sabato 19 gennaio 2008

IL RITRATTO DI DORIAN GRAY (The Picture of Dorian Gray) - Oscar Wilde


Lord Enrico Wotton si avvicinò al quadro e lo contemplò a lungo… era un'opera meravigliosa, il più bel ritratto che egli avesse mai visto. Staccò a fatica lo sguardo dal dipinto per volgersi al modello, un giovane bellissimo, il cui volto era di una perfezione rara. Perfetta era anche la somiglianza tra il modello e il ritratto.

Si complimentò col pittore Basilio Hallward e poi chiamò il modello perché ammirasse il dipinto. Il giovane si avvicinò e stette immobile, come stupito davanti all'immagine della sua stessa straordinaria bellezza.

"Che cosa triste! - mormorò, tenendo gli occhi fissi al ritratto - Diventerò vecchio, brutto, sgradevole mentre questo mio ritratto rimarrà sempre giovane… Se potessi, io, restare sempre giovane e invecchiasse invece il dipinto! Pur di ottenere questo darei la mia stessa anima!".

A queste parole, il pittore lo guardò sbalordito, tremando per un'improvvisa angoscia, quasi l'avesse colpito un tragico presagio, qualcosa che nemmeno lui avrebbe ben saputo definire.
Fu in quella occasione che ebbe inizio l'amicizia tra il giovanissimo Dorian Gray e il cinico Enrico Wotton, la cui brillante conversazione incantava i salotti di Londra. Le massime spregiudicate di Lord Wotton e la sua concezione sulla vita, vista soltanto in funzione del piacere e della bellezza, avevano conquistato Dorian Gray. Egli considerava Enrico il suo maestro, lo seguiva in tutto, gli confidava ogni suo pensiero.Un giorno gli confidò che si era innamorato di Sibilla Vane, una sconosciuta attricetta.
Sibilla Vane non aveva ancora diciassette anni…, il suo piccolo volto era simile ad un fiore, gli occhi immensi e appassionati erano la più bella cosa che Dorian Gray avesse mai visto. Sentirla recitare era come sentire una musica. Recitava in un teatrucolo di periferia e ogni sera Dorian andava ad ascoltarla…, chiudeva gli occhi e udiva quella meravigliosa voce. Era spesso angosciato dal pensiero che Sibilla avrebbe potuto respingere il suo amore.
Ma non amarlo era impossibile…, egli era l'immagine stessa dell'amore. Sibilla lo adorò fin dal primo incontro e gli offrì un amore pazzo, esclusivo, appassionato. Prima di conoscerlo pensava che l'arte fosse la sola realtà della sua vita…, viveva solo per il teatro. Ora le sembrò di essere stata liberata da una prigione…, del teatro non le importò più nulla.
Non riusciva più a recitare, perché fingere sulla scena di essere innamorata le pareva una profanazione dell'amore. Ma l'amore fu la sua rovina. Dorian Gray amava in lei solo l'attrice…, gli era sembrata meravigliosa per la sua arte, per la sua capacità di dare una realtà, sia pur fittizia, ai sogni dei poeti. Amarla soltanto per se stessa gli fu impossibile. E una sera glielo disse, con aspro risentimento.

"Tu hai ucciso il mio amore. Non posso rivederti più. Mi hai deluso.".

Quella notte Dorian vagabondò per Londra fino all'alba…, quando rientrò nella sua stanza lo sguardo gli cadde sul ritratto dipinto da Basilio Hallward. Gli parve che l'espressione del volto fosse mutata…, attorno alle labbra apparivano strane ombre…, erano rughe, nettamente delineate. Spaventato, prese uno specchio e considerò a lungo il suo viso… era quello di sempre, liscio, ingenuo e puro. Ritornò presso il quadro e l'osservò ancora, sperando di essersi ingannato. Non v'era dubbio… l'espressione del quadro era cattiva, quelle erano le rughe dell'egoismo e della crudeltà.. All'improvviso ricordò tremando il suo folle desiderio che fosse il dipinto ad invecchiare al posto suo, a ricevere le impronte delle sofferenze e delle passioni. Ecco, l'incantesimo si avverava, era mostruoso ma si avverava…, il quadro era lì, a testimoniare la sua cattiveria verso Sibilla. Poche ore dopo seppe che Sibilla Vane era morta… si era avvelenata, non sopportando di vivere senza il suo amore. La costante vicinanza dello spregiudicato Lord Wotton, prodigo di cinici consigli, fece presto dimenticare a Dorian la povera Sibilla che avrebbe potuto salvarlo, fermarlo in tempo sulla china pericolosa di un'esistenza dissoluta.
Lord Wotton, diabolicamente raffinato nella sua opera di corruzione, si divertiva a coltivare la vanità e l'egoismo di Dorian. Lo conduceva con se nei salotti aristocratici e nei luoghi più malfamati di Lontra, attizzava in lui le passioni più torbide e segrete. Dorian Gray era nell'aspetto esteriore il bellissimo giovane di sempre…, non una traccia dei suoi vizi appariva sui lineamenti purissimi del suo viso sereno. Ma la sua immagine, nel ritratto, invecchiava e si faceva sempre più ripugnante. Brevi linee, dapprima, come sottili incisioni attorno agli occhi e alla bocca…, poi rughe sempre più profonde ed evidenti, espressive e terribilmente rivelatrici. In quella tela dipinta Dorian poteva contemplare la sua anima. Relegò il quadro in una stanza disabitata, lo coprì con una stoffa, chiuse la porta e si mise la chiave in tasca. Gli parve di essere salvo…, nessuno avrebbe scoperto la sua vergogna.
Per settimane intere Dorian evitava di andare a esaminare il ritratto, ma gli era ugualmente impossibile dimenticare l'esistenza di quell'orribile cosa. Cercava di non stare mai a lungo lontano da Londra, preso dal terrore che qualcuno potesse entrare nella camera segreta. L'idea che la sua vergogna diventasse di dominio pubblico lo atterriva. Per anni era riuscito a tenere celarti i suoi vizi, la sua vita dissoluta, la sua profonda immoralità. Ma un giorno si cominciò a mormorare sul suo conto. Era la sera del trentottesimo compleanno, quando il pittore Basilio Hallward andò a salutarlo…, sarebbe rimasto per qualche tempo lontano da Londra e non voleva partire senza aver parlato a Dorian con affettuosa fermezza.

"Credo di doverti avvertire che si dicono cose orribili di te, della vita che conduci. - gli disse Basilio - Dicono che corrompi tutti quelli che diventano tuoi amici intimi. Ho udito cose di cui mi sembra impossibile dubitare, ma non voglio credervi… Potessi leggerti nell'anima!".

Dorian interruppe l'amico con una risata di scherno…, uscì dalla stanza, invitando il pittore a seguirlo. Giunto alla camera segreta strappò la stoffa che ricopriva il quadro…

"Ecco la mia anima".

Agghiacciato dallo spavento, il pittore contempla quel quadro orrendo la cui espressione lo riempie di ribrezzo. Gli sembra di riconoscere la sua opera, pur così mutata…, guarda meglio e vede in un angolo il suo nome scritto in rosso. Non v'è dubbio… è il ritratto di Dorian Gray. Dio mio! Quello è il "vero " Dorian Gray!
Hallaward non sa trattenere un grido di orrore. Dorian guarda con occhi folli e colmi di odio colui che ha dipinto la tela dell'incantesimo. Rapido, senza un attimo di esitazione, prende un pugnale e lo uccide. Il giorno dopo manda a chiamare Alan Campbell, un intimo amico. Dorian è al corrente di un segreto che per nulla al mondo Alan vorrebbe far conoscere. Ricattato e minacciato, egli accetta di far sparire il cadavere di Hallward. Portato a termine l'atroce incarico, Alan Campbell si uccide, sopraffatto dall'orrore di quanto è stato costretto a compiere. Nei salotti londinesi per qualche settimana si fanno le più strane supposizioni su due fatti inspiegabili…, la sparizione di Basilio Hallward e il suicidio di Alan Campbell. Nessuno sospetta di Dorian Gray, il cui viso bellissimo e sereno non reca tracce del terrore e del disgusto di sé che ormai non gli danno più tregua. E' giunto ad odiare la bellezza e la gioventù che un tempo aveva invocato…, senza di esse la sua vita sarebbe stata onesta.
Lassù, nella stanza segreta, vi è quella testimonianza tremenda delle brutture di cui si è macchiato, ed egli sente che non può più sopportare la presenza di quel testimone. Deve liberarsene ad ogni costo. DISTRUGGERLO… ecco il coltello che ha colpito Basilio… è ancora lì, luccica sul cassone accanto al ritratto. Quasi senza riflettere, Dorian lo afferra e colpisce la tela, con tutta la forza del suo braccio. Un grido spaventoso di agonia risuona per tutta la casa…, i servi si svegliano e accorrono pieni di terrore. Quando entrano nella soffitta vedono appeso al muro il ritratto del loro padrone, splendido di gioventù e di bellezza…, in terra, ai piedi del quadro, giace un cadavere col coltello piantato nel cuore. E' un uomo orribile, dal volto rugoso e ripugnante, spaventoso a vedersi. E' il corpo di Dorian Gray.


UNA PAGINA


"Dorian Gray guardò il quadro e improvvisamente fu preso da un incoercibile impulso d'odio contro Basilio Hallward, quasi gli fosse stato suggerito dall'immagine della tela, sussurrato al suo orecchio da quelle labbra ghignanti. Sentì violenta e folle in sé la disperazione di un animale inseguito, odiò l'uomo seduto al tavolo più che avesse mai odiato altri nella sua vita. Volse attorno uno sguardo selvaggio…, qualche cosa brillava 

sull'orlo del cassone dipinto che gli stava di fronte. L'occhio vi cadde. Sapeva cos'era. Un coltello che aveva portato su qualche giorni prima per tagliare uno spago e che aveva dimenticato di riporre. Vi si avvicinò lentamente sfiorando Basilio. Appena fu alle sue spalle, afferrò il coltello e si volse. Hallward si mosse sulla sedia come per alzarsi. Si avventò su di lui e confisse il coltello nella grossa vena che è dietro l'orecchio, premendo la sua testa sul tavolo e ancora e ancora.… Come era avvenuto in fretta tutto ciò! Si sentiva stranamente calmo, e, andando alla finestra, l'aprì e uscì sul balcone. Il vento aveva spazzato via la nebbia e il cielo era come una smisurata coda di pavone stellata da miriadi d'occhi d'oro. Guardò i basso e vide la guardia notturna che faceva il suo giro proiettando il lungo raggio della sua lampada sulle porte delle case silenziose. La macchia rossa di una carrozza vagabonda balenò all'angolo della via e scomparve. Una donna con lo scialle svolazzante scivolava lentamente e barcollando lungo il cancello. Ogni tanto si fermava e si guardava alle spalle. Poi cominciò a cantare con voce rauca. La guardia tornò indietro e le disse qualcosa …, ella si allontanò ridendo. Una fredda folata di vento passò sulla piazza…, le fiamme della lampada a gas tremolarono, divennero azzurre, e gli alberi spogli agitavano i loro rami di nero acciaio. Rientrò rabbrividendo e chiuse la finestra dietro di sé…Poi si ricordò della lampada. Era un singolare lavoro moresco di argento massiccio ageminato di arabeschi di acciaio brunito e incrostato di turchesi grezze. Forse il cameriere l'avrebbe cercata e avrebbe fatto domande. Esitò un momento, poi tornò indietro e la prese dal tavolo. Non poté fare a meno di guardare la cosa morta. Com'era immobile! Come erano orribilmente bianche le sue lunghe mani! Sembrava una paurosa figura di cera."


COMMENTO ALLA PAGINA

E' una tra le pagine più drammatiche del romanzo..., Dorian non può sopportare il disprezzo del pittore Basilio Hallward e lo uccide. L'atmosfera vorrebbe essere tragica, ma Oscar Wilde sente troppo l'attrattiva della raffinatezza decorativa, non riesce a liberarsi da immagini inopportune, che impongono inutili divagazioni proprio quando il racconto diventa più drammatico. Quel cielo come"una smisurata coda di pavone stellata da miriadi d'occhi d'oro" è un'immagine inutile, discordante con l'atmosfera angosciosa dell'episodio. Così quella lampada, per cui Wilde sente il bisogno di informarci che "era un singolare lavoro moresco di argento…
"L'impegno morale, che è presente in quest'opera, viene sminuito dal fatto che l'autore cede spesso alla tentazione di scrivere la "bella frase".


VALORE DELL' OPERA

Disse una volta il grande drammaturgo Bernard Shaw a proposito di Oscar Wilde…
"Sono sicuro che un giorno le enciclopedie lo liquideranno in mezza riga".
Si è sbagliato. Il grande Shaw non poteva esprimere un giudizio più avventato. L'interesse per l'opera di Oscar Wilde è sempre vivo. Sull'importanza letteraria del "Ritratto di Dorian Gray" ci si accanisce ancora oggi a discutere…, gli avversari di Wilde, specialmente fra i critici inglesi, sono parecchi, ma altrettanti sono quelli che riconoscono il valore di questo romanzo.
Molti ce l'hanno con Wilde per la sua facilità al paradosso, alla battuta di spirito. "Geniale istrione" lo chiamano, più attore che scrittore…, anche quando scrive con impegno cade nella battuta facile, vuole stupire, sbalordire il suo pubblico. Queste le accuse, e non sono del tutto campate in aria.
Ciò non toglie che "Il ritratto di Dorian Gray" sia il romanzo più originale e interessante dell'ultimo Ottocento inglese…, l'espressione più tipica di un'arte che cerca espressioni sempre più raffinate, cesellate come gioielli. Il romanzo di Wilde uscì nel 1891…, fu subito oggetto di grande scandalo, perché il pubblico volle riconoscere nel protagonista lo stesso scrittore. Il libro sembrava la "cinica confessione" del peccatore Oscar Wilde.Più che un romanzo è una fiaba. Anche lo stile è fiabesco, con quella ricerca del prezioso in ogni particolare, in ogni sfumatura. Gli ambienti sono splendidi, insoliti, fuori della realtà.
Le brutture e i vizi sono velati di mistero e acquistano sapore di favola. E' una favola che però ha la sua morale…, nessun incantesimo può sostituire alla vita che ci spetta un'altra vita, la cui felicità è costruita egoisticamente sul dolore altrui. Dorian Gray è riuscito ad allontanare da sé la vecchiaia, ma alla fine la vita vera prende il sopravvento ed egli muore con l'aspetto di un vecchio, simbolo di tutto i vizi.


DUE NOTE SU WILDE

Di famiglia irlandese Oscar Wilde nacque a Dublino nel 1854 e morì a Parigi nel 1900, giovane ancora d'anni, ma distrutto fisicamente e moralmente. A Londra trascorre la maggior parte della sua vita e giunse alla celebrità. Fu poeta e drammaturgo, conversatore brillante dall'estro inesauribile. Ebbe molti amici tra i grandi del suo tempo, ma fu abbandonato nel momento del bisogno e rimase solo.

OLYMPIA – Édouard Manet

OLYMPIA (1863)

Édouard Manet (1832 - 1883)
Museo d'Orsay di Parigi
Tela cm. 130 x 190
Immagine pixel 1600 × 1095

Manet fu il precursore del movimento impressionista.
Con due suoi capolavori (LA COLAZIONE SULL'ERBA e OLYMPIA, del 1863) inizia infatti la pittura moderna.
In questi quadri Manet abolisce prospettiva, chiaroscuro, sfumature tonali e ricerca plastica del volume.
Nel 1856 Manet aveva copiato agli Uffizi la VENERE DI URBINO di Tiziano, a cui l’OLIMPYA si rifà palesemente. ma la stesura del colore è piatta, il contorno del corpo è messo in forte risalto, quasi ripassato (tecnica che poi sfrutterà abilmente Gauguin).
La modella è Victorine Meurent, all’epoca ritratta più volte fa Manet; la si riconosce nella COLAZIONE SULL’ERBA (Parigi, Museo d’Orsay) e in MADAMOISELLE VICTORINE IN COSTUME DA TORERO (New York, Metropolitan Museum of Art).
L’OLYMPIA deve il nome a un’opera del critico Zacharie Astruc, pittore e amico di Manet.
Dopo la morte di Manet, Monet fece una sottoscrizione pubblica per comprare il quadro, ancora nell’atelier dell’artista, allo scopo di donarlo allo stato francese.
Nel 1890 fu esposto al Museo di Luxembourg, quindi nel 1907 venne trasferito al Louvre, suscitando uno scandalo pari a quello della prima esposizione pubblica al Salon des refusés del 1865.

Il dipinto è così presentato:
- Su un raffinato letto, sapientemente costruito con un gioco di bianchi e di rosa, giace una donna il cui nome, Olympia, contrasta con l’impudente e provocante nudità. La carnalità del corpo è accentuata dallo sguardo intenso e altero della giovane, mentre gli accessori danno un tono di contemporaneità all’immagine: gli orecchini, il nastro intorno al collo, il bracciale, gli scendiletto, lo scialle di seta di gusto orientale, tutti oggetti alla moda.
Il felice succedersi di toni chiari (fra cui spicca la splendida natura morta del mazzo di fiori) è accentuato dal contrasto del fondale scuro, dalla carnagione della domestica negra, e dal gatto (animale prediletto da Manet), tradotto in una macchia nera da cui risaltano gli occhi balenanti.
Così Manet ritrae una prostituta che, grazie alla genialità dell’artista, si trasforma in una sensuale odalisca.
Per tutta la vita Manet fu un artista incompreso, soprattutto per le sue originali interpretazioni di illustri modelli antichi, per altro da lui studiati attentamente. I motivi che Manet riprende da Giorgine, Tiziano, Velasquez, Goya, sono infatti espressi in un linguaggio personale e moderno che fa riferimento insistentemente alla quotidianità. Se al Salon des refusés del 1863 aveva suscitato forti polemiche con la COLAZIONE SULL’ERBA , che citava originalmente Raffaello e Giorgine, due anni dopo presentando l’OLYMPIA al Salon sollevò un vero sconcerto fino a diventare un fatto di cronaca.
L’opera fu violentemente contestata dai visitatori che manifestarono l’intenzione di distruggerla. Il dipinto fu perciò collocato più in alto possibile, sotto il controllo attento di due agenti.
Manet aveva definitivamente rotto con la tradizione accademica, con la critica ufficiale, diventando a giudizio di Degas, “celebre come Garibaldi”.
L’ideale sublime della Venere veniva infranto in nome di un’arte tutta votata alla sincerità. Ma lo sconforto che prese il pittore sembrava inconsolabile. Nonostante gli incoraggiamenti e le lodi dell’amico Baudelaire, Manet decise di partire per la Spagna. Nessun critico allora aveva capito che Manet aveva creato un’arte che andava oltre le apparenze, più duratura del gusto di una data epoca; ma di questo lui stesso era probabilmente convinto quando, facendo un gioco di parole con il suo nome, affermava “manet et manebit” (rimane e rimarrà).



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LE AVVENTURE DI PERSILES E SIGISMONDA (The Trials of Persiles and Sigismunda) - Miguel de Cervantes


Siamo a cavallo del 1600. Manca ancora qualche decennio perché si concluda la cosiddetta Epoca d’Oro della civiltà artistica spagnola, avviatasi negli anni di Carlo V. Il teatro perveniva dalla scintillante commedia di Lope de Vega, avversata dal neo-aristotelismo cervantino ma osannata dal pubblico e ammirata in Europea…, la poesia vedeva da un lato le stillazioni delle forme e temi della tradizione popolaresca indigena e dall’altro le rielaborazioni di modelli italiani, il sonnetto innanzi tutto, fino a giungere alle grandi creazioni barocche di un Gòngora…, nella prosa si andava dalla suggestiva storiografia sulla conquista americana e le nuove terre al proliferante romanzo cavalleresco, dalla grande trattatistica ascetica e mistica al romanzo picaresco, che è come dire un certo seme del moderno romanzo europeo, e al romanzo pastorale e alla novella all’italiana, con il contributo determinante delle curatissime Novelle esemplari cervantine. Vi è già stato il dibattito sulla lingua, si discute di teoria delle arti e della letteratura e giunge l’appello della Controriforma uscita dal Concilio di Trento affinché l’intellettuale si impegni, nella riflessione e nella creazione, a riaffermare la supremazia integralistica dei valori cattolici, per una letteratura profondamente motivata sul piano dell’esemplarità etica, in funzione anche propagandistica. Questo romanzo sarà il contributo più esplicito di Cervantes a questo appello. Nel 1615, Cervantes termina in fretta il suo Don Chisciotte, e nel 1616, molto ammalato, si fa francescano, il 18 aprile riceve l’estrema unzione, il giorno dopo scrive la Dedica de Le avventure di Persiles e Sigismonda, il venerdì 22 muore, forse di idropisia o forse di diabete. L’anno dopo la vedova pubblica il libro.


Il principe di Tule, Persiles, e la principessa di Frislandia, Sigismunda, assumono i falsi nomi di Periandro e Auristela, si fingono fratelli e dalle lande dell’estremo settentrione peregrinano verso Roma, tra labirintiche avventure e rischiosi percorsi, per via di mare prima e da Lisbona per via terrestre.
Dal Papa ricevono l’alta consacrazione nella fede cristiana cattolica e la legittimazione del loro amore nel matrimonio, al quale pervengono con una purezza uscita indenne dalle situazioni più angosciose.
Un folto corredo di figure e di episodi secondari si innesta nel tronco robusto della vicenda principale, che disegna in chiara allegoria il percorso dell’esistenza umana dalle brume dell’adolescenza alla luminosità dell’età matura, ma anche l’itinerario dell’anima confusa verso la pienezza della fede e della grazia.


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LE BAL DU MOULIN DE LA GALETTE - Pierre-Auguste Renoir

    
LE BAL DU MOULIN DE LA GALETTE (1876)
Auguste Renoir
Museo d'Orsay di Parigi
Tela cm. 131 x 175




Renoir dipinse con tecnica pittorica rapida, a piccoli tocchi di colore, evitando di fondere i toni sulla tela e di impastare il bianco e il nero al colore per fare il chiaroscuro.
La sua fu una pittura di variegato e vivace cromatismo.
Tra le sue opere ricordiamo LE BAL DU MOULIN DE LA GALETTE (1876), che è un quadro sulla vita quotidiana del popolo, colta nel suo scorrere incessante.
Il soggetto del quadro è una folla animata da un vortice di danze, che consente al pittore di ottenere straordinari effetti di colore e di ritmo.
Il dinamismo del ballo è reso infatti con una miriade di note colorate.
Lo spazio del quadro non è in proiezione prospettica… le figure sono aeree, quasi generate dalla luce.
Paesaggista non inferiore a Corot e Monet, Renoir è altresì splendido nella resa di nudi femminili, siano essi quelli acerbi del periodo giovanile oppure quelli, classici e mediterranei, della sua piena maturità (BAGNANTE SEDUTA del 1941).

Secondo Riviére che fu amico e biografo di Renoir, il dipinto LE BAL DU MOULIN DE LA GALETTE sarebbe stato realizzato “en plein air”, ma, considerando le dimensioni e l’elaborata composizione, questa affermazione sembra poco convincente. Le Moulin de la Galette era una sala da ballo all’aperto, situata sulla collina di Montmartre, proprio davanti al mulino da cui prendeva il nome (che è ancora oggi esistente). L’atmosfera gioiosa di libertà e di divertimento che si poteva trovare in questo ambiente popolare piaceva molto alla bohème parigina e gli artisti vi si ritrovavano con piacere.
Nel 1900 questo locale ispirò anche a Picasso un dipinto molto colorato, ancora figurativo, oggi conservato in una collezione privata a New York.
Renoir tenta in questa opera, per la prima volta, di riunire molti personaggi in movimento, seguendo l’esempio della KERMESSE di Rubens o di L’EMBARQUEMENT PUOR CYTHERE di Watteau, al quale si ispirò per la composizione generale. In precedenza Renoir aveva rappresentato figure isolate o coppie in ambienti meno complessi; in questa tela egli dà prova di una maestria tecnica che gli permette di affrontare con sicurezza la sfida rappresentata dalla raffigurazione di molteplici elementi, resi più difficoltosi, in questo caso, dalla contemporanea presenza della luce naturale e da quella delle lampade della sala. La sorprendente vitalità, ottenuta tramite colori brillanti, e la freschezza dei particolari dell’ambientazione, restituiscono appieno la gioia di vivere della Parigi popolare dell’epoca.
Grazie a Rivière si conoscono i nomi degli amici qui ritratti da Renoir… “Estelle, la sorella di Jean, che si vede in primo piano, sulla panchina…, Lamy, Goeneutte ed io, seduti ad un tavolo pieno di bicchieri di sciroppo… la tradizionale granatina. C’erano ancora Gervex, Cordey, Lestringuez, Lhote ed altri tra i ballerini e infine un pittore di origine spagnola, don Pedro Vidal de Solares y Cardenas, che veniva da Cuba, al centro della tela […] che ballava con Margot”.
Franc-Lamy, Goeneutte, Gervex e Cordey erano pittori, Lestringuez un funzionario appassionato di scienze occulte e Lhote un giornalista.



DUE NOTE SU RENOIR

Pierre Auguste Renoir, pittore e scultore francese, nacque a Limoges nel 1841 e morì a Cagnes nel 1919. Fu uno dei principali esponenti dell’impressionismo, Frequentò lo studio di Gleyre dove incontrò Monet, Basille, Sisley, partecipando con questi alle lotte del movimento impressionista. Le opere di questo periodo (ESMERALDA, 1867), risentono dell’attento studio delle opere di Delacroix, Corot e Courbet. Dopo il viaggio in Italia (1881), dove fu colpito dagli affreschi pompeiani e da quelli di Raffaello a Roma, scarnificò la sua pittura per dar risalto al segno…, tutti i ritratti e le figure dal 1885 al 1890 tendono all’evidenza volumetrica (LE BAGNANTI, 1885). Renoir raggiunge le sue espressioni più alte nei nudi impostati con larghezza monumentale, pieni di vita sensuale e realtà pittorica. Le opere sue più famose sono L’ALTALENA (1876), LE MOULIN DE LA GALETTE (1876), MADAME HENRIOT (1877), GLI OMBRELLI (1883).
Negli ultimi anni si dedicò alla scultura e all’incisione.



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MADAME BOVARY - Gustave Flaubert


TRAMA

Quando il dottor Bovary entrò nella fattoria dei Rouault, era notte avanzata. Papà Rouault era a letto con una gamba rotta… da parecchie ore alternava flebili lamenti a furiose imprecazioni. Poiché la frattura era semplice, il dottor Bovary sistemò la gamba alla svelta, con bende e assicelle, silenziosamente assistito dalla figlia del malato, una ragazza dagli splendidi occhi scuri.
Carlo Bovary era certo di non averla incontrata prima… l'avrebbe senza dubbio notata, così diversa dalle ragazze di campagna, così graziosa, elegante e snella nel semplice abito di casa. Emma Rouault lo scrutava a sua volta di sottecchi… quel giovane medico, dall'aria semplice e seria, non le dispiaceva.
Sperò di rivederlo.
Emma si annoiava da morire… la vita alla fattoria di suo padre le faceva rimpiangere il collegio lasciato da poco, un pensionato assai distinto, in cui aveva appreso tutte le formalità necessarie al vivere in società. Emma odiava la vita semplice della campagna, la cadenza monotona di quelle giornate tutte uguali. In collegio aveva letto molti libri d'amore che descrivevano la passione, la felicità di amare luoghi meravigliosi, di una bellezza selvaggia, esotica.
Emma si chiedeva se non le sarebbe mai toccata quella felicità travolgente descritta nei romanzi. Carlo Bovary non aveva l'aspetto di un eroe romantico, ma non era né brutto né antipatico. Riceverlo al capezzale del padre e riaccompagnarlo al cancello divenne per lei un piacevole diversivo.
Fu in quel tempo che il dottor Bovary rimase vedovo. La morte della moglie non gli spezzò il cuore, tuttavia egli sentì la mancanza delle materne cure che quella donna bisbetica e assai più anziana di lui gli prodigava. Carlo aveva più l'aspetto di un orfano che quello di un vedovo ed Emma ne fu intenerita. Dal canto suo il dottor Bovary s'innamorò ben presto di lei...
Mai in vita sua aveva provato un sentimento così profondo, un desiderio così veemente…, voleva sposare quella deliziosa ragazza, vivere con lei per sempre. Emma credette di amarlo e lo sposò.
Nei primi tempi Emma, occupata a riordinare la casa, ebbe poco tempo per riflettere. Poi cominciò a pensare che doveva essersi sbagliata…, vivere con Carlo non le dava felicità. Avrebbe tanto voluto sapere che cosa significassero quelle parole lette nei romanzi… felicità, passione, ebbrezza. Non poteva persuadersi che la calma in cui viveva fosse la felicità che aveva sognato.
Soffocata dalla noia, la signora Bovary diventò pallida e nervosa…, Carlo la credette ammalata, pensò che le avrebbe giovato un mutamento d'aria e decise che si sarebbero trasferiti nella borgata di Yonville, presso Rouen.
Quando lasciarono Tostes, Emma aspettava un bambino. Si concentrò nel desiderio di avere un figlio maschio…, lo sognava forte e bruno e aveva deciso di chiamarlo Giorgio. Egli avrebbe fatto tutto ciò che lei, nella sua condizione di donna, non poteva fare…, avrebbe percorso il mondo in lungo e in largo e avrebbe amato appassionatamente.
Nacque invece una bambina e la delusione di Emma fu enorme. La piccola Berta fu affidata a una balia e la signora Bovary continuò ad annoiarsi anche a Yonville. L'unica distrazione erano le visite del farmacista del paese, il signor Homais. Fu il giovane Leone Dupuius, il segretario del notaio, a scuotere Emma dal suo torpore. Si era innamorato di lei e le prodigava un'estatica ammirazione, pur non osando esprimerle chiaramente i suoi sentimenti. Il pudore o la paura impedirono alla signora Bovary di incoraggiare il suo spasimante.
Ma quando Leone andò a Parigi per terminarvi gli studi, ne fu disperata e tutto ritornò grigio intorno a lei.Le affettuosità del marito le divennero intollerabili…, perfino la bambina le dava noia. Emma non lo sapeva, ma era ormai pronta per amare il primo bellimbusto che si fosse proposto di corteggiarla.Fu una semplice combinazione che le fece conoscere Rodolfo Boulanger, giovane ed elegante signorotto dei dintorni. Egli aveva accompagnato un suo domestico, bisognoso di un salasso. La bellezza di Emma, così fine, così diversa dalle altre signore di campagna, lo colpì subito. Rodolfo conosceva bene le donne…, sentiva istintivamente che non gli sarebbe stato difficile conquistare la signora Bovary.
Il giorno dei comizi agricoli, Rodolfo Boulanger incontrò Emma sulla piazza di Yonville. Approfittando della folla e della confusione, non si staccò da lei per tutta la mattinata. Il suo desiderio di conquistarla lo fece diventare eloquente, appassionato, persuasivo…, le disse molte di quelle frasi che lei aveva letto nei romanzi e poté constatare che facevano effetto. Pochi giorni dopo, Rodolfo invitò Emma a una gita a cavallo…, il povero, ingenuo Carlo, sempre preoccupato di far cosa gradita a sua moglie, la persuase ad accettare l'invito. Quando Emma ritornò a casa, si guardò allo specchio, contemplò avidamente il suo viso…, non aveva mai avuto occhi così grandi, così luminosi e profondi. Pensò alle eroine dei romanzi e si riconobbe, finalmente, in quel tipo di donna che l'aveva fatta sospirare d'invidia per tanto tempo. Si scatenò allora in lei una passione insensata…, presto arrivò a proporre a Rodolfo di fuggire insieme. Vivere lontana da lui era insopportabile…, sognava un paese lontano, dove avrebbero potuto vivere liberi e felici.
Rodolfo Boulanger cominciò ad aver paura…, quella donnina deliziosa gli piaceva enormemente, ma non poteva rovinare la sua vita per lei! Il suo egoismo si ribellava a tutte le complicazioni. Scrisse una lettera di congedo e partì.
Emma cadde in una prostrazione così grave che per molti giorni Carlo ebbe il terrore di perderla. Egli non riusciva a comprendere che cosa fosse accaduto a sua moglie.Per prepararsi al viaggio con Rodolfo, Emma aveva fatto grandi compere a credito, presso un subdolo usuraio. Non avendo denaro per pagare subito, aveva firmato cambiali. Nei mesi seguenti, l'usuraio continuò a tessere la sua rete intorno alla signora Bovary, convincendola a sempre nuove spese e limitandosi a rinnovarle le cambiali. Emma non capiva un gran che di quei conti…, prima o poi, pensava, li avrebbe pagati, Lheureux, l'usuraio, non le faceva fretta. Al marito non disse nulla, se la sarebbe cavata da sola. Carlo l'adorava, aveva in lei una fiducia assoluta…, tutto ciò che lei faceva era ben fatto, gli bastava che ella fosse contenta. Una sera volle condurla a teatro, a Rouen…, pensava che quella distrazione le avrebbe giovato. Ma nel ridotto del teatro incontrò Leone Dupuius, l'antico innamorato di sua moglie e naturalmente lo invitò nel suo palco. Emma, elegante e disinvolta come una duchessa, seppe celare l'emozione che quell'incontro le procurava.Rivedendola ora, dopo tre anni di assenza, più bella che mai con quel visino malinconico, il giovane sentì rinascere la passione di un tempo. In lui non v'era più traccia di timidezza né di ingenuità…, ora sapeva come si conquista una donna. Quanto a Emma, la sua recente esperienza amorosa aveva distrutto il pudore che un tempo l'aveva trattenuta dall'incoraggiare Leone. Lo guardava con tenerezza…, nessun uomo le era mai parso così bello, così interessante. Fu di nuovo l'amore o, almeno, tutto ciò che aveva la parvenza dell'amore.
Emma si sentì per Leone l'amante di tutti i romanzi, la castellana feudale ora mistica ora violenta, l'odalisca delle novelle orientali. Con una serie di sotterfugi, si conquistò il diritto di andare a Rouen ogni settimana…, Leone l'attendeva in una via poco frequentata, poi raggiungevano insieme l'albergo.
Verso sera lei ritornava a Yonville. Giungeva a casa con la morte nell'anima. Spesso Carlo, notando il suo pallore, le domandava se si sentisse male.Valendosi del credito dell'usuraio, Emma spendeva a piene mani…, copriva Leone di regali, si concedeva squisite eleganze per sbalordirlo, terrorizzata dall'idea che potesse stancarsi di lei. In casa andava tutto in malora, ma la signora Bovary non sembrava accorgersene…, lasciava ogni cosa nelle mani della domestica.
Ma un giorno, all'improvviso, l'usuraio mise Emma alle strette…, la signora doveva saldare subito tutto il suo debito, altrimenti, valendosi delle cambiali scadute, egli avrebbe fatto operare il sequestro di tutti i mobili di casa Bovary. Lei pianse, supplicò, ma fu tutto inutile…, o quel denaro o la vergogna del sequestro e della vendita all'asta. Il denaro era molto ed Emma Bovary non sapeva davvero come trovarlo. In casa non v'era un soldo…, lei stessa aveva riscosso preso i clienti tutti i crediti di Carlo, all'insaputa di lui.
Leone, quando seppe, si rivelò del tutto indifferente ai problemi della donna che aveva amato.
Allora Emma, pazza di terrore all'idea dello scandalo, corse da Rodolfo, che non aveva più rivisto, lo supplicò di aiutarla, ma tutto fu inutile…, trovò nell'uomo solo egoismo e avarizia. Quando Emma comprese che nessuno l'avrebbe aiutata, desiderò soltanto scomparire e di non sapere più nulla.
Penetrò di nascosto nella farmacia di Homais, sottrasse da un barattolo una manciata di arsenico, l'inghiottì…, poi tornò a casa, col viso tranquillo. Poche ore dopo, distesa sul letto, in preda a dolori atroci, vedeva gli occhi di Carlo pieni di una tenerezza immensa…, nessuno l'aveva guardata così. Ora che se ne rendeva conto era troppo tardi. Né l'amore di Carlo, né la sua povera scienza poterono salvarla.
In pochi mesi il dottor Bovary venne a conoscenza di tutti i colpevoli segreti di sua moglie. Ma non cessò di amarla. Una sera, la piccola Berta andò a cercarlo nel giardino. Lo trovò seduto sulla panchina sotto la pergola…, immobile, con gli occhi chiusi, stringeva nelle mani una ciocca di lunghi capelli neri. La bimba lo spinse leggermente. Egli cadde a terra…, era morto.


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UNA PAGINA

"Quanto a Carlo, non si chiese perché andava ai Bertaux con piacere. Se ci avesse pensato, avrebbe indubbiamente attribuito il suo zelo alla gravità del caso o forse al profitto che se ne attendeva. Ma era proprio per quelle ragioni che le visite alla fattoria formavano un'eccezione deliziosa tra le occupazioni meschine della sua vita? In quei giorni si alzava presto, partiva al galoppo, incitava il cavallo, poi scendeva per pulirsi i piedi sull'erba, e infilava i suoi guanti neri prima d'entrare. Gli piaceva l'arrivo in quel cortile, gli piaceva sentire contro la spalla il cancello che girava, udire il gallo che cantava sul muro, vedere i braccianti che gli andavano incontro. Gli piacevano il granaio e le scuderie…, gli piaceva il papà Rouault che gli stringeva la mano chiamandolo il suo salvatore…, gli piacevano gli zoccoletti della signorina Emma sulle piastrelle lavate della cucina…, i tacchi alti la alzavano un poco, e, quando ella camminava davanti a lui, le suole di legno, nel rialzarsi rapide, schioccavano, con un rumore secco, contro il cuoio dello stivaletto.
Ella lo riaccompagnava sempre fino al gradino della scala esterna e, se non gli avevano portato ancora il cavallo, rimaneva là con lui.
Si erano già salutati, e ambedue tacevano…, l'aria libera la circondava sollevandole in disordine i riccetti sulla nuca o agitandole sull'anca i nastri del grembiale che si attorcigliavano come banderuole.
Un giorno, con un tempo da disgelo, la scorza degli alberi colava nel cortile, e la neve si scioglieva su tetti. Ella si trovava sulla soglia, andrò a prendere il suo ombrello e l'aprì. L'ombrello, di seta color gola di piccione, era attraversato dai raggi del sole e le illuminava di riflessi cangianti la pelle bianca del viso. Ella sorrideva là sotto a quel tiepido calore…, e si sentivano cadere le gocce d'acqua, a una a una, sulla seta tesa".


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Tratto dal libro MADAME BOVARY di Gustave Flaubert
1993 - Arnoldo Mondatori editore S.p.A.
Traduzione di Diego Valeri


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COMMENTO

Carlo Bovary non sa ancora di amare Emma. Egli è un uomo di scarsa fantasia, poco abituato ad approfondire i propri pensieri…, ma il suo sentimento per Emma è poetico e illumina di poesia ogni atteggiamento, ogni semplice gesto di lei, perfino i particolari del suo abbigliamento…, ..."amava gli zoccoletti della signorina Emma".
È notevole la cura scrupolosa, quasi ossessiva, con cui Flaubert lega i personaggi all'ambiente che li circonda…, possiamo vederli vivere, possiamo cogliere attraverso i loro sguardi tutti gli aspetti del loro mondo quotidiano…, ... "il gallo che cantava sul muro e i braccianti che gli andavano incontro".
Qui Flaubert contempla Emma Rouault con gli occhio innamorati di Carlo, che non si saziano di guardare. Un dolce incanto emana dal viso bianco di Emma, così luminoso sotto i riflessi della seta…, non sarà mai così bella, così giovane e pura, come in quel momento di grazia. Tutto intorno a lei è terso, pulito…, l'aria tiepida le sfiora il viso…, ella attende la rivelazione dell'amore e sorride alla speranza.


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VALORE DELL'OPERA

Quando nel 1856, "Madame Bovary" fu pubblicato su una rivista parigina, lo scandalo fu enorme…, si disse perfino che il libro era un insulto alla moralità delle donne. L'autore si salvò a stento da una condanna del tribunale penale.
Oggi non si discute più della moralità del capolavoro di Flaubert. Si è concordi nel giudicarlo un libro spietato e sincero, ma destinato a togliere inutili e pericolose illusioni. Emma Bovary è diventata il simbolo di quelle donne che, come lei, si abbandonano a fantasie romantiche ed ingannatrici, e rinnegano la felicità che è a portata di mano, perché la trovano meschina. La storia di Emma è un eloquente e salutare insegnamento per chi insegue una felicità impossibile e si gioca la vita per ottenerla.
Si dice … è una Bovary …, e si ha la certezza di essere compresi. Questo è il miracolo dell'arte di Flaubert…, aver creato "un tipo" in cui si possono riconoscere donne di tutti i tempi e di tutto il mondo, un personaggio quindi, che ha i caratteri dell'universalità. Oggi, Madame Bovary non prende più la diligenza per correre dai suoi amori…, si serve di mezzi più veloci e tiene in minor conto l'opinione pubblica…, ma il suo tormento, la sua irrequietezza, il suo vano desiderio di evasione sono gli stessi di allora. Sono le manifestazioni di una situazione psicologica che chiamiamo …bovarismo, che oggi è forse la più romantica delle illusioni e l'ultima delle umane stoltezze.
L'interesse del romanzo di Flaubert non si esaurisce nella storia di Emma e Carlo Bovary…, intorno a loro si muovono numerosi personaggi di secondo piano mirabilmente vivi e veri nella loro umanità. Sono borghesi di provincia, visti nel loro ambiente, descritti in ogni loro particolare, con uno stile nitido, esatto, di un'efficacia ineguagliabile. Tant'è vero che molti farmacisti normanni si riconobbero in Homais, il borghese sputasentenze, di scarsa cultura, e ridicolmente pieno di sé. Quei rispettabili signori, mortalmente offesi, volevano andare tutti insieme a schiaffeggiare Flaubert, e gli scrissero lettere piene di minacce. Lo scrittore ne rideva, con un gusto matto…, non si era mai divertito tanto! ..."La verità - diceva - è sempre fastidiosa per chi non la vuol conoscere…, la si può dichiarare dannosa e immorale, tuttavia essa esiste, trionfa su ogni pregiudizio e alla fine si afferma".
Con Madame Bovary si affermò in campo letterario il "realismo", cioè la tendenza a riprodurre la realtà, scrivendo libri in cui la società potesse specchiarsi e riconoscersi.

L'influenza letteraria di Flaubert fu grandissima nel suo tempo, e ancora oggi vi sono scrittori che approfittano della sua lezione di stile.


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BREVE BIOGRAFIA DI FLAUBERT

Gustave Flaubert nacque a Rouen il 12 settembre 1821. Tutta la sua giovinezza fu un lungo tribolare alla ricerca della strada giusta. In obbedienza al volere del padre, che adorava, si mise a studiare legge, pur odiando i libri di diritto con tutte le sue forze. Sognava di fare lo scrittore, ma non aveva il coraggio di dirlo a suo padre. Una malattia nervosa, che lo colpì a poco più di vent'anni, lo sottrasse agli aborriti studi legali.
Dopo la morte del padre andò a vivere con sua madre, una donna autoritaria e austera, nella bella casa di Croisset affacciata sulla Senna. In una solitudine quasi monacale, il giovane Flaubert scrive e legge per dodici, quattordici ore al giorno. A vent'otto anni fa un lungo viaggio in Oriente con lo scrittore Du Camp, suo carissimo amico.
Quando ritorna, decide di scrivere una storia completamente "reale", non importa se sarà "piatta e borghese"…, ci metterà dentro i bravi borghesi di Rouen e dintorni, che egli conosce bene e odia con tutto il cuore.
Si chiude nella sua stanza di Croiset e si butta nel lavoro come un uomo a cui sia stato ordinato, pena la morte, di portare a termine una missione. Nasce così "Madame Bovary".
Lo scrittore, citato in giudizio per l'argomento, giudicato scabroso, del suo romanzo, evitò a stento una condanna, grazie alla appassionata difesa dell'avvocato Senard.
Lo scandalo, come sempre succede, acuì la curiosità del pubblico e del romanzo furono vendute ben quindicimila copie. Flaubert morì a Croisset l'8 maggio 1880.


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OPERE di Gustave Flaubert che si trovano sulla mia libreria

MADAME BOVARY
1993 - Arnoldo Mondatori editore S.p.A.
Edizione Club degli Editori spa - Milano
Traduzione di Diego Valeri


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SALAMBO' (1882)
Più che un romanzo storico, è una rievocazione di Cartagine, per la quale Flaubert si è valso dei più vari motivi…, guerra, superstizione, mistero, passione e crudeltà.


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L'EDUCAZIONE SENTIMENTALE - 1869 - E' la storia di un romantico studente pieno di entusiasmi, che vede delusi tutti i suoi progetti. Intorno a lui s'intrecciano i casi dei suoi giovani amici, studenti e artisti parigini…, figure ritratte dal vero, con molta evidenza e commossa sincerità.

1994 - R.C.S. Libri e Grandi Opere S.p.A.
Sulla collana "la Grande Biblioteca" - FABBRI EDITORE
Traduzione di Piero Bianconi


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