mercoledì 28 maggio 2008

CHAUMES DE CORDEVILLE (Stoppie a Cordeville) - Vincent Van Gogh

CHAUMES DE CORDEVILLE (1890) STOPPIE DI CORDEVILLEVincent Van Gogh - Pittore olandeseMuseo d'Orsay - ParigiOlio su tela cm. 73 x 92Risoluzione 2.272 x 1.756 - 1,48 Mb









   
Dopo il suo arrivo ad Auvers-sur-Oise, nel mese di maggio, Vincent Van Gogh si mostra incantato da questo villaggio "severamente bello" e "molto colorato" così come dalla campagna circostante. Si rivede insieme al dottor Paul Gauchet - amico di Renoir, di Manet di Cézanne -, cosa che gli risolleva il morale, dopo i giorni trascorsi rinchiuso nell'ospizio. Incontra per colazione più volte alla settimana il dottor Gauchet, da cui riceve incoraggiamenti e conforto... "E' un vero amico e qualche cosa come un nuovo fratello".. afferma Vincent...

Dopo aver vissuto nel Sud della Francia, Vincent Van Gogh constata che il suo "modo di vedere"è cambiato...
"Mi rendo conto che mi ha fatto bene andare nel Midi proprio per meglio vedere il Nord"
E' immediatamente rapito dai "superbi tetti di paglia muscosi".
Così, la capanna all'entrata del piccolo paese di Cordeville diventa uno dei paesaggi più cupi dipinti prima della morte. Lungi dal costituire un rifugio contro le intemperie, la casa sembra schiacciata sotto un cielo tempestoso. Il tetto di paglia con striature verdastre si fonde con il boschetto dai folti alberi, dando l'impressione di far parte integrante della natura circostante.

CHAUMES DE CORDEVILLE (Stoppie a Cordeville) fece parte della collezione del dottor Gauchet. Alla sua morte, il figlio Paul donò il dipinto al Jeu de Paume, da dove fu poi trasferito al museo d'Orsay a Parigi.

Fatto significativo... dopo il suo arrivo a Auvers-sur-Oise, Van Gogh non dipinge più il sole. La pasta s'ispessisce, mentre i tocchi diventano più larghi e si contorcono come tralci di vite.
Questa evoluzione traduce la crescente disperazione dell'artista.
La frenesia nel dipingere non fa che aggravare il suo male di vivere...
"Il mio lavoro è in me, rischio la mia vita stessa, e la mia ragione è per metà oscurata"... , dichiarò in un momento di lucidità, qualche settimana prima di morire.

Ironia crudele per un artista che non ha conosciuto in vita che la miseria e l'incomprensione, i dipinti di Vincent Van Gogh sono oggi tra i più ricercati e tra i più cari al mondo.








Giuseppe e i suoi fratelli - Thomas Mann


Giuseppe e i suoi fratelli
Thomas Mann


2006 - Mondadori Editore

Genere - Letteratura straniera
Collana - Oscar grandi classici
Curatore - F. Cambi
Traduttore - F. Arzen
Volumi - 4
Pagine - LXXVII + 2405







Nel 1933, all'avvento del nazismo, Thomas Mann sceglieva subito l'opposizione divenendo uno dei più strenui campioni della lotta antifascista.
Nella sua opera di scrittore egli ripiegò in un primo tempo sul passato.
La fine della civiltà borghese in generale, con la sua affermazione della dignità dell'uomo e della cultura. E ricorse alla Bibbia, narrando in una grande opera in quattro parti la storia di "Giuseppe e i suoi fratelli" (1933 - 1944).
Il semplice racconto biblico diventa qui una poderosa ricostruzione che abbraccia l'antico oriente..., Mann si diverte a ironizzare sulla storia sacra, ricondotta alle sue radici storiche e umane, ma solo per mostrare come le vicende e le battaglie dell'uomo siano ancora più belle, più veramente "religiose", quando si attribuiscono all'uomo stesso, e non al volere divino.
Giuseppe è l'uomo creatore di civiltà, ma diviene tale solo attraverso profonde e talora terribili prove. I fratelli hanno voluto sbarazzarsi di lui gettandolo nella fossa, dove egli medita sul suo destino, e vendendolo come schiavo..., poi egli dovrà resistere ai tentativi di seduzione da parte della moglie Putifarre e agli intrighi della corte del Faraone.
La saggezza acquisita attraverso queste esperienze lo indurrà a perdonare ai suoi fratelli e ad accoglierli insieme al padre nella terra di Gosen, dove essi fonderanno sotto la sua guida una società umana e civile.
Thomas Mann , attraverso la rievocazione dei patriarchi e dei faraoni dell'antica civiltà egizia, mesopotamica e palestinese, ci trasmette la forza universale dell'amore umano in tutta la sua bellezza, in tutta la sua disperazione, in tutta la sua assurdità, in tutto il suo dolore, e ci trasporta in un amalgama di brillante umorismo, emozione, intuizione psicologica, e la grandezza epica.



Conclusione: Da questo romanzo ci arriva la forza universale dell'amore umano in tutta la sua bellezza...


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SANTA CATERINA DA SIENA


La ragazzina scendeva saltellando per delle viuzze sconnesse della Siena medioevale, quando a un tratto si arrestò: proprio davanti a lei, nel cielo limpidissimo, d'un azzurro intenso, era apparso qualcosa che le fece sbattere le palpebre più volte per assicurarsi che fosse tutto vero, che non si trattasse di un'allucinazione.
Affacciato a una specie di balconata aerea, Gesù in persona le sorrideva, vestito di bianco, con in mano il pastorale dei vescovi E da Lui si partiva un raggio di luce che veniva a colpirla direttamente sulla fronte. Incantata, la ragazzina sbarrò gli occhi e rimase immobile, anche se una vocina fievole, in fondo al cuore, le sussurrava che, in quel momento, avrebbe dovuto invece inginocchiarsi e pregare. Ma ecco che il fratello che l'accompagnava, non sentendosela più accanto, si fermò a sua volta più in basso sulla stradicciola e la chiamò...
"Caterina, che fai? Ti sei incantata?...
"Vai pure, che non voglio venire, ora!"...replicò la fanciulla, che non voleva essere strappata alla sua "visione".
Intanto però aveva abbassato gli occhi e quando li rivolse di nuovo al cielo, le visione era sparita. Allora, lentamente, riprese il cammino, decisa a non rivelare a nessuno il suo dolce segreto. E del resto, chi le avrebbe creduto? Anche il papà e a mamma, che pure le volevano bene, le avrebbero detto che era ammattita, che forse si trattava soltanto dell'effetto... di un colpo di sole.

LA VOCAZIONE MISTICA

Caterina Benincasa, figlia dell'agiato tintore Jacopo e di Monna Lapa Piagente, era nata a Siena nel 1347, forse il 25 marzo, e aveva sette anni quando le apparve la visione che ho appena descritto. Dotata di un temperamento insieme battagliero e mistico, Caterina era apparsa subito ai genitori come una bambina strana, difficile da guidare e quasi impossibile da domare. Ora si scatenava con i peggiori monelli del quartiere, ora si rincantucciava in un angolo della casa e trascorreva un tempo sproporzionato in quelle che avevano tutta 'apparenza di essere delle fantasie fanciullesche.
Invece Caterina aveva concepito precocemente un'autentica passione mistica.
Era, in questo, una vera figlia del Medioevo, una creatura che non conosceva mezzi termini.
Stabilita questa premessa, non può destar meraviglia il fatto che Caterina, dopo la visione di Gesù, decidesse fermamente di votarsi al misticismo, di non avere altro "sposo" che lo stesso Gesù.
Naturalmente, in casa la sua vocazione non venne presa sul serio. Un po' con le buone, molto con le cattive, i genitori tentarono tutti i mezzi per ricondurla su quello che a loro sembrava il sentiero della normalità.
Un giorno, quando ormai la bambina si era trasformata in una adolescente ribelle a ogni forma esteriore di vanità femminile, Jacopo e Monna Lapa cedettero opportuno affidarla a una sua sorella, felicemente sposata, affinché con l'esempio più che con le parole le insegnasse a "diventare una donna".
Per qualche tempo Caterina accondiscese alle premure prodigatele dalla sorella e cominciò ad abbigliarsi in modo civettuolo, perfino a non respingere tanto recisamente l'idea di un marito "terreno". Ma si trattò soltanto di una brevissima parentesi della quale in seguito si pentì amaramente, giungendo perfino a incolparsi dei peccati che non aveva commesso.
Gli eventi precipitarono allorché la buona sorella morì nel dare alla luce un bambino. La futura santa vide nel triste episodio nientemeno che la mano di Dio e da quel momento non ci furono più blandizie né angherie che valessero a farla deflettere dalla sua determinazione di farsi monaca.

GLI ANNI DELLA PREGHIERA

I genitori di Caterina erano dei buoni cattolici. Quando ebbero sperimentato tutti i mezzi per indurre la figlia ad apprezzare i "beni" terreni, chinarono il capo umilmente e accettarono di buon grado la sconfitta...
"Nessuno ardisca più a contrastare la mia dolcissima figliola... - sentenziò Jacopo Benincasa di fronte alla famiglia riunita - Lasciate ch'ella serva come le piace il suo "Sposo": non dobbiamo essere scontenti se invece che un uomo mortale la doniamo a un Uomo immortale, a Gesù."
E così Caterina, che un giorno si era tagliata i capelli per convincere a mare del suo disprezzo per le vanità del mondo, fu libera finalmente di seguire la propria vocazione.
Entrò nel convento delle Mantellate, il Terzo Ordine dei frati Domenicani, e vi trascorse lunghi anni macerandosi tra le preghiere e le più aspre privazioni. La sua sete di perfezione era inestinguibile, la sua volontà indomabile. Unico conforto, in questo periodo, furono le frequenti apparizioni di Gesù, che la assicuravano della bontà della via intrapresa.
Tuttavia Caterina sentiva che Gesù non l'aveva chiamata a sé unicamente perché, nel silenzio di un chiostro, bruciasse la propria vita tra le preghiere e le pratiche ascetiche. Fuori del convento cera il mondo rissoso e feroce degli uomini che parevano aver dimenticato Dio e che bisognava riconquistare alla fede; c'era la Chiesa di Cristo travagliata da lotte interne che non le giovavano; e c'erano infine i Luoghi santi da liberare dal giogo dei Mussulmani. Caterina, che aveva ripudiato la famiglia per non essere schiava degli affetti terreni, per amore di Gesù ritornò "nel mondo" per far sentire a tutti, alta e forte, la voce del suo "Sposo celeste".

IL PROCESSO DI FIRENZE

La via della santità non è facile. Quando Caterina uscì dal proprio riserbo e cominciò a parlare agli uomini circa quello ce dovevano o non dovevano fare, le autorità ecclesiastiche incominciarono a preoccuparsi. Chi era quella ragazza quasi analfabeta che si permetteva di dare consigli a chi ne sapeva tanto più di lei?
E che cos'era quella strana storia delle "visioni"?
Non si trattava forse di una esaltata, una fanatica priva del senso di responsabilità?
Nel 1374, a Firenze, si riunì il "Capitolo" generale dei Domenicani per sottoporre a giudizio la figura e l'operato di Caterina. Era stato lo stesso Papa Gregorio XI, che risiedeva ad Avignone, a volere quel "processo".
Lo scontro tra i fautori e i nemici di Caterina fu lungo e accanito, ma si risolse con il trionfo della Santa, alla quale però il "Capitolo" ritenne opportuno affiancare stabilmente un consigliere spirituale nella persona del dotto Raimondo da Capua. Da quel momento, a ogni modo, Caterina poté con maggiore libertà e autorità dedicarsi alla propria missione, che era volta al conseguimento di tre obbiettivi principali...

1) Far cessare le lotte intestine che insanguinavano l'Italia.
2) Predicare la crociata contro i Mussulmani per la liberazione dei Luoghi Santi.
3) Convincere il Papa ad abbandonare l'esilio di Avignone e ritornare a Roma.

IL CONDANNATO A MORTE

Caterina non aveva ricevuto da piccola alcuna istruzione. Nel convento, poi, aveva appena imparato a leggere, per accostarsi direttamente alle Sacre Scritture. Ma ora, per realizzare la sua triplice missione, aveva bisogno di far giungere la sua parola dovunque, di intervenire in tutte le dispute più importanti del suo tempo. Come fare?
Ascoltando unicamente il proprio cuore, la Santa superò ogni ostacolo, e nel modo più semplice: dettando lettere su lettere con le quali teneva testa a potenti letterati, che rimanevano sbalorditi e ammirati dal "fuoco interiore" che traspariva dai fogli che giungevano loro.
Così Caterina, senza proporselo e senza nemmeno desiderarlo, conquistò un posto di rilievo anche nella letteratura italiana medioevale. Le sue lettere, infatti, ancora oggi non si possono leggere senza commozione; hanno ammiratori perfino tra gli studiosi che vedono in esse documenti importantissimi di carattere mistico-politico. Per attuare la sua missione, Caterina non si valse soltanto degli scritti: dovunque le pareva necessario interveniva anche di persona.
Nel 1376, per esempio, si recò ad Avignone, dove, con la sua irruente eloquenza, riuscì a convincere il Papa della necessità di riportare a Roma la sede del pontificato.
Un giovane gentiluomo perugino, Niccolò di Toldo, reo soltanto di aver criticato il senatore che reggeva la repubblica di Siena, fu processato e condannato a morte.
Ritenendosi vittima di una grave ingiustizia, lo sventurato cominciò a inveire contro il verdetto e rifiutò di ricevere i Sacramenti. Il "caso" destò infinita pietà tra gli abitanti della città, che invano si adoperarono perché la condanna venisse revocata.
Allora, non volendo che il giovane morisse disperato, senza il conforto della fede, si rivolsero a Caterina, che in quel momento si trovava a Pisa. La Santa rispose subito all'appello: raggiunse Siena e andò a trovare nel carcere il povero giovane. Dopo aver parlato con lui, Niccolò di Toldo divenne un altro: calmo, sereno, accettò di confessarsi, perdonò ai suoi giudici, si disse pronto a subire il supplizio.
Caterina lo accompagnò fin sul palco dell'esecuzione. Quando il boia fece cadere la sua mannaia, ella accolse pietosamente nelle proprie mani la testa mozza del condannato e la tenne stretta come quella di un martire, come quella di un'ennesima vittima delle fazioni contro le quali si batteva continuamente in nome di Gesù.

LA SANTA DELL'AMORE

Tutto ciò che Caterina fece, lo fece per amore: dal giorno della propria visione folgorante al giorno in cui ricevette le "stimmate", il suo cuore bruciò di una fiamma inestinguibile. Le "stimmate", che s'impressero nella sua carne a Pisa, nel 1375, non sono che un marchio, un simbolo dell'amore, allo "Sposo celeste", cui anelava di ricongiungersi al più presto. Per questo, mentre percorreva l'Italia da un capo all'altro, mentre affrontava a viso aperto i governanti dell'epoca, esortandoli a non versare sangue cristiano, appena poteva ritirarsi nel silenzio di una cella tornava ad essere la ragazza che rifiutava il mondo, che si sottoponeva a disagi incredibili pur di "castigare" il proprio corpo.
E' evidente che una vita così intensa e così aspra avrebbe facilmente logorato anche il fisico più robusto. Ma a Caterina nessuno poteva imporre nulla, nemmeno per il suo bene. Ella attraversò i tempi in cui visse come una stella cometa che si consuma nel suo splendore. E nel 1380, all'età di trentatre anni, mentre si trovava a Roma, concluse il suo cammino terreno. Le sue parole, rivolte a Gesù, furono...
"Tu mi chiami, o Signore, o mio Amore. Eccomi... Io rimetto la mia anima nelle Tue mani".
Caterina fu dichiarata santa nel 1461 dal Papa Pio II.
E' stata proclamata patrona d'Italia insieme a San Francesco d'Assisi nel 1939 da Pio XII.

*

La vocazione mistica di Santa Caterina è testimoniata nelle 381 lettere che dettò ai suoi discepoli, nel DIALOGO DELLA DIVINA PROVVIDENZA o LIBRO DELLA DIVINA DOTTRINA..., E e nelle 22 ORAZIONI.

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Riporto il brano in cui un contemporaneo di Santa Caterina descrive con commovente semplicità alcuni particolari della fine della Santa...

"Nella domenica si sessagesima svenne e perdé il vigore di sanità, mantenutole dalla forza dello spirito. Il dì poi, un altro svenimento la lasciò lungamente come morta: se non che, risentitasi, stette in piedi come se nulla fosse. Cominciò la quaresima colle solite prediche... Ogni mattina, dopo la comunione, le è forza rimettersi sfinita a letto. Di lì a due ore usciva a San Pietro un buon miglio di strada, e lì stava orando infino a vespro. Così fino alla terza domenica di quaresima, quando il male la spossò. E per otto settimane giacque senza potere alzare il capo, tutta dolori.
A ogni nuovo spasimo, alzando gli occhi, ne ringraziava Dio lieta.
Alla domenica innanzi l'Ascensione, il corpo non era mai più che uno scheletro; dal mezzo in giù senza moto, ma nel volto raggiante la vita.
Debole; un alito di respiro; pareva in fine; e le fu data l'estrema unzione."


*

Quando io leggo una storia toccante mi immedesimo a tal punto che credo....anche se poi tutto si dissolve....

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NB - Questa pagina si trova anche su DooYoo.it


Conclusione:
...e la pace sia sempre con voi....


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