolo e accetta la posta anche dopo essersi accorto che una carta è segnata e la perdita è sicura.



DUE NOTE SU HEMINGWAY

Ernest Hemingway nacque il 21 luglio 1898 a Oak Park, nell'Illinois (USA). Iniziò la sua carriera come giornalista durante la prima guerra mondiale e partecipò poi a tutte le principali guerre del secolo scorso. Egli sentiva un'attrazione irresistibile per le forti emozioni: le corride, la caccia grossa, la boxe, l'alcool. Fu uno dei più grandi scrittori del Novecento e nel 1954 ottenne il premio Nobel per la letteratura.
Morì il 2 luglio 1961.


Conclusione : Un esempio tipico della prosa di Hemingway, sia per lo stile, sia per il contenuto.

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